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La strage del Rapido 904 vista da un’ambulanza

Rievocazione dell’intervento della Pubblica Assistenza di Sasso Marconi a San Benedetto Val di Sambro

di Glauco Guidastri

Quasi vent’anni sono passati, ma il ricordo dei quei drammatici momenti è ancor oggi ben vivo e nitido nella mente di chi li ha vissuti: una sorta di silenzioso monito, che impedisce di dimenticare. E come poter dimenticare, far finta di niente? Significherebbe forzare la propria coscienza, costringerla ad agire contro la propria volontà. E questo non è possibile.

23 dicembre 1984: da soli due anni la Pubblica Assistenza è presente a Sasso Marconi. Sono le 19.15, fuori fa freddo, ma nell’aria si respira un clima di gioiosa aggregazione per le imminenti festività natalizie. L’atmosfera serena che aveva contagiato anche la Pubblica Assistenza, viene improvvisamente turbata da una chiamata via radio, nella quale Bologna Soccorso invita tutte le Pubbliche Assistenze della zona a far rapidamente partire una propria ambulanza verso San Benedetto Val di Sambro, senza fornire altri particolari. Si intuisce subito che deve essere successo qualcosa di grave (infatti eravamo chiamati a intervenire parecchio al di fuori del territorio di nostra competenza) e, mentre si fanno le prime congetture, la nostra ambulanza (chiamata Marconi 2) parte a sirene spiegate alla volta di S. Benedetto con quattro soccorritori a bordo. Strada facendo i nostri volontari si collegano via radio con un’ambulanza della Pubblica Assistenza di Vado, anch’essa in viaggio verso il paese appenninico, per avere qualche ragguaglio in più sull’accaduto. I “colleghi” di Vado, avvisati direttamente dal posto di polizia della stazione di S. Benedetto Val di Sambro, comunicano alla Marconi 2 e alla nostra sede che si tratta di un probabile attentato ad un treno nei pressi della stazione F.S. di San Benedetto Val di Sambro.

Incredulità e sgomento si fanno repentinamente spazio nell’animo di tutti: un attentato? Ma com’è possibile?

Le notizie sono ancora frammentarie, non si conoscono i particolari dell’accaduto, e nella sede della Pubblica Assistenza si vivono momenti di grande trepidazione. L’atmosfera serena e piacevole che regnava solo pochi minuti prima, sembra ora lontana anni luce, ricordo sbiadito di un passato dimenticato; la tensione è palpabile e si taglia a fette.

Le operazioni vengono però gestite nel migliore dei modi: mentre il nostro centralino si mantiene in costante contatto con la Centrale Operativa di Bologna Soccorso, alcuni volontari attrezzano anche la seconda ambulanza (all’epoca erano due le ambulanze in nostro possesso) in previsione di un’imminente partenza. Pochi istanti dopo, infatti, la Marconi 1 (questa la denominazione dell’ambulanza) parte alla volta del luogo del disastro, con 4 soccorritori e abbondanti scorte sanitarie. I soci presenti in sede si attivano inoltre per contattare altri nostri volontari e raccoglierne la disponibilità, nell’ipotesi di dover inviare altri uomini e presidi sanitari sul luogo della strage.

Nel frattempo, il nostro primo mezzo di soccorso è arrivato alla stazione di S. Benedetto e il capostazione comunica ai nostri volontari che si è verificata una grossa esplosione al centro della galleria, situata a circa 10 km di distanza dalla stazione. Ormai non c’è più dubbio, è una strage, e nelle menti di tutti riaffiora il terribile ricordo del 2 agosto 1980: ancora una stazione, ancora una strage, ancora Bologna e l’Emilia-Romagna; è un fantasma che si materializza e diventa nuovamente realtà, con il suo tragico carico di sangue, dolore e disperazione. E l’annuncio che si tratta di un avvenimento di grandi proporzioni è paradossalmente dato dall’incessante e drammatico risuonare delle sirene dei mezzi di soccorso, che continuano ad arrivare alla spicciolata: forze di polizia, Vigili del Fuoco e numerose ambulanze, tra cui anche la Marconi 1, affollano la piccola stazione.

Non c’è un istante da perdere, bisogna arrivare al più presto all’interno della galleria. E’ quello che, a bordo di un carrello ferroviario, cerca di fare un gruppo di soccorritori e di Vigili del Fuoco. Appena varcato l’ingresso, ci si rende conto quanto sia problematico proseguire; la galleria è infatti avvolta da una spessa e nera coltre di fumo che rende irrespirabile l’aria. Servono maschere antigas; solo i Vigili del Fuoco le hanno in dotazione, ed è quindi affidato a loro il compito di raggiungere il luogo dell’esplosione. Per evitare di restare intossicati, i sanitari tornano verso la stazione dove, coadiuvati dal nostro direttore sanitario, il dott. Eros Tommasi (il primo medico a giungere sul posto), si prodigano per allestire a tempo di record un improvvisato centro di primo soccorso all’interno della sala d’aspetto, utilizzando come lettighe tavoli e panche recuperati qua e là. Medici, infermieri e volontari si suddividono poi ruoli e mansioni, per effettuare nel modo più efficace possibile le operazioni di soccorso. Vengono formati due gruppi: alcuni soccorritori si dispongono lungo i binari per fornire immediato aiuto ai feriti e accompagnarli all’interno della stazione, dove altri esperti del soccorso si tengono pronti a prestare le prime cure ai pazienti e ad accompagnare poi i più gravi in ospedale.

In poco meno di un’ora sono state così approntate tutte le misure necessarie per accogliere i feriti e fornire loro una prima assistenza. Il merito è anche di chi svolge un oscuro ma fondamentale lavoro di raccordo a distanza. Ad esempio, i volontari della Pubblica Assistenza di Sasso Marconi rimasti a coordinare gli interventi in sede, sollecitati da Bologna Soccorso e da una precisa richiesta dei nostri due equipaggi presenti a S. Benedetto, riescono a radunare in pochissimo tempo altre persone e mezzi da inviare sul luogo della strage. Non è passata più di un’ora e mezza dall’annuncio del probabile attentato quando giungono a S. Benedetto Val di Sambro due autovetture della Pubblica Assistenza con 2 medici, un infermiere professionale, 6 soccorritori e materiale sanitario di vario tipo (farmaci, lenzuola, coperte). A breve distanza sopraggiungono due autovetture messe a disposizione dal Comune, un furgone e un fuoristrada della Pubblica Assistenza con 16 soccorritori e altre scorte sanitarie.

Un simile “spiegamento” di forze è, purtroppo, ben giustificato: quasi due ore dopo la terribile esplosione, dalla galleria escono, a piedi, i primi superstiti. Si tratta per lo più dei passeggeri degli ultimi vagoni (non direttamente interessati dall’esplosione) che, nonostante il caos e il fumo, hanno avuto la forza di correre verso la salvezza, percorrendo a piedi la galleria. Dopo un affannoso ed interminabile viaggio al buio, lungo ben 10 chilometri, l’uscita dal tunnel viene accolta come una liberazione. Pur non essendosi resi esattamente conto di cosa fosse successo (molti pensavano ad uno scontro con un altro treno), tutti sono visibilmente scossi e alcuni accusano anche piccole crisi nervose. Tuttavia, benché abbiano dovuto respirare un po’ di fumo, le loro condizioni di salute non destano particolare preoccupazione, e solo alcuni presen tano escoriazioni (sulle mani o sul volto) provocate dallo scoppio dei vetri dei finestrini o qualche lieve bruciatura. Raccogliendo le impressioni dei passeggeri, i soccorritori cominciano a farsi un’idea più precisa circa le reali dimensioni dell’accaduto e si preparano al peggio.

Queste tragiche supposizioni vengono purtroppo confermate allorché, dopo un alacre lavoro, ferrovieri e Vigili del Fuoco riescono a sganciare i vagoni dilaniati dallo scoppio e a portarli fuori dalla galleria. Non è una frase fatta, ma trovare le parole per descrivere quei momenti è davvero difficile, se non impossibile, anche per chi li ha vissuti in prima persona: troppi i sentimenti che pervadono l’animo di chi cerca di rendersi utile; intensissima la partecipazione emotiva dei soccorritori, molti dei quali, solo qualche ora prima, stavano passando una tranquilla serata pre-natalizia in compagnia di amici o familiari. Per i passeggeri di quel maledetto convoglio, invece, il Natale non ha più significato; alcuni non avrebbero nemmeno più rivisto i parenti con cui si accingevano a trascorrere le festività natalizie. Le scene che si presentano ai soccorritori preposti al recupero dei feriti fuori dalla stazione (tra i quali nove volontari della Pubblica Assistenza di Sasso Marconi) sono agghiaccianti: alla disperazione urlata dei sopravvissuti, alle richieste di soccorso, si mescolano le grida impazzite di chi cerca un genitore, un amico, un parente, il compagno di viaggio che non c’è più; su tutto, regnano la confusione, il panico, il sangue, l’orrore. Scenari da film, eppure tremendamente realistici, crudi e drammatici. Riportare la calma e gestire la situazione è davvero impresa ardua. La frenesia rischia di contagiare anche i soccorritori, persone solitamente abituate a ponderare ogni gesto e capaci di conservare freddezza e sangue freddo in ogni circostanza. I feriti vengono poco alla volta portati all’interno della sala d’aspetto trasformata in pronto soccorso, dove si trovano, tra gli altri, 16 nostri soci (2 medici, 1 infermiere e 13 soccorritori qualificati) che si prodigano per valutare i pazienti, portare loro le prime cure e trasferire negli ospedali di Bologna e della zona i più gravi.

L’instancabile lavoro dei soccorritori, ulteriormente complicato da un sottile nevischio, proseguirà per tutta la notte e si concluderà solo all’alba del 24 dicembre. Sono ormai le 7 di mattina quando la nostra ultima ambulanza, la Marconi 2, rientra in sede dopo l’ultimo, mesto viaggio verso l’Ospedale Maggiore di Bologna (l’ambulanza aveva infatti caricato due persone già decedute). Durante l’intera operazione, le due ambulanze della Pubblica Assistenza di Sasso Marconi, ciascuna con quattro soccorritori a bordo, hanno trasportato all’Ospedale Maggiore otto feriti (oltre alle due vittime). Non va inoltre dimenticato che parallelamente all’intervento sul luogo della strage, nella sede di Sasso Marconi ha funzionato un centro di coordinamento capace di mobilitare, in poco più di mezz’ora dalla chiamata, 2 medici, 1 infermiere professionale e ben 30 soccorritori qualificati e di coinvolgere nelle operazioni di soccorso altri medici della zona, l’ospedale di Bazzano, alcuni dirigenti della U.S.L. 20, nonché le Amministrazioni dei Comuni di Sasso Marconi e Marzabotto. I nostri volontari, inoltre, hanno praticamente mobilitato dietro il loro intervento l’intero paese: nonostante l’orario, sono stati fatti aprire in tutta fretta la Farmacia Comunale di Sasso Marconi e alcuni negozi del centro per recuperare il più rapidamente possibile farmaci, lenzuola, coperte e alimentari.

Da ultimo, ci sembra doveroso citare i volontari che con grande sollecitudine non hanno mancato di dare il proprio contributo in un’emergenza del genere.

Sul luogo della strage sono intervenuti: Bruno Capri, Gilberto Bussolari, Mauro Fanti, Cesare Carbonchi, Gabriele Carbonchi, Siriano Rocchi, Valerio Muratori, Bruno Leopardi, Romano Franchi, Morena Magnani, Ugo Giannerini, Maurizia Sabbioni, Davide Berti, Maria Palma Osti, Attilia Fagioli, William Veronesi, Angelo Donini, Antonio Gazzotti, Fiorenza Righi, Stefano Stefani, Marino Bizzini, Costanzo Nerozzi, Vanna Menarini, Luca Rubini, Massimo Monari, Alberto Venturi, Luigi Mignani, Franco Screpanti, Andrea Rimondini e Augusto Benini. Assieme a loro sono intervenuti due medici dell’associazione, il dott. Eros Tommasi e la dott.ssa Lilia Coramelli e l’infermiere professionale Maria Mastropasqua.

Hanno coordinato le operazioni di soccorso in sede: Paolo Fabbri, Carla Coralli, Gianna Poli, Carla Grandi, Alberto Barbieri, Tamara Corticelli, Graziano Galli, Rino Venturi, Augusto Lamandini, Geni Spina, Giovanni Batoli, Diomira Veri e Mario Marchi.

DIDASCALIE

Fig. 1

23 dic. 1984 - I volontari della Pubblica Assistenza alla stazione di S. Benedetto Val di Sambro mentre portano fuori uno dei primi cadaveri raccolti nella galleria (foto proprietà Pubblica Assistenza di Vado)

Fig.2

23 Dic. 1984 - Uno dei primi feriti raccolti all’interno della galleria, mentre viene caricato nell’ambulanza per essere trasportato all’ospedale Maggiore dai volontari della Pubblica Assistenza di Vado (foto proprietà Pubblica Assistenza di Vado)

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