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LA PROPRIETA’ CONTADINA NEL BOLOGNESE TRA ‘400 E ‘700

(quarta ed ultima parte)

di Claudia Mazzoni

5. Conclusioni: una linea di tendenza

La zona geografica al centro di questa ricerca non è uniforme, ma presenta caratteristiche differenti a seconda dei comuni presi in considerazione: Lagune e Mongardino, infatti, sono situati in posizione più propriamente collinare, intorno ai 700 metri di altitudine, ed hanno caratteristiche ambientali conseguenti a tale posizione. Montechiaro e Pontecchio si trovano invece, sono situati lungo la valle del Reno; Pontecchio in particolare si trova proprio lungo la strada principale che collegava, fin dai tempi antichi, la montagna bolognese con la città.

La diversa posizione geografica di questi quattro comuni ha influito notevolmente anche sul loro sviluppo agricolo. Da un lato Lagune e Mongardino hanno mantenuto più a lungo le loro caratteristiche originarie, subendo in misura minore la colonizzazione del contado da parte della ricca borghesia e soprattutto dell’aristocrazia bolognese. Dall’altra parte, Pontecchio e Montechiaro hanno subìto, con lo scorrere del tempo, una profonda modificazione, caratterizzata dalla progressiva scomparsa della proprietà fumante a favore di quella cittadina: ciò portò all'’incremento della presenza di mezzadri. L’avanzata dell’aristocrazia bolognese, soprattutto negli ultimi due secoli qui considerati, ha assunto un’importanza notevole, che sicuramente ha influito anche sulle abitudini e sulla vita di tutto il comune.

Osservando i dati presentati nei capitoli precedenti si può notare che il mutamento principale subito dalle terre non riguarda tanto l’ampiezza degli appezzamenti, quanto la loro composizione. I primi estimi del ‘400, datati 1411, forniscono una composizione delle particelle basata fondamentalmente sulla monocoltura. I tipi di particelle che compaiono più di frequente sono, infatti, le aratorie e le “vineate”, mentre le miste sono in numero inferiore. Col passare dei secoli questo fenomeno subisce un’inversione di tendenza, e si assiste ad una progressiva diminuzione delle terre esclusivamente aratorie, e ad una scomparsa di quelle destinate unicamente alla coltivazione della vigna. Nonostante l’aumento della superficie delle particelle denominate “miste” non sia molto accentuato, si può ugualmente supporre che questo sia dovuto all’unificazione di più terre, che danno origine ad appezzamenti più estesi, caratterizzati da più colture.

Il numero di terre boschive è andato progressivamente diminuendo nei secoli, toccando un massimo nel 1577, anno in cui si è rilevata anche la maggiore presenza di fumanti nel territorio di tutti e quattro i comuni e quindi di relative particelle da loro possedute.

Il progressivo calo delle terre boschive trova la sua ragione principale nel disboscamento effettuato per ottenere più terre da coltivare1.

Nel comune di Pontecchio, nel 1411 si contavano trentatre fumanti, mentre nel 1775 ne è rimasto uno solo. Così nel comune di Montechiaro nel 1411 si potevano contare venticinque fumanti, mentre nel 1705, data dell’ultima rilevazione disponibile, se ne contano due. Mongardino e Lagune hanno subito anch’essi una diminuzione della popolazione fumante, ma in misura minore. E’ importante tenere in considerazione questi dati, che indicano il mutamento del tipo di proprietà: ciò che gli estimi, pur essendo preziosi strumenti di indagine, non sono in grado di rilevare.

Ad un aumento del numero di particelle di tipo aratorio misto, caratterizzato da una prevalente di terreno arato e da una simultanea presenza di altre coltivazioni (principalmente viti, alberi da frutto, castagni e boschi), si assiste ad una progressiva diminuzione delle terre miste, nelle quali non si riscontra la presenza di terreno arato. Questo significa che, con il passare degli anni, tutto il terreno a disposizione è stato destinato alla coltivazione di cereali, probabilmente sia per la accresciuta capacità di coltivare anche terre più povere dal punto di vista della loro composizione, sia per la maggiore richiesta proveniente da una popolazione in crescita, nella maggior parte dei casi talmente povera da potersi nutrire solo con cereali, e quasi mai con carne.

La maggior parte delle particelle castaneate e boschive sono sempre state concentrate nei due comuni più alti, cioè a Mongardino e alle Lagune, mentre a Pontecchio e a Montechiaro si è rilevata una maggiore presenza di campi coltivati, di alberi da frutto e di viti. Queste due coltivazioni, nonostante siano progressivamente scomparse come particelle singole, non lo sono di certo come tipi di colture: sono semplicemente state inglobate nelle particelle “miste”, continuando a mantenere una grande importanza.

Gli alberi da frutto, al contrario, non hanno mai costituito una importante fonte di sostentamento.

Le case presenti sul territorio dei quattro comuni non hanno subito sostanziali modifiche con il trascorrere degli anni. L’unica differenza che si può notare è che, secondo le descrizioni presenti negli estimi, si sono andate sempre più arricchendo di costruzioni secondarie ubicate nelle loro vicinanze.

Gli estimi del 1411 rilevano una prevalenza di semplici “domus” e “domus cupata”, senza che sia accertata la presenza di altre costruzioni quali il fienile, il forno, il pozzo e così via. A partire dall’estimo successivo, datato 1475, si presta maggiore attenzione non solo per quanto riguarda la tipologia delle case, ma anche e soprattutto le costruzioni secondarie ad esse annesse.

Nel corso dei secoli, la tipologia delle abitazioni diviene sempre più complessa. Negli estimi più recenti, soprattutto quelli del XVIII secolo, si rivela una maggiore varietà di costruzioni, e una migliore qualità.

Dalle rilevazioni del 1663 in avanti, molte case sono descritte come “balconate” (cioè dotate di scala esterna), “tassellate” (innalzate su due o tre piani) e quasi tutte “murate”.

Dalle rilevazioni dell’estimo successivo, quelle del 1672, non compaiono più le altre costruzioni adiacenti le case: si può supporre che il loro valore sia stato considerato inglobato a quello della casa stessa.

Nel corso dei secoli non sempre i fumanti erano proprietari di un’abitazione. Negli estimi nei quali espressamente è rilevato un fienile (la “teggia”), si può supporre che essi trovino riparo in questo; in quelli dove non è rilevata alcun tipo di costruzione, queste persone con tutta probabilità trovavano ospitalità presso qualche abitante del comune, o ente religioso, o “ospitali”, che fungevano proprio da ricovero per abitanti indigenti.

Nei primi estimi, fino alla fine del ‘500, le case non erano rilevate singolarmente, ma come facenti parte di una particella di terreno coltivato. Dagli estimi del ‘600 in poi, invece, esse vengono rilevate e valutate separatamente.

La presenza della Chiesa è praticamente rimasta costante in tutti i secoli considerati: già nel ‘400, in ognuno dei comuni esistevano una parrocchia e diversi beni ecclesiastici, sia della chiesa locale che di quella bolognese, o di altri comuni confinanti. Nel comune di Pontecchio, già nel 1475, sono presenti i beni dell’ospedale di Pontecchio, che funge da centro di accoglienza per i poveri del paese. Oltre ai beni della parrocchia locale, sono spesso nominati quelli dei Frati Celestini e quelli di San Michele.

Alle Lagune, nel 1475, è presente una quantità rilevante di beni di proprietà di enti ecclesiastici, più che in ogni altro comune. Si rilevano beni dell’Episcopato bolognese, dell’Ospedale dei Crociati, di S.Michele in Bosco, dei Santi Laurenti di Panico, di San Pietro di Iano, di San Michele e della parrocchia locale, di San Nicolò. La presenza di questi enti rimane costante negli anni, e, di volta in volta, se ne aggiungono altri. Nel 1609 troviamo segnalati, tra gli altri, i beni di S.Francesco di Bologna; nel 1672 i beni di S.Maria di Medelana; nel 1699 i beni della chiesa di S.Pietro di Bologna e delle Putte di S.Croce. A Mongardino sono rilevati, già dal 1475, i beni della Chiesa di S.Giminiano, che è la parrocchia del comune, quelli dell’ospedale di Roncho Bonaldo, dell’Abbazia di S.Felice e di Santa Giustina, entrambe di Bologna.

A Montechiaro sono rilevati i beni della parrocchia del comune e di quelle di Moglio: è questo l’unico comune nel quale non è segnalata una presenza rilevante della Chiesa.

Un’altra presenza che va sempre più affermandosi è quella della nobiltà bolognese. Quasi assente agli inizi del ‘400, diventa poi una costante, soprattutto nei comuni di Pontecchio e Montechiaro. Gli Zambeccari, i Pepoli, i Rossi, i Malvasia, sono le famiglie più frequentemente citate negli estimi, dal XVI secolo in avanti.

A Mongardino, a Lagune, a Montechiaro, la loro presenza si desume solo perché le loro terre confinano con quelle dei fumanti, a Pontecchio è molto più rilevante, in quanto lì hanno costruito i loro palazzi, intorno ai quali sono sorti veri e propri borghi, che hanno influito notevolmente sulla vita economica del comune. Basti ricordare il Borgo di Colle Ameno , della famiglia Ghisilieri, all’interno del quale si esercitano le arti più disparate, compresa un'importante fabbrica di maioliche. I comuni della valle del reno diventano perciò, con il passare dei secoli, terra di conquista da parte della ricca aristocrazia bolognese, attratta sia dal fatto che questi comuni sono facili da raggiungere, sia dal fatto che la manodopera ha un prezzo molto basso rispetto a quella bolognese. A Montechiaro e Pontecchio, perciò, molti fumanti sono espropriati delle loro terre e diventano semplici braccianti.

Nella storia dell’agricoltura e dei rapporti sociali nelle campagne, gli estimi del contado rappresentano certamente una fonte di primo piano. Essi venivano redatti, come è già stato ricordato, per verificare la consistenza della proprietà dei fumanti, gli abitanti del contado; si tratta di “una fonte molto utile per la storia economica in senso lato e, in particolare, per la storia dell’insediamento, dell’agricoltura e del paesaggio agrario”2. La linea di tendenza che emerge dall’analisi di questi importanti documenti, per la zona qui considerata, indica con nettezza l’addossarsi del gruppo sociale dei fumanti in prossimità del proletariato agricolo: la lenta ma inesorabile erosione della proprietà contadina rimane sicuramente confermata anche alla luce di un’analisi quantitativa e indica una sicura linea di tendenza. I fumanti al centro di questa ricerca sono cioè in massima parte piccolissimi proprietari, che spesso dai loro appezzamenti di poche tornature non ricavano neanche prodotti sufficienti per la sussistenza, e che sono perciò destinati, presto o tardi, alla proletarizzazione o a diventare mezzadri, in caso siano in grado di produrre sensibili modificazioni nella struttura familiare, per adattarla alle esigenze del podere. Spesso, inoltre, nel processo qui sommariamente delineato, mobilità sociale e mobilità geografica procedono parallelamente: durante i trasferimenti sul territorio le famiglie si modificano sia nella composizione che nella professione del capofamiglia.

Probabilmente sarà solo quando, tra ‘700 e ‘800, la profonda e strutturale crisi dell’aristocrazia cittadina si intreccerà con la soppressione degli enti ecclesiastici in seguito all’arrivo dei francesi, che si potrà assistere ad una certa ripresa della proprietà fumante e del suo peso nella società rurale.

NOTE

1 Prova di ciò è la notevole diffusione, nel territorio qui considerato, del toponimo “ronco”, nelle varie accezioni, come sinonimo di disboscamento, dissodamento, messa a coltura. Cfr. M.BARUZZI-M.MONTANARI, ‘Silva runcare’. Storie di cose, di parole, di immagini, in B. ANDREOLLI-M.MONTANARI (a cura), Il bosco nel Medioevo, Bologna, 1995 e più in generale E.SERENI, Terra nuova e buoi rossi, Torino, 1981. Un caso concreto di disboscamento nelle terre di proprietà del Monastero di S.Stefano di Pontecchio, si svolse nel 1672, quando il P.Abbate Bentivoglio “fece fare una casa sopra la pezza di terra detta S.Michele riducendo il bosco in terra arativa, e vi fece fare sopra le piantate d’arbori, e viti (…)” (Archivio di Stato di Bologna, Demaniale, S.Stefano di Pontecchio, 1/493, citato in “al sâs”, n. 3, 2001, p. 107).

2 P.FOSCHI, Bosco e piccola proprietà contadina nell’estimo del 1315 in Val di Limentra (Appennino

Bolognese), in B.ANDREOLLI-M.MONTANARI, op.cit., p.188. Più in generale cfr. F.BOCCHI, Estimi e catasti come fonti storiche, in AA.VV., Per una storia dell’Emilia Romagna, Ancona, 1985.

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