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1822. Tumulti al Sasso

Un tentativo di rapimento della Beata Vergine del Sasso

di Pier Luigi Perazzini

 

La storia della Madonna del Sasso e le vicende del suo Santuario sono note e conosciute, anche perchè narrate con documentata precisione da Giambattista Comelli in una sua pubblicazione dell'inizio del Novecento1 e riprese e approfondite da un gruppo di valenti studiosi nel 19852. Sappiamo che l'antico santuario era scavato nella roccia del Sasso, ma la minaccia di una frana nell'anno 1787 costrinse le autorità a disporre la rimozione dell'immagine della prodigiosa Madonna dal luogo dove era venerata sin dal secolo XIII per trasferirla in luogo sicuro. Grazie alla disponibilità del conte Ranuzzi, la Beata Vergine del Sasso venne quindi trasferita nell'oratorio annesso alla villa della sua famiglia posto a non molta distanza dall'antico santuario. In quell'oratorio la venerata immagine avrebbe dovuto rimanere solo per un periodo limitato, ma per motivi diversi finì per rimanervi per oltre 44 anni.

Fu infatti solo all'inizio dell'Ottocento che per iniziativa dello stesso conte Ranuzzi, del marchese Pepoli e di altri notabili locali venne decisa la costruzione, in località Borgo, di un nuovo santuario. I lavori, su progetto e sotto la direzione dall'architetto Angelo Venturoli, cominciarono verso la fine del 1801, ma pochi anni dopo, a causa della situazione politica e del profondo disagio economico causato dalle guerre napoleoniche, vennero interrotti. Furono ripresi solo nel 1822, dietro iniziativa di un'unione di devoti ed in poco meno di 10 anni portati a compimento.

Se, come dicevamo, queste vicende sono ben note, risulta invece del tutto sconosciuto uno specifico e curioso episodio di cronaca avvenuto nel gennaio del 1822, episodio che riportò l'attenzione della popolazione locale e delle massime autorità civili e religiose bolognesi sulla Madonna del Sasso, e che di fatto fu la scintilla che stimolò e provocò la ripresa dei lavori di costruzione e il completamento del nuovo santuario. Questa vicenda e gli atti conseguenti, qui ricostruiti su documentazione originale ed inedita3, sono l'argomento del presente articolo.

Il 10 gennaio 1822 il Gonfaloniere del comune di Praduro e Sasso, indirizzava al cardinal Legato di Bologna, massima autorità della Provincia, una lunga e complessa relazione di alcuni fatti successi nel borgo di Sasso nella notte tra il 7 e l'8 gennaio, lettera che il Legato dirigeva prontamente al card. Arcivescovo con la seguente nota accompagnatoria:

al Sig. Card. Oppizzoni

Arcivescovo di Bologna

Eminentissimo e Reverendissimo Signor Mio Ossequiatissimo

Rassegno nel suo originale a Vostra Eminenza Reverendissima il rapporto fattomi dal Gonfaloniere di Praduro e Sasso sull'entusiasmo sviluppatosi fra i parrocchiani della chiesa di S. Leo di voler di nuovo impossessarsi della santa immagine della Beata Vergine del Sasso, custodita e venerata attualmente nella cappella Ranuzzi posta nel villaggio detto "Borgo di Castel del Vescovo" e ciò pel preconcepito timore che possa essere trasportata alla chiesa parrocchiale di Pontecchio.

Dalla lettura di detto rapporto rileverà V. E. Rev.ma i motivi, che hanno fomentato un tale divisamento, non che i mezzi tentati per mandarlo ad effetto in modo clamoroso ed arbitrario, quantunque però non se ne sia verificata l'esecuzione mercé la desistenza prudentemente procurata dal parroco del sudetto castello. Siccome però in detto rapporto si rimarcano alcune particolari riflessi di culto e di devozione al predetto Santuario, e s'invocano dei privilegj a favore di esso, non che delle sovvenzioni per proseguire l'incominciata fabbrica del nuovo tempio, in cui collocare stabilmente la sullodata sacra immagine, aspetti tutti, che concertono le attribuzioni dell'autorità ecclesiastica, così ho creduto in regola di rimettere l'affare a V. E. Rev.ma per quelle savie considerazioni e provvidenze, che troverà del caso per impedire specialmente la rinnovazione di qualsivoglia riprovevole attentato per parte di chichessia.

Ho l'onore di confermarle i sentimenti del mio profondo ossequio, con cui le bacio umilissimamente le mani

Di V.ra Em.za Rev.ma

Bologna 18 Gennaro 1822

Umil.mo Dev.mo Servitore Vero

Giuseppe Card. Spina.

 

Ma come si erano svolti i fatti? Perchè i parrocchiani della chiesa di S. Leo volevano impossessarsi della santa immagine? Cosa intendeva il Legato nel sottolineare “i particolari riflessi di culto e di devozione”?

La lettura del rapporto che il Gonfaloniere del comune di Praduro e Sasso aveva inviato al Legato ci aiuta a comprendere la situazione.

a Sua Eminenza Reverendissima

Il Sig. Cardinal Legato

Bologna

Eminenza Reverendissima

Mi reco a preciso dovere d'informare Vostra Eminenza Reverendissima, come nella notte delli 7 venendo li 8 del corrente nella parrocchia di S. Leo venne progettato il ratto della santa immagine della Beata Vergine del Sasso, che si custodisce, e venera nella capella delli Sig.ri Conti Vincenzo, e Camillo fratelli Ranuzzi posta nel villaggio detto "Borgo di Castel del Vescovo " che ora è il Capo luogo dell'intero circondario comunale.

Dopo la mezza notte si trovavano riuniti più di sessanta persone di detta parrocchia, che per accrescere numero, ed aver maggior forza a consumare il rapimento si recavano in ogni abitazione svegliando, e sollecitando con modi anche imperiosi tutti ad unirsi a loro per far valere il comune diritto. I detti gridi, che ad alta voce pronunciavansi in mezzo alla moltitudine erano li seguenti: “andiamo ad assicurarsi della Madonna, perchè verrà trasportata a Pontecchio”, ”al parroco di S. Pietro Castel del Vescovo qualifica il Santuario come un forastiero venuto in sua parrocchia”, “non riconosce il Santuario, ed i suoi privilegj, vien tolto il culto alla Madonna”, ”la prima messa più non si celebra”, ”insomma si perde la Madonna”, ”andiamo, andiamo a prenderla, e portarla di nuovo in nostra parrocchia”, ”nessuno ce la potrà negare”, ”anzi ci verrà consegnata amichevolmente”, ”il parroco di Castello non la vuole”, ”andiamo adunque, andiamo a prenderla”.

Prima però di venire nel Borgo si portarono dal loro parroco, onde si ponesse alla loro testa. Questi loro fece ben conoscere con analogo risoluto discorso la riprovevole, e criminosa condotta, che tenevano, li persuase a desistere dall'impresa, ed a ritornare ai loro focolari. Si disanimarono essi pertanto, entrarono in se medesimi, e si sciolsero, essendosi ognuno pacificatamente ritirato alla propria abitazione.

Questi i fatti. Il Gonfaloniere continuava poi il suo resoconto specificando i motivi che a suo dire avevano portato a tale situazione, e tracciando per somme linee anche la storia recente del Santuario:

I ragionamenti succeduti in principio della notte sopra il Decreto emanato di recente, ed ottenuto dal parroco di S. Pietro Castel del Vescovo, col quale viene ne' giorni festivi tolta la prima messa al Santuario della Beata Vergine, e quindi sopra la voce sparsasi, che il parroco stesso non vorebbe inoltre il Santuario in sua parrocchia, e che perciò si maneggia a Roma per far sortire un Decreto, che venga la sacra immagine trsferita in Pontecchio sotto la giurisdizione di quel reverendo Arciprete, e Vicario Foraneo, sono stati la principal causa di questo irregolare attruppamento, che quantunque abbia fatto molto strepito, e rumore non ha però in verun modo compromesso la pubblica, e privata tranquillità.

Dacchè un tale avvenimento improvviso, e meditato soltanto in quella notte m'obbliga, perchè interessante anche il politico, di parlare d'argomento sacro, e fuori delle mie attribuzioni, permetta Vostra Eminenza Reverendissima, che più oltre m'estenda rappresentandole la situazione presente dell'indicato Santuario della Beata Vergine del Sasso, e supplicandola nel tempo stesso ad interporsi presso Sua Eminenza Reverendissima il Sig.r Cardinale Arcivescovo ad accordargli speciale protezione, rinnovandogli gli antichi privilegj, specialmente i privilegj, che più promovano la divozione a Maria Santissima, come sarebbe quello della celebrazione della prima messa.

Nel monte del Sasso esisteva il decoroso tempio sotto la denominazione di Santuario della Beata Vergine del Sasso. Essendo per ordine del già Senato di Bologna4 stato demolito in causa de' grandi lavori fatti eseguire in quel monte l'Eminentissimo Sig.r Cardinal Gioannetti arcivescovo di felice memoria ordinò, come i più anziani della Comune dichiarono, che la sacra immagine fosse solennemente trasportata, collocata, e custodita fino a tanto che non si fosse eretto un nuovo tempio nella suddetta capella Ranuzzi in Borgo di Castel del Vescovo, ed ivi si proseguisse a celebrare in onore della medesima le consuete funzioni fermi rimanendo tutti i diritti, e privilegj del Santuario.

Dopo ciò molti devoti s'unirono, fra i quali l'attuale parroco di S. Pietro Castel del Vescovo, che essendo a quel tempo rettore del Santuario il maggiore zelo addimostrava per la conservazione de' suoi privilegj, e diritti, e gelosamente custodiva gli autentici relativi documenti, s'unirono, dissi, e progettarono l'erezione del nuovo tempio. Ottenutesi quindi le superiori facoltà acclesiastiche ne venne incominciata la grand'opera sotto gli auspicj felici del prelodato eminentissimo cardinal Gioannetti, la quale poi rimase sospesa in causa delle disastrose vicende passate.

Varj divoti non hanno mancato in seguito di promuovere il proseguimento della fabbrica, ma dappoichè l'attuale parroco di Castello rinunciò al rettorato del Santuario, ed assunse le funzioni di parroco le cose mutarono aspetto. Cessò affatto in esso quel vivo impegno, che avea in prima addimostrato. I successori al rettorato non rinvennero nell'archivio del Santuario alcun documento, che ne giustificasse i privilegj, la qual mancanza, che si sospetta procurata appositamente diede luogo al parroco stesso di proporre alla primaria superiorità ecclesiastica in unione al reverendo sig.r arciprete di Pontecchio nel mese

di luglio del 1817, epoca precisa, in cui era vacate il rettorato, e di ottenere l'approvazione d'un capitolato, nel quale nessun privilegio riscontrasi a favore del Santuario, che dal capitolato stesso si denomina soltanto chiesa beneficiata.

Questo capitolato contiene un articolo, con cui si conferma la facoltà al rettore pro tempore di celebrare ne' giorni festivi la prima messa, vale a dire ad un'ora di sole. Anche questa concessione, che pel corso non interotto di quattrocento anni circa ha goduto il Santuario è stata ora tolta mediante il Decreto recentemente emanato, ed ottenuto, come ho detto, dall'indicato parroco. Col togliere la prima messa si toglie il tutto al Santuario, ed è lo stesso che perderlo. È da notarsi, che alla prima messa accorrono i divoti in grande copia, e le offerte perciò, che si ritraggono, si soddisfano tutte le spese occorrenti pel mantenimento decoroso del Santuario. Alla celebrazione della seconda messa, cioè dopo le funzioni Parrocchiali, ben pochi intervengono, e di così tenua entità perciò sono le offerte, che non bastano nemmeno a mantenere le spese de' lumi d'innanzi al SS. Sacramento, motivo per cui sarebbe forza chiudere il Santuario, ed il rettore, che rimarebbe privo dell'elemosina della messa, sarebbe costretto a recarsi altrove per conseguirla. Siccome nel Borgo di Castel del Vescovo esistono i forni, le macellarie, e salsamentarie, la speziaria, botteghe da barbiere, da calzolaio, da falegname, da fabro ferraio, la Residenza Comunale, la locanda, la residenza del medico chirurgo di condotta, così molto popolo ne' giorni festivi v'accorre in ora prestissima per fare le loro provviste, e provvedere a qualunque loro bisogno, locchè non possono eseguire ne' giorni feriali, perchè occupati ne' lavori di campagna. Tutta questa gente recasi alla prima messa al Santuario, e propensa, e generosa si dimostra nelle offerte. Ecco la ragione, per cui tanto preme la celebrazione della prima messa al Santuario: il popolo nel tempo stesso, che provede ai proprj bisogni, ed emergenze adempie anche ai doveri di religione. Preme pure ai viandanti, giacchè da Bologna a Vergato, ch'è un tratto di 20 miglia non evvi altra prima messa, che quella del Santuario in discorso, e poi ad essi comodissima, perchè Borgo è il punto medio tra Bologna, e Vergato anche per la corrispondenza militare segnatamente de' Carabinieri.

L'iminente perdita del Santuario ha fatto risolvere alcuni amanti del ben pubblico di proporre a Sua Eminenza Reverendissima il sig.r cardinal Arcivescovo un piano per proseguire col mezzo delle offerte la grand'opera del tempio già incominciata. Questa Magistratura, e Consiglio Comunale sperano dietro la presente informazione, che siccome si è preso interessamento, onde le comuni forensi si prestano a concorrere alle spese occorrenti ne' ristauri da farsi al porticale conducente al santuario di S. Luca, ed alla facciata del tempio di S. Pietro in Bologna, così sarà preso anche per questo Santuario presso l'Eminentissimo Sig.r Cardinale Arcivescovo, onde si degni graziare di speciale protezione l'impresa del proseguimento della fabbrica del nuovo tempio, che verrà assunta da pia Congregazione ne' termini proposti nel piano, accordando nel tempo stesso al Santuario i privilegj domandati, specialmente quello della celebrazione della prima messa, che più d'ogni altro preme al popolo offerente; la di cui privazione sarebbe un forte ostacolo a rinvenire le sovvenzioni; e del pietoso interessamento della Legazione noi tutti Comunisti vie maggiormente ci lusinghiamo, appoggiandoci al riflesso, che per ordine governativo venne demolito il primo tempio.

Nell'aspettativa adunque d'essere benignamente esaudita passo intanto all'alto onore di rassegnarmi col più profondo rispetto, e venerazione inchinandomi reverentemente al bacio della Sacra Porpora

Di Vostra Eminenza Reverendissima

Praduro, e Sasso li 10 Gennajo 1822.

Umilissimo Devotissimo obbligatissimo

Giovanni Dalbello consigliere anziano

L'arcivescovo, fece immediatamente svolgere una serie di indagini al fine di avere precisi elementi sui fatti denunciati. In particolare era interessato a sapere quali impegni erano stati assunti dai titolari del giuspatronato e dalle Comunità circonvicine al momento del trasloccamento della Beata Vergine dall'antico santuario, e probabilmente si documentò anche sullo stato della fabbrica del nuovo. Non solo, ma allo scopo di raccogliere maggiori informazioni sui reali motivi del tumulto e su come si erano svolti i fatti, richiese all'arciprete di Pontecchio e ai Parroci di S. Leo e di Castel del Vescovo una loro precisa relazione:

18 Gennaio 1822

all'Arciprete di Pontecchio,

ai Parrochi di S. Leo e di Castel del Vescovo

pressante

Mi fu fatta una relazione che nella notte del sette venendo all'otto di questo mese alcuni si unirono nella parrocchia di San Leo per indi portarsi alla capella della B. V. del Sasso con intenzione forse di trasportare altrove quella santa imagine. Mi preme di conoscere il fatto, e le circostanze che lo accompagnarono. Ella mi dia conto esatto, e dettagliato indicandomi i nomi delle persone, e di quelle che forse vi hanno dato occasione.

Ritenga in se solo questa mia domanda, e con sollecitudine mi riscontri, mentre la salutiamo cordialmente.

Card. Oppizzoni

 

I sacerdoti risposero prontamente. D. Giuseppe Bandieri, parroco di S. Pietro di Castel del Vescovo, fornì nuovi e significativi elementi:

Eminenza Reverendissima

In risposta al veneratissimo foglio di sua Segreteria delli 18 del presente segnato n° 17, mi conviene avanzarmi, col certo, col probabile, col congeturato.

E quanto al certo, vero è che nella notte delli sette nell'Osteria Fontana, tra li furori di Bacco, si die l'intavolamento al fatto, ed unitosi a certo Luigi Orsoni, Mariano Orsoni, Giuseppe Bianconi, molti altri, della Comune di S. Leo, e tutti di sfera mecania, si portarono a svegliar altri nelle loro abbitazzioni, e fatto numero più di cinquanta persone, sinviarono alla volta del loro parroco, al quale esposto il desiderio di seco averlo per l'esecuzione del progettato, egli prudentemente li persuase a desistere, ed intese le di lui ragioni ogniuno tornò al proprio abbitato.

Circa poi il probabile di quello far volevano, resta fondato, dicesi da alcuni, dall'avere nell'osteria sempre la chiave dell'oratorio di S. Antonio di ragione del Sig.r Pietro Matteo Passelli, talchè riuscito il trasporto della sacra immagine, con tale depposito di chiave, quivi collocarla.

Finalmente viene congieturato, che certo dottor Lamma di medicina, dessa Comune, non solo fosse dinteligenza, ma preso avesse l'impegno di faccilitare il trasporto, stante che contro ogni suo costume, la note stessa sotto pretesto di conversare, si portò dal rettore, sul tardi dimandò di passare nella capella ad addorare la Vergine, ma dal medesimo negatogli il trasferirsi in essa, più non fece parola, e solo nell'avicinarsi della mezza notte si congedò, ed al suo albergo fece ritorno.

Questo è il quanto ho potuto rilevare, e che debbolmente per la verità del fatto le rimetto, a dettaglio dell'addimandatomi, non restando in me che il debito di umiliarmi col più profondo rispetto, il che faccio col dirmi

Dell'E.ma V.ra Rev.ma

Castel del Vescovo S. Pietro li 22 Gennaio 1822

Dev.mo e Obbl.mo Servitore

Giuseppe Bandieri Parroco

Essenziale, e tesa a sminuire l'importanza dell'accaduto, risulta la relazione di D. Antonio Cattani, parroco di SS. Giorgio e Leo:

All'Eminentissimo, e Reverendissimo

Sig.r Cardinale Carlo Oppizoni

Arcivescovo di Bologna

Eminenza Reverendissima

S. Leo li 23 Gennaro 1822

Riscontro in oggi il venerato di lei foglio delli 18 andante n°. 17 oggi soltanto pervenutomi sul mezzo giorno, e ciò faccio per mano d'un vicino amico curato, trovandomi io da alcuni giorni incommodato per una forte costipazione, che mi obbliga al Letto.

È verissimo Eminenza, che nella notte appunto dal sette venendo all'otto di questo mese, trovandomi io in letto alle ore 4 della mattina, intesi chiamare con rispetto assicurandomi, che niente v'era di sinistro, e che solo avevasi bisogno di sentire un mio parere sopra la ideata general pretesa di tutti i miei parrocchiani di avere l'immagine della B. V. del Sasso; e mentre pertanto un buon numero di persone si trattennero fuori sulla piazza, quattro soli, cioè Luigi Orsoni, Carlo Sabioni, Giacomo Zocca, e Giuseppe Bianconi, vennero in casa nella mia stanza e mi chiesero a qual mezzo avrebbero potuto apigliarsi per far conoscere al superiore, questa sua brama, e muoverlo ad esaudirli, al che io risposi, d'aver già avvanzata a tal oggetto una supplica, e che non vedevo necessarj altri passi, e che senza far altro rumore gli esortavo a tornarsene alle loro case come prontamente fecero, benchè poi in seguito, sento che abbiano avvanzata altra supplica per contestare quanto avevo io espresso nella mia per mezzo del Sig.r Abate di Zola. Posso poi accertare l'Eminenza Vostra, che quantunque questo fatto sia stato esagerato in paese, e come tale forse anche dipinto alla medesima, non accadde veruna impolizia ne a persona, ne in via d'ottenere l'intento d'aver la santa immagine, mentre venuti soltanto uniti alla canonica, inteso il mio sentimento, partirono tutti e si ritornarono alle loro case. Ciò è quanto stà a mia cognizione sul detto successo. E coll'umigliarle i più profondi ossequi baciandole la Sacra Porpora e chiedendole la pastorale benedizione mi rassegno

Dev.mo Umil.mo ed Obblig.mo Servitore e Suddito

Antonio Cattani

Molto preciso e dettagliato risulta invece il resoconto dell'arciprete di Pontecchio, D. Domenico Angeli:

Eminenza Reverendissima

A porre alla meglio sott'occhio dell'Eminenza Sua Reverendissima il fatto de parrocchiani di S. Leo sulla sommossa per rapire l'immagine della B. V. del Sasso, come con sua veneratissima segnata li 18 del corrente Gennaro n°. 17 me ne incarica; non manco d'informarla di quanto ho potuto con certezza indagare a tal proposito. La sera adunque del 7 Gennaro trovandosi entro l'Osteria della Fontana diversi oziosi, i quali fra vari discorsi introdussero quello di doversi da loro ripetere gli antichi diritti sopra detta immagine perchè da gran tempo risiedere nella loro Parrocchia, e che ora, non so su qual fondamento temessero che fosse levata ancora dalla cappella ove trovasi; in tal dibattimento fra mezzo ai boccali si fecero molti progetti per inpadronirsi di nuovo dell'immagine, ma l'oste Giovanni Rossi disse, ridendo, che non vi voleva altro che uno ratto; interrogato da loro cosa ciò fosse, si fece a rispondere certo Luigi Orsoni cognato dell'oste medesimo, che significava rapirla, cioè sorprendere lo rettore, farsi aprire la chiesa , e portar via l'immagine collocandola o alla parrocchiale, o ad una cappella di S. Antonio Abbate di ragione del Sig.r Paselli dirimpetto alla detta osteria.

Altro non vi volle perchè con testa riscandata Giuseppe Bianconi, Mariano Orsoni, Romualdo Cocchi, ed il detto Luigi Orsoni unitamente ad altri che ivi si trovarono quai capi di sussurro si mossero tosto per adunare gente onde venire a capo del progetto, e tosto sortiti incominciarono a chiamare a tutte le circonvicine case non solo ma ancora alle più distanti in modo, che in breve si radurarono sessanta due persone, e tutti assieme si diressero verso la Chiesa del Sasso, e chiamato certo Giuseppe Vicinelli perchè anche esso si unisse a loro , ma dal medesimo prima sconsigliati, e biasimati, ed in fine maltrattati con parole, perchè volevano forzare la di lui finestra retrocessero per accumulare maggior gente, ed incontrato certo sig. dottor di medicina Gaetano Lama, che veniva dal Borgo verso casa, l'invitarono ad unirvisi, ma esso francamente e senz'altro ricercare, come fosse stato a giorno dell'affare disse, che andasser loro, che egli avrebbe preparato fratanto l'occorrente per l'accompagnamento cioè candele, e faci5, ed un bigonzo di vino per la turba, e così passarono ad una casa detta de Bassi, e chiamato il capo per nome Carlo vollero costringerlo a seguirli, ma ricercati se vi fosse il Parroco, e rispondendo essi, che andavano a prenderlo questo li assicurò, che colla presenza del parroco sarebbe andato esso ed i fratelli; indi portatisi alla parrocchiale, e chiamato il parroco esposero la loro determinazione, ma questo saviamente dopo aver assolutamente negato di dare mano a simil attentato, li sconsigliò, ed esortò a tornarsene tutti alle loro case, come avvenne.

A tutto ciò debbo aggiungere, che la sera stessa fuori d'ogni solito, anzi per la prima volta il detto sig. dottor Gaetano Lama finse d'andare a conversazione dallo rettore del Sasso, e dopo breve tratto di tempo pregò lo rettore a volergli aprire la chiesa, o dargli le chiavi perchè bramava visitare il SS. Sacramento, e la B. V. ma lo rettore negò di farlo dicendo, che non conveniva a notte avvanzata, aprire la chiesa, ed introdurvi alcuno; ciò non ostante esso si trattenne lì fino quasi a mezza notte, cioè fino, che fù poi incontrato nello restituirsi a casa, ed eccitato ad unirsi alla ciurma. Nel lungo tempo della sua conservazione in casa del prete del Sasso molte volte sortì, e rientrò come se aspettasse alcuno, finalmente si licenziò senza dir altro. Cosa che chiaramente indica, che il fatto era già da qualcheduno premeditato, e concertato collo stesso dottor Lama, e qualchuno suppone col parroco di S. Leo, ma essendo cosa incertissima, e come è ame sembrato un supposto, però non ardisco di convalidarlo.

Tanto posso esporre in esecuzione de venerati ordini dell'Eminenza Sua Reverendissima nell'atto, che ho l'onore di baciarle la Sacra Porpora, e prostrarmi

Di Eminenza Sua Reverendissima

Pontecchio 22 Gennaro 1822 Dev.mo Umil.mo ed Obl.mo Servitore

Domenico Angeli Arciprete

 

Anche l'archivista della Legazione, interpellato, dopo aver consultato quanto risultava agli atti, fornì prontamente quanto a lui richiesto:

Relazione favorita dal S.r Fontana Archivista della Legazione.

24 Gennaro 1822

Dagli Atti del Senato di Bologna al Vacchettone del 1786/1787 ed a carte 99 v risulta che il 24 Aprile 1787 fu letta in Senato la relazione degli Assunti di Governo6, nella quale dando conto dell'imminente pericolo della caduta della Chiesa della B. V. del Sasso, e del monte soprapostovi significavano i divisamenti presi, ed i concerti avuti coll'Eminentissimo Sig.r Cardinale Arcivescovo per togliere il pericolo, essendosi concertato, che dal sig.r marchese Giovan Paolo Pepoli compadrone della Chiesa, venga la medesima abbandonata, trasportando provvisionalmente la sacra immagine di Maria Vergine nella capella poco distante di ragione della casa senatoria Ranuzzi nel luogo detto "i Borghetti" fatto il quale trasporto verrebbe lasciata a disposizion pubblica il detto monte per farne mediante mina staccare nel Reno la parte ruinosa, ed allargando in quel luogo la strada.

La relazione de' detti Assunti fa poi conoscere che fu tenuto un congresso davanti l'Eminentissimo Signor Cardinale Arcivescovo coll'intervento di due Senatori deputati per parte dell'Assunteria, dell'anzidetto signor marchese Giovan Paolo Pepoli, e degli architetti Dotti, e Tadolini, nel quale concordemente fu addottato il seguente temperamento: che da detto sig. marchese Giovan Paolo venisse abbandonato il luogo, e la chiesa presente dove conservasi esposte alla pubblica venerazione la sacra immagine di Maria Vergine, la quale provvisionalmente si cercasse che fosse collocata nella vicina capella spettante alla senatoria casa Ranuzzi, ed esistente nel luogo detto "i Borghetti", fatto il quale trasporto, e lasciato a disposizione pubblica l'anzidetto monte, l'Assunteria pensasse di far staccare la parte ruinosa allargando in quel luogo, e rendendo comoda, e sicura la strada.

Aggiunge la relazione che dipendendo in parte l'esecuzione del progetto dall'annuenza del sig. senatore Ranuzzi per ricevere provvisionalmente in detta sua capella l'accennata sacra immagine, così gli Assunti non mancarono di farlo a tale effetto pregare, e con tutta la compiacenza ebbero il riscontro che il sig. Senatore cortesemente annuiva alle loro istanze, acconsentendo che tutto per quell'anno la medesima sacra immagine venisse riposta nel luogo divisato di sua ragione, mentre si sarebbe indi pensato dal sig. marchese Pepoli o di fabbricare una nuova capella nel sito primiero, o in altro più comodo ove trasportarvi la sacra immagine, ovvero di procurare che fosse collocata in altra chiesa, spirato il detto anno termine dell'annuenza del sig. senatore Ranuzzi, onde sempre i fedeli abbian modo di continuare gli atti di loro venerazione, e pietà verso Maria Vergine specialmente riverita con tanti segni di sua valida protezione nella sacra immagine predetta.

Nel giorno 8 Maggio di detto anno 1787 fu pubblicato dalla Legazione un avviso con cui si proibisce di passare per la strada del Sasso per incominciare i Lavori, e sembra che a quell'epoca la chiesa il monte non contenesse più la sacra immagine, la quale però fu traslocata nel giorno 13 di detto mese come a relazione dell'Assunteria sucitata.

Il Senato dopo d'aver minato quel monte, e resa sicura la strada colla spesa di £. 17561,18 invitò l'Assunteria d'intendersi coll'Eminentissimo Arcivescovo per destinare il luogo ove collocare la sacra immagine, giacchè prossimo era a spirare il tempo per cui fù trasportata nella vicina cappella Ranuzzi. Dopo di quell'epoca non si rinviene alcun'altra trattativa sul particolare di esso traslocamento.

Il responsabile dell'Archivio Arcivescovile, al quale era stato comandato di svolgere un'accurata ricerca tra le carte del suo Ufficio, relazionò su quanto vi aveva potuto fino allora reperire:

Eminenza Reverendissima

Corrispondo alla sua ordinanza 28 spirante assicurando che negl'Atti di Sacra Visita Pastorale 1786 e 1787 nulla ho ritrovato indicante il trasporto della B. V. del Sasso nell'oratorio Ranuzzi, benchè in alcuni quinternetti sciolti delle ultime visite fatte dall'E.mo Gioannetti fra gli Anni 1791 al 1795 nel quinternetto paginato 43 al 48 ivi a Pag. 44 verso, ove è descritta la Visita fatta sabbato 28 Luglio 1792 alla parrocchiale di S. Pietro detta di Castel del Vescovo e fra li decreti vi è quanto segue.

Oratorium Sancte Mariae in Iuribus Nob. Fam. Ranuzzi.

Superiori completa visitatione descendit Eminentissimus Visitator ad Oratorium in honorem B. V. M. in quo de' presenti servatur Imago Beatae Mariae Virginis de' Saxo in cujus honorem erecta est Confraternita sua habens Statuta pro qua decrevit intra quadrimestre afferri S. P. Cancellario libros rationem continentes Dati, et acpoti pro opportuna Revisione, qua perfecta sibi reservavit opportuna edere decreta. Visitavit Oratorium predictum, et sacram supelectilem, quae omnia invenit ad prescriptum decrevitque insuper afferri Pandectas missarum onerum preseferentes pro necessaria revisione, sicque R. Rectorem afferre, et presentare SS.mo Recursum pro opportuna providentia unius oneris quod adempleri non posse retulit.

Nella Collezione di recapiti sin ora raccolti sopra la detta sacra immagine vi sono in data 1787 le relazioni degli Assunti di Governo, e degl'ingegneri, che riveriscono all'Eminentissimo Gioannetti che il detto tempio è in pericolo.

Tanto dovevo in esecuzione dell'ordine suddetto, e mi protesto.

Di Vostra Eminenza Reverendissima

Bologna li 29 Gennaro del 1822.

Umilissimmo Obligatissimo Ossequiosissimo Servitore

Sig.r Lodovico Rizzoli

 

Copie di tali relazioni venivano quindi allegate alla pratica7. È probabile che l'Arcivescovo raccogliesse anche notizie sullo stato di dei lavori del nuovo Santuario, lavori che iniziati nel 1801 erano fermi ormai da circa diciotto anni, ma non ne abbiamo notizia. Comunque per il cardinal Oppizzoni una cosa era oramai certa e sicura, come risulta dall'appunto col quale il 18 marzo 1822 disponeva l'archiviazione della pratica:

Si ritenga negli atti della Cancelleria Civile risultando che “tutta fù una invenzione per ottenere de' privilegi”.

Tuttavia quei "tumulti", veri, presunti o inventati, non erano stati inutili; infatti solo pochi giorni dopo, il 21 marzo, l'Arcivescovo approvava lo Statuto di un'aggregazione di devoti che col titolo di Pia Unione Cooperatrice al proseguimento della nuova chiesa del Sasso si assumeva il compito di raccogliere le offerte dei fedeli e di stabilire e ripartire tra la popolazione opere, servizi e contribuzioni forzose8. Istituiva pure una amministrazione provvisoria per la verifica del regolare andamento dei lavori e alla sua presidenza nominava l'arciprete di Pontecchio, vice presidente il parroco di Castel del Vescovo, cassiere Gaetano Franzoni, depositario dei materiali Pietro De Maria, ed economo proprio quel Giovanni Dalbello che a nome del Gonfaloniere appena due mesi prima aveva firmato il rapporto che segnalava i presunti tumulti e che con tanto calore aveva argomentato la necessità del completamento del santuario.

I lavori ripresero in quello stesso anno 1822 e furono portati a termine nel 1831. Il 18 settembre 1831 la venerata immagine della Madonna del Sasso veniva solennemente e definitivamente trasferita nel nuovo Santuario.

Note:

G. B. COMELLI, La rupe e il Santuario del Sasso, Bologna 1906.

2M. FANTI, A. MARTELLI, O. TASSINARI CLO, D. ZANINi, Un antico santuario del Bolognese. La Madonna del Sasso (1283-1983), Bologna 1985.

3La documentazione qui pubblicata è conservata presso l'Archivio Generale Arcivescovile di Bologna, nel fondo Cancelleria civile, busta 196, fasc. 14. Si è deciso di proporre il testo integrale dei documenti più significativi in quanto dalla loro lettura possono essere ricavati elementi di conoscenza che vanno aldilà dello specifico tema trattato in questo articolo.

4Il governo del Senato bolognese cessò il primo giugno 1797

5Faci = fiaccole.

6Gli "Assunti di Governo" erano i senatori incaricati al governo delle comunità del contado.

7Per non appesantire questo articolo, e anche perchè il loro contenuto non riguarda direttamente i fatti qui narrati, la relazione degli Assunti e le perizie qui indicate, peraltro interessanti per la storia del Sasso, verranno pubblicate in un articolo a parte.

8G. B. COMELLI, op. cit., p. 54.

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