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L’Archivio del Monastero di S. Stefano di Pontecchio

 

Introduzione

di Giancarlo Dalle Donne

Anche in questo numero della rivista pubblichiamo un documento storico. Si tratta di alcuni brani che fanno parte di un registro del Monastero di S. Stefano di Pontecchio, raccolto in quello straordinario archivio delle Corporazioni religiose soppresse in epoca napoleonica, il cosiddetto “Demaniale”, conservato presso l’Archivio di Stato di Bologna. L’Archivio del Monastero di S. Stefano è in realtà decisamente esiguo, solo quattro pezzi, all’interno della Chiesa è però conservato uno dei pochi archivi parrocchiali presenti nel nostro territorio.

L’attenzione al “documento” nella sua forma originaria è una delle caratteristiche che contraddistingue il gruppo di ricerca storica “Progetto 10 righe”, e la ricerca, raccolta e conservazione di documenti relativi al territorio di Sasso Marconi è il motivo fondamentale che ci induce a proporre la creazione di un Centro di documentazione storica. Già nel “Numero Zero” della rivista “al sâs” abbiamo presentato quello che abbiamo chiamato il “Progetto archivio / archivi”. La nostra attenzione è rimasta concentrata per lunghi mesi all’interno dell’Archivio storico comunale, e abbiamo coinvolto alcuni soggetti istituzionalmente sensibili ai problemi connessi alla sua conservazione e fruizione: la Provincia di Bologna - Assessorato alla cultura, la Soprintendenza archivistica, l’Archivio di Stato di Bologna, la Scuola di Archivistica.

Ora, nel solco delle problematiche più volte richiamate, continuiamo ad allargare il discorso relativo alle fonti storiche e sottolineiamo la straordinaria importanza di altre serie documentarie e di altri archivi: del demaniale abbiamo già detto, dell’Archivio dell’Ufficio Acque e strade (conservato presso l’Archivio di Stato di Bologna) abbiamo già scritto nel precedente numero di questa rivista, così come abbiamo già accennato dell’importanza dei catasti settecenteschi e ottocenteschi,

degli archivi della proprietà, degli archivi notarili, degli archivi privati, degli estimi, ecc.

In ogni numero della rivista “al sâs” riprodurremo brani tratti da documenti storici riguardanti il nostro territorio. Abbiamo a disposizione migliaia e migliaia di pagine, centinaia e centinaia di documenti inediti e in massima parte sconosciuti: dico questo anche per smentire – ma non ce ne sarebbe bisogno! – chi scrive che “il nostro passato, quello vero, quello che ha determinato il nostro presente, ormai lo conosciamo bene”. In questa piccola, semplice, a prima vista innocente frase, che compare nella prima pagina di un giornalino locale, viene presentata una visione della storia che il gruppo “Progetto 10righe” vuole combattere: l’idea del passato “vero” e del passato “falso”, l’idea che la “storia” la conosciamo già, e che perciò non ha più senso occuparsene. Un gruppo di ricerca storica non può ovviamente accettare questa impostazione, e lo dimostra nei fatti, producendo centinaia e centinaia di documenti, a corredo di un gran numero di ricerche condotte utilizzando materiale inedito e spesso poco conosciuto. Mi sembra utile, in questa sede, riprendere questa ‘polemica’ dei mesi passati perché fornisce spunti per una riflessione sul nostro modo di intendere la storia. La “nuova storia” – sulle orme del rinnovamento della storiografia prodotto negli anni ’30 dalla scuola storica francese e dalla rivista “Les Annales” di Marc Bloch e Lucien Febvre e dei successivi apporti di Braudel, Le Roy Ladurie, Le Goff, ecc.1 – non può che essere storia sociale, intesa come “storia delle relazioni fra persone e gruppi, forzatamente per una micro - area”. Si è parlato perciò di “microstoria”2: la storia sociale che trova il suo campo di applicazione e di ricerca in un’area ristretta, in modo da potere ricostruire “squarci di vissuto”. Da qui l’interesse per le fonti demografiche, per estimi e catasti, per gli archivi della proprietà. Da qui la sfida che la ‘vecchia’ storia locale deve vincere, non limitandosi più solo allo studio di personaggi famosi o a emergenze architettoniche, ma riconnettendosi alle metodologie di ricerca attuali, fornire un contributo fondamentale per la ricostruzione di micro - aree. Proponiamo perciò di andare verso la formazione di “monografie di comunità”, dove il “metodo nominativo” la faccia da padrone, e dove i processi sociali profondi trovino una possibilità di più immediata lettura.

Non sembri questa prospettiva velleitaria, perché tutta l’opera di Giorgio Bertocchi – che oggi possiamo salutare come nostro Presidente onorario – si muove certamente in questa direzione, ed è lì a testimoniare come sia possibile tenere insieme una metodologia scientifica con una prospettiva locale3.

Ma torniamo dalle parti di Pontecchio. Dal Registro che contiene una sorta di “cronaca” del Monastero di S. Stefano, abbiamo tratto alcune notizie, tralasciandone altre, per ovvi motivi di spazio. E’ però necessario spendere qualche parola sui criteri della scelta. Abbiamo privilegiato la documentazione che si inseriva in una duplice chiave di lettura: innanzitutto la “fabrica della Chiesa e del Monistero”, cioè le notizie riguardanti la struttura degli edifici e le modifiche operate nel tempo. Secondariamente i rapporti del Convento con il territorio: partendo perciò dalla composizione della possessione, sono via via emersi problemi di confine e di vicinato, e si è dato spazio ad elementi legati alla trasformazione del territorio.

In questa operazione di trascrizione, necessariamente arbitraria, poiché contenente scelte ed esclusioni, ho deliberatamente tralasciato materiale interessante: l’esempio principale riguarda le visite pastorali, che gli Arcivescovi di Bologna svolgono con una certa regolarità a partire dal 1655: sono da segnalare in particolare quelle del 1655, 1692, 1722 e 1776, per la precisione della trascrizione: peraltro si è potuto riscontrare una certa ripetitività dello schema narrativo che non ne fa, a mio avviso, eccetto forse per i brani riportati da Guidotti4, un documento di grande interesse, almeno da essere riportato integralmente. Altre notizie interessanti emergono da questa cronaca, che però in questa sede non abbiamo riportato: per esempio laddove si racconta l’episodio, abbastanza sconosciuto, della vendita di Palazzo Rossi da Tiberio Rossi alla famiglia Pepoli nel 1613. Peraltro, la famiglia Rossi, nel 1653, “dopo una lunghissima lite, rientrò in possesso del Palazzo”. Non abbiamo riportato l’episodio ma stiamo già individuando i rogiti notarli dell’operazione per potere, in futuro, fornire notizie dettagliate sull’intera operazione.

Naturalmente la documentazione si interrompe con l’arrivo dei francesi, nel 1796, e con la soppressione degli enti religiosi. Pochi anni prima però troviamo trascritta una notizia degna di interesse, che darà avvio, ad una ricerca specifica: è un episodio del 1779, che riguarda il Cardinale Boncompagni, Legato Pontificio, ospite nel Palazzo di Colle Ameno, il Conte Camillo Rossi, una epidemia di febbre terzana, e “certe risare che aveva fatto il sig. Conte Camilo Rossi ne’ suoi poderi”. L’interesse di questa notizia è data dalla testimonianza della presenza di risaie nel territorio di Sasso, peraltro già documentata da altre fonti per l’epoca napoleonica5, ma inaspettata per il 1779, in anticipo di circa vent’anni sulla grande diffusione della coltura del riso nella nostra provincia, ma che comunque non ne vede interessato il territorio di Sasso Marconi.

Note

1Impossibile fornire una bibliografia dettagliata sull’opera della ‘scuola storica francese’. Mi limito perciò a segnalare: L.ALLEGRA – A.TORRE, La nascita della storia sociale in Francia. Dalla Comune alle “Annales”, Torino, 1977 e T.STOIANOVICH, La scuola storica francese. Il paradigma delle “Annales”, Milano, 1978.

2Mi riferisco in particolare a E.GRENDI, Micro-analisi e storia sociale, in “Quaderni storici”, n. 35, maggio-agosto 1977 (la citazione è a p. 509) e a C.GINZBURG – C.PONI, Il nome e il come: scambio ineguale e mercato storiografico, in “Quaderni storici”, n. 40, gennaio-aprile 1979.

3Cfr. M.CINI, Giorgio Bertocchi, in “Al Sas”, n. 1, 2000.

4P.GUIDOTTI, Colle Ameno, Bologna, 1986, pp.15-16.

5Cfr. Atti della Commissione speciale destinata dalla Santità di Nostro Signore Papa Pio VII per le risaie della provincia bolognese, e altre, l’anno 1816, Roma, 1818, p. 5.

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