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NUOVE PRESENZE SUL NOSTROTERRITORIO: L’ISTRICE

di Stefano Galli sezione LIPU di Pianoro

Se è vero che numerose specie hanno subito drastici cali numerici nel corso dei secoli è anche vero che alcuni animali tendono ad espandersi nei nostri territori; una gradita sorpresa nelle campagne bolognesi è l’arrivo dell’istrice.

Dai suoi primi rinvenimenti in Italia (importato addirittura al tempo dei romani per scopi alimentari dal nord Africa) l’istrice non ha fatto che espandere il suo areale di distribuzione nel nostro paese che tuttora è l’unico stato europeo a rilevarne la presenza. La sua espansione è stata nel tempo di una lentezza impressionante se pensiamo che pur non avendo nemici naturali solo ora ha raggiunto le nostre zone tant’è che le guide di qualche anno fa lo danno ancora a sud dell’Appennino Tosco -Emiliano. Alla base di questo fenomeno sta forse il fatto che non si è mai fatta una campagna d’introduzione di questo animale che vede la sua origine probabilmente da fughe da allevamenti, si riproduce poco (uno o due piccoli l’anno) e proviene da ambienti notevolmente più caldi del nostro, bisogna infine ricordare che la pressione venatoria a scopo alimentare è stata forte soprattutto in passato, ora l’istrice è protetto.

I primi rinvenimenti di aculei da parte del gruppo LIPU di Pianoro si sono verificati circa dieci anni fa in rio Campo della Monta un affluente di destra del Savena in pieno Contrafforte Pliocenico. Ricordo che ci guardammo stupiti per il ritrovamento di quelli che noi credevamo galleggianti, non avevamo notizie di laghi a monte ed il rio stesso è talmente piccolo da non consentire la pesca.

In quell’occasione non prendemmo in considerazione la scoperta, ma col tempo le segnalazioni sempre più frequenti da parte di automobilisti, contadini e cacciatori che si sono ritrovati il prezioso cane con diversi aculei piantati sul muso ci hanno fatto aprire gli occhi sulla presenza del roditore inizialmente circoscritta ai contrafforti di monte Adone, ma ora saldamente diffusa in tutto il territorio fino alle porte di Bologna.

Nel nostro paese frequenta ambienti di pianura o bassa collina non spingendosi mai oltre i 900 metri di altezza, predilige la macchia mediterranea mista a zone rocciose come il nostro Contrafforte Pliocenico. In inverno riduce notevolmente la sua attività e trascorre molto tempo nella tana anche se non raggiunge un vero e proprio letargo. Assieme al castoro l’istrice è il più grosso roditore europeo con i suoi 70 centimetri di lunghezza massima può raggiungere i 20 chili di peso e dispone di aculei fino a 35-40 centimetri, si nutre di frutti caduti al suolo, tuberi, radici e cortecce.

L’attuale diffusione uniforme anche a nord dell’Appennino non corrisponde ad altrettanti avvistamenti, anzi, le abitudini notturne, l’estrema riservatezza e la solitudine che lo contraddistinguono fanno si che gli incontri siano sporadici e casuali.

Più semplice risulta il ritrovamento degli aculei che perde con relativa facilità, ad esempio se un cane curioso gli si avvicina troppo può ricevere diverse punture con un vigoroso colpo di reni da parte dell’istrice, in questo caso gli aculei rimangono piantati nel corpo dello sfortunato curiosone.

Questo comportamento aveva fatto pensare in passato che il roditore fosse in grado di scagliare a distanza i suoi aculei come potenti giavellotti, cosa che le ricerche sul campo hanno ampiamente screditato.

Un altro segno evidente della sua presenza sono le tane: molto simili a quelle di tasso disposte generalmente in terreno boscoso e dotate di numerose uscite di emergenza differiscono soprattutto per le dimensioni, la quantità enorme di terra di riporto ammassata agli ingressi e naturalmente la possibilità di trovare aculei nelle vicinanze.

Al cittadino medio che non passeggia per boschi può accadere di notte mentre in macchina attraversa le nostre colline di imbattersi in uno strano cane spinoso con l’andatura caracollante di chi ha alzato un po’ troppo il gomito che con sguardo assente punta il muso verso la luce dei fari senza scappare come del resto fanno altri animali di notte non intuendo il pericolo che quella luce rappresenta.

Se l’autista è una persona sensibile ed attenta questa fugace apparizione può rivelarsi di grande interesse, se invece è uno stanco pilota che ha solo voglia di arrivare presto a letto e non presta molta attenzione agli animali che non rispettano la segnaletica ignorando le strisce pedonali speriamo che almeno rallenti per non rovinare la preziosa auto con l’impatto anche perché magari non è assicurato dagli incidenti contro istrici.

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