faceb   icona Youtube

cookie informativi

I cookie sono piccoli file produtti dal server del sito visitato che vengono scaricati e memorizzati nel disco rigido del computer dell'utente tramite il browser quando lo si visita. I cookie possono essere utilizzati per raccogliere e memorizzare i dati utente durante la navigazione per offrire servizi come il login al sito, una condivisione su social network ecc.. Possono essere essere di natura duratura e rimanere nel pc dell'utente anche dopo la chiusura della sessione dell'utente o svanire dopo la chiusura di essa. I cookie possono del sito che si visita (locali) o di terze parti.

Ci sono diversi tipi di cookie:

  • Cookie tecnici che facilitano la navigazione degli utenti e l'utilizzo delle varie opzioni o servizi offerti dal web, come identificare la sessione, consentire l'accesso a determinate aree, facilitano gli ordini, gli acquisti, la compilazione di moduli, la registrazione, sicurezza, facilitando funzionalità (come ad esempio la visione di video ecc...),
  • Cookie di profilazione che consentono agli amministratori di tracciare le attività degli utenti e di mandar loro pubblicità mirata,
  • cookie di terzi parti che consentono l'integrazione del sito con servizi come i Social Network (cookie sociali) per permetterne la condivisione, cookie flash per la visione di video ecc...

Quindi, quando si accede al nostro sito web, nel rispetto della Direttiva UE 2009/136/CE e del provvedimento 229 dell'8 maggio 2014 del garante della privacy, l'utente ci autorizza all'utilizzo dei Cookie. Tutto questo è per migliorare i nostri servizi. Usiamo Google Analytics per raccogliere informazioni statistiche anonime come il numero di visitatori del nostro sito. I cookie aggiunto da Google Analytics sono disciplinate dalle norme sulla privacy di Google Analytics. Se volete potete disabilitare i cookie di Google Analytics.

Tuttavia, si ricorda che è possibile abilitare, disabilitare, limitare l'utilizzo e cancellare automaticamente i cookies seguendo le istruzioni del tuo browser.

Dal bosco delle Fate alla montagna Incantata.

testo e foto di Umberto Fusini

Convinto sostenitore della vacanza “mentale”, che può essere anche un bel risparmio di soldi e di … fegato, vedendo le file chilometriche sulle strade ogni qualvolta si presenta il classico periodo dell’esodo di turno, mi permetto settimanalmente e in certi periodi quasi ogni giorno, di farmi la "vacanza" anche lontano.

Certo è un lontano abbastanza soggettivo.

Prendo l’auto, faccio 10/ 12 chilometri e poi scendo. Generalmente l’itinerario lo preparo da casa sul tavolo proprio come i grandi viaggiatori.

Ora è molto di moda Bruce Chatwin, che oltre a scrivere splendidamente semplice, riesce con la sua grande cultura a portarci dove lui è stato e pure di più, come se fossimo suoi compagni di sacco.

Va beh la Patagonia o l’Afghanistan, ma se lui non avesse quel suo enorme bagaglio di conoscenze, anche questi magici paesi non riuscirebbero ad affascinarci. Io non ci sono mai stato, ma grazie a Bruce, a Sepùlveda e Colhoane, un poco li conosco.

Ma non dimentichiamoci che un viaggio lo si può fare anche nel giardino di casa o nel parco del paese. È la “mente” che deve muoversi, vedere, recepire e sentire, altrimenti non è un viaggio, ma un’inutile fuga.

Dopo questa specie di premessa, che si può benissimo tralasciare, uno dei miei “viaggi” più belli è quello che va dal bosco delle Fate alla cima di monte Adone, lembo di terra di Sasso Marconi, al confine “orientale” con Monzuno.

Il solito avvicinamento si deve fare, purtroppo, con mezzi meccanici, poi tutto di gamba e meglio se è in forma. D’altra parte il piacere va conquistato con fatica (spesso).

Dall’Hostaria di Badolo si prosegue in direzione Brento/ Monzuno per 3 km e 200 metri e lì c’è, oltre all’inizio del sentiero, anche lo spazio per parcheggiare. Per chi invece viene da Brento, sono 800 metri, dal bivio, verso Badolo.

Lasciato il mezzo, la solita attrezzatura da montagna, anche se siamo alle porte di Bologna, ci aiuterà a salire con minor pericolo. Scivolare può costare caro anche se non siamo sulle Dolomiti.

Il sentiero lo si vede bene (c’è anche un’indicazione vicino alla strada sul resto di un tronco tagliato), è tracciato bello largo. Chiaro segnale che in certi periodi e ormai del passato, era una carrareccia che serviva per il taglio del bosco. Ormai il bosco è trasformato, la legna è meno importante e le piante quasi sempre troppo fitte dovute alle ceduazioni passate, ha assunto l’aspetto di un groviglio intricato di tronchi di medio diametro che prima di ingrossare termineranno la loro “esistenza” terrena, divenendo prede degli insetti che con pazienza li “corteggiano”.

La pista, segnata in rosso/arancio, subito sale ed a un certo punto devia a destra e la visuale si apre. Guardando verso la valle del Setta si vede bene l’autostrada, ma quello che colpisce è il rumore dei veicoli che arrivano appena smorzati e messi in continuo, come la colonna sonora di un film sonnacchioso.

Il sentiero è duro, la salita rompe le gambe e può mancare anche un po’ il fiato, ma in 15 minuti comodi si arriva al piccolo pianoro che è poi il “Bosco delle Fate”. Il nome è stato dato perché è proprio sotto alla grotta omonima.

In questo bel mini pianoro, alla base della grande parete, si capisce che spesso ci sono comitive che arrivano a fare picnic e grigliate. Massi d’arenaria messi in circolo, portano evidenti segni di bruciature dove le fiamme oltre ad arrostire le salsicce, li cuocevano senza scrupoli.

Per vedere dove si trova l’ingresso della grotta delle Fate, ci si pone di fronte alla parete con le spalle verso la valle e sulla destra si vede o si dovrebbe vedere, l’indicazione scritta col pennello e vernice rosso/arancio, che manda su per una corta rampa.

Sono circa 40 - 50 metri un po’ impegnativi e l’attenzione deve essere vigile, perché si è ormai all’ingresso, ma attenzione ad un passaggino rischiosetto.

Appena all’ingresso della grotta (che grotta non è ma cambia poco) ci si sente gratificati e subito, generalmente, si parte per completare l’esplorazione, ma anche in questo caso c’è un ma, dopo i primi 10- 12 metri che non preoccupano perché l’altezza e la vicinanza all’apertura danno coraggio, si gira a destra e qui le cose cambiano.

Si deve accendere la torcia elettrica, il buio diventa totale e gli spazi diminuiscono fino al punto che se si vuole proseguire ci si deve sdraiare sul fondo e di fianco.

A questo punto molti, la maggioranza, torneranno indietro, i più intrepidi (generalmente i bambini e ragazzi) continueranno e faranno bene.

Non ci sono pericoli veri, quello che conta è l’attenzione perché oltre alla difficoltà del poco spazio che rimane per una decina di metri, c’è anche che ad un tratto ci si deve arrampicare per superare una parete causata da un masso caduto all’interno molto tempo fa.

Se si è stati accorti e supportati dalla torcia elettrica a caschetto tipo minatore o speleologo, si hanno le mani libere e (sempre che si abbia un minimo d’esperienza d’arrampicata) si può proseguire. Superato l’ostacolo ancora pochi metri e si è alla fine.

C’è come una piccola saletta di pochi metri quadri, rialzata, dove anche qui le tracce delle persone che vi arrivano fanno vedere quanto siamo imbecilli.

Si capisce che alcuni hanno fatto la notte di Capodanno e le date lasciate sulle pareti a ricordo (per chi?).

Ci sono vecchi tegami, bicchieri bottiglie e immondizie varie. Sarebbe una bella iniziativa programmare una buona ripulita di questo “antro”, chissà che non ci si riesca.

Qui, dentro, si può dare libero sfogo alla fantasia più creativa. Prima però guardate verso l’alto con la pila, ci sono pipistrelli, non molti e difficili da vedere, o meglio capire, perché chi non ha l’abitudine, fa fatica a credere che quei minuscoli fagottini scuri, avvoltolati e appiccicati alle pareti, siano quegli strani esseri volanti e un po’ misteriosi, che ci appaiono in cielo anche piuttosto grandi. Ma spenta la luce, se si riesce a stare completamente in silenzio, sembra proprio di viaggiare.

Nel buio totale che ci abbraccia, possiamo “spostarci” con pochissima fatica, non è forse vero che quando ci si vuole rilassare si chiudono gli occhi?

Qui si possono tenere aperti, cambia poco, c’è veramente il buio totale, sensazione unica.

Poi, dopo aver vissuto all’interno della terra e “fuori dal mondo”, per il tempo che più ci aggrada, torneremo verso l’uscita, che dà un certo sollievo e ci fa apprezzare la grandiosa magnificenza della luce e diventa naturale capire perché sia stata sempre abbinata al “bene” o alla “ragione” o alla “giustizia”, e come tornare alla vita, “e luce fu”, nei tempi antichi gli dei che più contavano, erano i “derivati” del sole.

Anche senza avere fatto sacrifici “umani” per ingraziarci gli dei, proseguiamo, scendiamo, riattraversiamo il Bosco delle fate e tenendoci verso la parete in direzione nord, si riprende a salire.

È un sentiero segnato solo all’inizio dove indica “M. Adone” con la freccia, ma abbastanza evidente dal camminamento.

Si tratta solo di imbroccarlo, poi tutto è facile. Il sentiero ci porterà fino in cima a Monte Adone.

Ma prima di arrivarci abbiamo parecchie possibilità di capire, restando persone “normali”, lo stupefacente spettacolo che è il creato anche senza porci il problema di chi lo ha realizzato.

Fra le “creature” che, in periodo primavera - estate colpiscono di più, ci sono i fiori e fra i tanti ne segnalo una sola specie che fiorisce dal venti maggio ai primi di giugno. Sicuramente nei primissimi posti nella hit parade floreale, ed è l’Iris graminea (Iris germanica), con occhio attento la potrete vedere a circa un centinaio di metri prima della vetta, sulla sinistra del sentiero, in mezzo ad una macchia di erba verde che vi dovrebbe colpire per la particolare forma, vediamo chi ci riesce.

La cima di Monte Adone. Già il nome, pensandoci col senno di poi e da adulto, di “fronte” a Monte Venere…. . Ma da bambino io il nome lo conoscevo praticamente tramandato da mio padre che parlava solo (o quasi) il dialetto bolognese, e suonava “Don”, stesso significato di donna.

Quando invece a scuola più tardi scoprii nella mitologia greca Adone e trovai sulle carte il nostro monte suo omonimo o sinonimo, ne fui particolarmente contento, mi sembrò di avere completato un percorso dentro la mia mente. Mah, chissà!

Su questo “monte” la vetta “re” del Contrafforte Pliocenico, di 654 metri sul livello del mare, così dicono le carte (a proposito il foglio CTR interessato a questa porzione di territorio è il N° 237081 - Monte Adone - scala 1:5000; con questa carta potete vedervi anche i percorsi che si possono fare restando in tema), hanno scritto in molti e molto, perché effettivamente è collocato in una situazione che permette di avere una panoramica unica, a dispetto della modesta altitudine.

Ad est la valle del Savena, a sud la bastionata dell’Appennino ed a ovest la valle del Setta.

Nelle giornate più limpide si possono contare tante cime, oltre al Corno, al Cimone, ecc…, anche le Alpi che il bravo Monetti fotografò anni addietro dalla collina di Montecalvo di Rastignano, e poi da S. Luca, sorprendendo molti.

Come la maggior parte dei monti che si rispettano, in cima c’è la croce con attaccata la sua canonica cassettina con diario, dove si può apporre, con il nostro nome, la propria dedica.

A volte sono frasi “copiate” altre volte, invece, sono ispirate e fra queste ce ne sono pure delle notevoli.

Il fatto di esserci avvicinati un pochettino di più al “nostro” cielo.

In quei casi la grazia è arrivata immediatamente.

Poi sempre graziati e riposati, sarà bene cominciare a scendere senza pensare di essere stati “bravi”.

È una passeggiata come altre, e bravi si è quando tutto rientra nella normalità e torniamo come sempre alle origini di noi stessi.

Magari con un pizzico di coscienza in più e il pensiero che ritorna alla sporcizia dentro alla grotta, che tanto fastidio alle “Fate” dà.

217Pianta Grotta delle Fate

Leggi
 Transatlantico alla deriva (Ciao Radio)
 intervista
Registrazione della puntata radio di Sasso Si Connette all’interno della trasmissione Transatlantico alla deriva (Ciao Radio)  in cui ho avuto il piacere di avere ospite la vostra presidente Marilena Fabbri per presentare la rivista n. 42 di al sas.

Intervista

 Transatlantico alla deriva (Ciao Radio)
 intervista
Registrazione della puntata radio di Sasso Si Connette all’interno della trasmissione Transatlantico alla deriva (Ciao Radio)  in cui ho avuto il piacere di avere ospite la vostra presidente Marilena Fabbri per presentare la rivista n. 42 di al sas.

Offerta

offerta r


Leggi

....40 cop

Rivista n. 40

....40 cop


R20

-notitle- R20 alsas 10righe.org

R20