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ANTICHI CONFINI BOLOGNESI VERSO IL FERRARESE

Testo e foto di Franco Ardizzoni

La pianura bolognese purtroppo non ha la ricchezza di monumenti antichi: borghi, chiese, ville e palazzi, che invece può vantare la montagna.

Esistono tuttavia dei residui medievali di sette - otto secoli costruiti dal Comune di Bologna in pieno medio evo (XII-XIII secolo) che ancora restano a testimonianza di antichi splendori del periodo comunale quando, dopo la morte di Matilde di Canossa (1115), la città di Bologna cercò ed ottenne l’autonomia e proclamò il libero comune.

Successivamente, dopo aver sconfitto, tramite l’alleanza con altri comuni della Lega Lombarda, l’imperatore Federico Barbarossa (il quale voleva mantenere il controllo sulle città italiane) rivolse le sue attenzioni verso il contado ed iniziò la politica di espansione territoriale che portò a fissare dei confini stabili a sud, verso la Toscana; ad ovest verso Modena, ad est verso la Romagna ed a nord verso Ferrara.

Ed è, appunto, dei confini verso il ferrarese che intendiamo parlare. Attualmente il limite confinario fra le due province è fissato dal fiume Reno che, a partire dal bosco della Panfiglia (S. Agostino) piega ad est dirigendosi verso Argenta dove si immette nell’alveo antico (abbandonato) del Po di Primaro per andare a sfociare nel mare Adriatico nei pressi di Ravenna.

Le terre ed i paesi che rimangono a nord del fiume Reno, cioè S. Agostino, Poggio Renatico, S. Martino, si trovano in provincia di Ferrara, mentre quelli a sud, come Galliera, Malalbergo e Molinella, sono in provincia di Bologna.

Nei tempi antichi però non era così. Intanto il Reno non aveva il percorso attuale, ma passava ad ovest di Cento e, attraversando i territori di Renazzo e Casumaro andava ad immettersi in Po nei pressi di Bondeno.

Pertanto il territorio bolognese si estendeva fino alla località Lusolino (Torre dell’Uccellino). Di qui, seguendo una linea quasi retta verso ovest passava per la località Vedrega, o Verga (attuale zona a nord di Mirabello) e puntava verso Casumaro: in pratica ricalcava quelli che erano i limiti della diocesi di allora.

Verso la fine del XII secolo (1100) il Comune di Bologna costruì la torre ed il Castello di Galliera. Era il primo avamposto fortificato verso il confine ferrarese, il quale si presentava ricco di boschi e paludi.

A quel fortilizio Bologna attribuiva molta importanza e lo considerava “scudo e difensione di tutto il contado bolognese verso il ferrarese”. Infatti i rapporti con i marchesi d’Este, che signoreggiavano nel ferrarese e nel modenese, non erano dei migliori, per cui Bologna realizzò dei punti di controllo sulle strade e sui corsi d’acqua che portavano verso Ferrara.

Galliera si trovava appunto su una via navigabile (l’attuale Riolo che si congiungeva con il canale Palustre proveniente da Porotto, a guardia del quale i ferraresi avevano eretto, a loro volta, una torre) e su di una strada che seguiva lo stesso percorso del canale.

Successivamente, nel 1242, il Comune di Bologna costruì una torre ed un castello nella terra detta di “Lusolino”, a poche miglia da Ferrara e la dotò di munizioni e vi pose un capitano e quattro custodi, e faceva riscuotere il pedaggio per ogni persona e per ogni animale che volesse transitarvi

Anche questa torre fu costruita lungo un canale navigabile, quello che da Bologna portava al Po di Gaibana. Nel frattempo, poco prima o poco dopo (purtroppo la data esatta non si conosce), fu costruita anche la torre del Cocenno alla confluenza del canale Cocenno nel Riolo, posta qualche miglia più a nord di Galliera (ora in territorio di Poggio Renatico).

Nel 1250 l’organo legislativo del comune di Bologna deliberò che “per l’utilità pubblica del comune di Bologna e specialmente di coloro che hanno interessi nelle valli, venga posta, a spese del comune, una campana sulla torre dell’Uccellino, una sulla torre del Cocenno, un’altra sul lato settentrionale della torre di Galliera (quest’ultima a spese del comune di Galliera); e ciò affinché i comuni delle terre interessate possano, e debbano, quando venga segnalato un pericolo, correre ad appostarvisi , e i nemici del comune di Bologna non si arrischino di entrare nel nostro territorio.” (Amedeo Benati. “Il sistema difensivo bolognese lungo il confine medievale con il ferrarese.” In Strenna storica bolognese. 1989).

Proseguendo nel suo progetto di realizzazione del sistema difensivo verso Ferrara, il Comune di Bologna nel 1297, nel territorio di Galliera verso le valli in luogo detto Vedrega, sulla riva del canale Riolo che proveniva da Bologna e, passando accanto alla torre di Galliera ed a quella del Cocenno, proseguiva verso Ferrara, costruì un forte e vi pose le guardie sia per impedire l’esportazione di legna, biade, bestie o pesce, sia per impedire il passo alle genti del marchese di Ferrara per acqua e per terra.

Entro il forte costruì anche una robusta torre, per la quale venne eretto un riparo fortissimo di legname, dotato di catena, affinché nessuno potesse uscire o entrare senza la volontà delle guardie. La suddetta torre, detta Torre Verga, fu completata nell’anno 1305.

La località è da identificarsi oggi con la frazione Madonna dei Boschi del comune di Poggio Renatico. Purtroppo la torre non esiste più, essendo stata demolita nell’anno 1861. Una lapide, posta nel 1883 dal conte Malvezzi sull’altana del pozzo che sorge al bivio della strada della Confina e della strada per Mirabello (poco oltre la chiesetta di Madonna dei Boschi) ricorda il luogo ove sorgeva.

Circa nello stesso periodo (fine del XIII secolo) furono costruite le torri di Molinella (ancora esistente) e quella dei Cavalli (in località Cavagli) la quale, passata nel XVII secolo ai Malvezzi -Campeggi e poi caduta in disuso scomparve del tutto nel corso del XIX secolo.

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