fbpx

faceb   icona Youtube

cookie informativi

I cookie sono piccoli file produtti dal server del sito visitato che vengono scaricati e memorizzati nel disco rigido del computer dell'utente tramite il browser quando lo si visita. I cookie possono essere utilizzati per raccogliere e memorizzare i dati utente durante la navigazione per offrire servizi come il login al sito, una condivisione su social network ecc.. Possono essere essere di natura duratura e rimanere nel pc dell'utente anche dopo la chiusura della sessione dell'utente o svanire dopo la chiusura di essa. I cookie possono del sito che si visita (locali) o di terze parti.

Ci sono diversi tipi di cookie:

  • Cookie tecnici che facilitano la navigazione degli utenti e l'utilizzo delle varie opzioni o servizi offerti dal web, come identificare la sessione, consentire l'accesso a determinate aree, facilitano gli ordini, gli acquisti, la compilazione di moduli, la registrazione, sicurezza, facilitando funzionalità (come ad esempio la visione di video ecc...),
  • Cookie di profilazione che consentono agli amministratori di tracciare le attività degli utenti e di mandar loro pubblicità mirata,
  • cookie di terzi parti che consentono l'integrazione del sito con servizi come i Social Network (cookie sociali) per permetterne la condivisione, cookie flash per la visione di video ecc...

Quindi, quando si accede al nostro sito web, nel rispetto della Direttiva UE 2009/136/CE e del provvedimento 229 dell'8 maggio 2014 del garante della privacy, l'utente ci autorizza all'utilizzo dei Cookie. Tutto questo è per migliorare i nostri servizi. Usiamo Google Analytics per raccogliere informazioni statistiche anonime come il numero di visitatori del nostro sito. I cookie aggiunto da Google Analytics sono disciplinate dalle norme sulla privacy di Google Analytics. Se volete potete disabilitare i cookie di Google Analytics.

Tuttavia, si ricorda che è possibile abilitare, disabilitare, limitare l'utilizzo e cancellare automaticamente i cookies seguendo le istruzioni del tuo browser.

ARCHEOLOGIA A CASALECCHIO DI RENO

prima parte

Cinzia Cavallari, Pierangelo Pancaldi, Nicoletta Raggi

La recente pubblicazione di uno studio sulla leggendaria città di “Carena” (che si troverebbe sepolta sotto il paese di Sasso Marconi)1 e l’apertura di una prima mostra conoscitiva sugli scavi archeologici di Casalecchio di Reno (maggio 2000)2 hanno posto le basi per una rinnovata stagione di studi e ricerche in grado di far luce sulla storia più remota di questi territori.

Troppo vicini sono infatti i centri di Casalecchio e Sasso (entrambi collocati sulla medesima direttrice di traffico lungo il Reno, a valle della Marzabotto etrusca) per non suscitare tra storici, archeologi e semplici appassionati, la suggestione di future ricerche che tengano conto di entrambe queste realtà.

Così, mentre in questa fase delle indagini si auspica per Casalecchio l’ampliamento dell’attuale spazio espositivo e la possibilità di realizzare un nucleo museale (in grado di affiancarsi alla piccola area archeologica allestita presso il Cimitero Comunale)3, a Sasso Marconi, una serie di sopralluoghi su alcune aree del territorio ha confermato la presenza di materiale archeologico, inducendo alla redazione di un progetto comprendente sondaggi di scavo e ricerche di superficie su alcuni dei siti ritenuti di maggiore interesse.

Fin dal secolo scorso il territorio di Casalecchio di Reno è stato oggetto di ritrovamenti archeologici di notevole importanza, come la tomba celtica del cosiddetto “guerriero di Ceretolo”, venuta alla luce nel 18774 nella proprietà Boschi. Dalla metà degli anni Ottanta l’ampio progetto di urbanizzazione dell’attuale quartiere “Meridiana” (zona “A”) ha consentito alla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna di programmare un articolato intervento di tutela preventiva5.

La complessa operazione è stata realizzata nel corso di sette campagne di scavo pluriennali, iniziate 12 anni orsono (ma le esplorazioni continuano tuttora!) da squadre di archeologi professionisti6, talvolta affiancati da tecnici di altre discipline (geologi, zoologi, archeobotanici). Le indagini hanno consentito di delineare un quadro esauriente sull’evoluzione insediativa, economica e ambientale della zona, lungo un arco cronologico di circa 10.000 anni, dal Mesolitico all’Età Moderna.

Dai dati raccolti si può dedurre che l’area corrispondente al territorio casalecchiese sembra aver assunto fin dai tempi più antichi una notevole importanza per lo stanziamento di gruppi umani. Va infatti ricordato che mentre in età preistorica le esigenze che determinano la scelta di un sito sono legate alla semplice sussistenza e quindi alle condizioni climatico-ambientali che il territorio può offrire, a partire dall’età dei metalli invece, nel momento in cui lo scambio e il commercio di materie prime si intensificano, la scelta di una sede stanziale è condizionata non solo dalle caratteristiche ambientali ma anche dalla vicinanza di grosse direttrici di traffico. La presenza di flussi commerciali doveva quindi essere elemento determinante alla formazione e allo sviluppo di nuclei abitati in punti ben precisi, strategici per la presenza e la continuità del commercio stesso.

A Casalecchio la fertilità dei terreni posti a breve distanza dalla riva sinistra del fiume Reno, tra la zona pedecollinare e la pianura, e la facilità di reperire acqua grazie alla presenza di numerosi corsi fluviali minori, resero estremamente appetibile questo territorio in quanto in grado di soddisfare tutte le fondamentali esigenze di sopravvivenza.

Già i più antichi nuclei umani, insediatisi durante il mesolitico e il neolitico, trovarono quindi condizioni favorevoli al loro sostentamento.

La più antica frequentazione finora attestata dalle indagini archeologiche, risale infatti ad oltre 12.000 anni fa, quando gruppi di cacciatori-raccoglitori mesolitici sembrano aver scelto alcuni punti del territorio quali stazioni di sosta temporanea durante le stagionali battute di caccia. Lo testimoniano la presenza di microliti (minutissimi strumenti di selce e ftanite lavorate) rinvenuti nella Zona “A” e legati probabilmente alla preparazione delle armi e degli utensili7.

Alle origini della civiltà

Il neolitico o “età della nuova pietra” (4.500 - 2.500 a. C.) segna il passaggio da un’economia basata sulla caccia e raccolta ad una produttiva fondata su agricoltura, allevamento ed addomesticamento degli animali; è inoltre introdotta la tecnica della lavorazione dell’argilla per la produzione di vasellame realizzato a mano (colombino o cercine). Un’economia di questo tipo è caratterizzata da una complessa organizzazione sociale, il cui segno più evidente è la necessità di villaggi stabili.

Tale “rivoluzione” culturale nasce intorno all’VIII millennio a. C. in area vicino-orientale (Iran e Turchia) e si attesta nella Pianura Padana intorno alla metà del V millennio a. C.

Le tracce individuate nella zona “A”: alcuni fondi di capanna circondati da buche per l’alloggiamento di pali lignei, resti di focolari, frammenti d’intonaco parietale in argilla concotta (talvolta con le impronte dell’incannucciato), pozzetti e buche contenenti anche resti faunistici e botanici, numerosi frammenti di vasellame ceramico, vari strumenti in selce, indicano la presenza di un vero e proprio abitato relativo alla “cultura di Fiorano” (neolitico antico: prima metà del V millennio a. C.).8

Durante il periodo successivo, denominato eneolitico (2.500 - 1.900 a. C.), la società si trasforma grazie all’introduzione della lavorazione e dell’uso dei metalli, in particolare del rame; permane tuttavia la produzione di strumenti in pietra (selce e ftanite). Con il rame, che fonde ad una temperatura di 1083°, si realizzano strumenti da lavoro, armi ed oggetti d’ornamento personale.

Si vengono così a creare, oltre a forme di vera e propria specializzazione, l’instaurazione di una rete di scambi e l’affermazione di una bellicosità più accentuata.

Su tutta l’area della zona “A”9, è stato individuato uno strato localmente interessato da tracce più o meno evidenti di presenze umane riferibili a questo periodo.

Indizi di un abitato capannicolo rinvenuti all’estremità Sud dell’area, non permettono in ogni caso di precisare meglio la tipologia dell’insediamento. L’attribuzione all’età eneolitica si basa perciò sull’analisi dei dati stratigrafici e degli oggetti litici rinvenuti (talvolta semplici schegge di selce e ftanite); la mancanza di reperti metallici potrebbe essere imputabile all’elevato valore di questi oggetti e alla loro limitata circolazione.

A questa fase sono probabilmente da attribuire anche due tombe ad inumazione in fossa, una delle quali (una sepoltura di un bambino in posizione rannicchiata) conservava ancora resti del pasto funebre10 (fig. 1).

Durante l’età del bronzo (1900-900 a. C.) proprio grazie alla invenzione della lega stagno e rame si verifica una più ampia circolazione e diffusione della metallotecnica, mentre nuove forme insediative vedono aggregarsi nuclei di popolazione in centri protourbani. In questo periodo, i diffusi rinvenimenti dell’area tra Casalecchio e Borgo Panigale confermano la continuità insediativa.

Alla fertilità del terreno, che rimane comunque un requisito importante per una società basata pur sempre su un’economia di tipo agro-pastorale, si affianca ora anche la felice posizione strategica per gli scambi, i quali, con l’introduzione del nuovo metallo, ricevono un grosso impulso. Casalecchio sorge, infatti, all’incrocio di due importanti direttrici di traffico: una è la valle del Reno che collega la pianura Padana con l’Italia centrale ed il Mediterraneo; l’altra è la via pedecollinare che collega l’Emilia orientale con quella occidentale ed il fiume Po.

Per le sue caratteristiche geomorfologiche e geografiche Casalecchio comincia dunque ad assumere una notevole importanza strategica, divenendo sempre più centro d’aggregazione e stanziamento di popolazioni a partire dall’ultimo millennio a. C.

Nella Zona “A” sono riferibili al bronzo antico (1900-1600 a. C.) tracce di frequentazione costituite da buche di palo, aree di discarica, resti di vasellame ceramico, residui d’attività connesse all’uso del fuoco (ceneri, carboni, resti di ossami animali) e alcuni pozzetti per approvvigionamento idrico, ottenuti semplicemente scavando profonde fosse “a imbuto” fino ad intercettare le acque di falda11.

TOMBE PRINCIPESCHE

All’inizio dell’età del ferro (IX-VIII sec. a. C.) la penisola risulta popolata da diverse identità culturali: gli etruschi stanziati in una vasta area geografica compresa tra il mar Tirreno, l’Arno e il Tevere, diedero vita ad un processo di espansione, a Nord oltre gli Appennini e a Sud in Campania. Si colloca in questo periodo la più antica manifestazione della civiltà etrusca, solitamente indicata come “Cultura villanoviana” (dal sito di Villanova di Castenaso - BO) ove se ne rinvennero le prime tracce.

A questa fase e a quella successiva, detta Orientalizzante (VII - inizi VI sec. a.C.), appartengono i ritrovamenti effettuati a Casalecchio nel secolo scorso e negli anni Sessanta. Durante questi scavi vennero in luce fondi di capanne attribuibili a un villaggio sorto tra il 750 e il 550 a.C., e alcune sepolture12. A breve distanza le indagini più recenti hanno consentito invece l’individuazione di un’area produttiva (alcune fornacette per la cottura di vasellame e un pozzo con rivestimento in ciottoli a secco, fig. 2), nonché il recupero di due piccoli nuclei sepolcrali (quattro tombe a cremazione e una a inumazione) con i relativi corredi (fig. 3).

In questa fase l’area di Casalecchio di Reno viene ed essere il “confluente” geografico delle direttrici verso la Pianura Padana e verso la Toscana. Vi si riscontrano tracce di un’economia basata prevalentemente sulla produzione agricola, struttura economica del resto diffusa anche in altre realtà vicine (Castenaso, Bologna, Bazzano, ecc.). All’agricoltura si affiancano tuttavia attività legate alla lavorazione dei metalli e alla produzione di vasellame ceramico.

La presenza di ricchi corredi sepolcrali, infatti, presuppone notevoli potenzialità economiche nonché caratteri distintivi connessi a particolari gruppi sociali.

L’influsso esercitato dalla vicina Bologna stimola inoltre un attivo scambio commerciale; l’area di Casalecchio appare quindi una sorta di nucleo complementare, di “quartiere decentrato” rispetto al centro bolognese, con prevalente funzione di area di smistamento e alleggerimento dei traffici provenienti dalle direttrici che in questo luogo si incontravano per dirigersi verso Bologna13.

Durante la fase Certosa (dal nome di una delle necropoli di Bologna: VI-IV sec. a.C.) l’area di Casalecchio sembra ricoprire più che mai una posizione strategica nel controllo dei collegamenti tra Valle del Reno (Marzabotto) e pianura (tav. I).

Vicino all’attuale cimitero, ove già negli anni Sessanta erano venute in luce tracce di un insediamento sviluppatosi tra il VI e il III sec. a.C.14, sono state individuate altre strutture abitative e produttive costituite da una serie di ambienti quadrangolari, con fondazioni in ciottoli, disposti in sequenza lineare.

È qui evidente l’influenza dei nuovi indirizzi urbanistici e costruttivi provenienti dalle comunità etrusco-tirreniche: la precisione dell’impianto progettuale con tracciati ortogonali, case a sviluppo rettilineo con suddivisioni interne legate alle diverse destinazioni d’uso, fondazioni in ciottoli fluviali con alzato in materiale deperibile (legno e mattoni crudi), coperture in laterizio (tegole e coppi).

Testimonianza notevole di una diversificazione funzionale dei settori dell’abitato è ad esempio il rinvenimento di una fornace con tre vasche rettangolari poste nelle vicinanze, forse pertinenti ad una bottega per la produzione di vasellame. I vari edifici sorgono lungo un canale artificiale inserito in un articolato sistema di fossi a reticolo volto alla distribuzione delle acque fluviali e dunque al miglioramento dei terreni produttivi. La presenza di un grosso corso d’acqua a Ovest dell’abitato, dato il suo carattere torrentizio, rese inoltre necessario un programma di regimazione. Per far fronte a questa realtà ambientale venne allora realizzata una struttura di rinforzo e protezione delle sponde mediante un argine in ciottoli lungo la riva sud-orientale. Questa complessità insediativa denota, come si diceva, l’elevata organizzazione sociale della comunità e la presenza di ben precisi gruppi dirigenziali15.

La vicina necropoli infatti, ci ha restituito corredi addirittura aristocratici, costituiti da vasellame d’importazione proveniente dalla regione greca dell’Attica, vasellame bronzeo, fibule in argento, dadi e pedine da gioco in avorio e pasta vitrea, fusaiole e balsamari pure in pasta vitrea, uno splendido candelabro ad asta in bronzo finemente lavorato e una stele in arenaria del tipo detto a “ferro di cavallo”, recante figurazioni a bassorilievo su entrambi i lati. Tra gli oggetti personali di uno dei defunti, un anello d’oro16.

Casalecchio sembrerebbe dunque rappresentare in questo periodo l’espansione commerciale dell’area urbana di Bologna nella valle del Reno e quindi verso l’Italia centrale. Questa seppur limitata “autonomia” dalla metropoli permette un parallelo sviluppo autonomo anche dal punto di vista economico. Accanto ad un’economia di tipo agricolo, le fornaci, la fonderia e i magazzini per le derrate alimentari, mostrano l’esistenza di una vita economica più articolata, con attività produttive che rivelano una società ben organizzata e socialmente evoluta.

1 Si tratta dello studio di M. Rubbini, Sasso Marconi città etrusca? Tra miti leggende e realtà qui si narra la storia di Carena … Bologna 1999.

2 Sull’apertura della mostra di Casalecchio cfr. la stampa locale: N. Mele, Alle radici della Meridiana, “Il Resto del Carlino” Bo, 13 maggio 2000; id., Duemila anni fa, sotto la Meridiana …, “Il Resto del Carlino” Bo, 16 maggio 2000.

L’esposizione, in attesa di una piccola guida illustrata di ormai prossima pubblicazione, è per ora accompagnata da un pieghevole realizzato da C. Cavallari – P. Pancaldi – N. Raggi, La “Meridiana” nel tempo. Un decennio di scavi e scoperte archeologiche nella Zona “A” di Casalecchio di Reno (pieghevole distribuito dalla Galotti S.p.A.), Minerbio (BO) 1999.

3 Sull’ipotesi di un museo a Casalecchio la stampa locale fece sentire la sua voce fin dagli anni ’60 (cfr. Un museo per Casalecchio. Reperti che aspettano una sistemazione, “Il Resto del Carlino”, 23 settembre 1969). Solo più recentemente si è tornati a parlarne; si accenna ad esempio ad un “centro di documentazione su reperti di epoca villanoviana etrusca e romana rinvenuti in tutta la zona, in: N. Mele, Si completa il quartiere Meridiana. Avviata la seconda fase di realizzazione. Centro direzionale, parco archeologico e campi sportivi, “Il Resto del Carlino” Bo, 2 ottobre 1997.

Sulla riattivazione dell’area attrezzata nei pressi del Cimitero Comunale e su alcune delle attività didattiche realizzate dal Comune cfr. ad esempio: Il Parco Archeologico di Casalecchio di Reno, “Casalecchio News” II, n.5 (giugno 1999); N. Mele, Chissà se agli etruschi piaceva la porchetta, “Il Resto del Carlino” Bo, 4 giugno 2000.

4 A dare per primo notizia della tomba di Ceretolo fu il conte Giovanni Gozzadini, lo scopritore della Civiltà Villanoviana: Di un antico sepolcro a Ceretolo nel Bolognese, “Atti Dep. Emilia” n.s. IV (1879), pp. 83-109.

5 Grazie anche al concreto interessamento e al sostegno della Soc. Galotti S.p.A.

6 Si tratta delle società archeologiche Lares s.n.c. e Tecne S.r.l. che hanno eseguito gli scavi sotto la direzione scientifica del Dott. Jacopo Ortalli della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna.

7 D. Mengoli, Casalecchio di Reno Zona “A”. Rinvenimenti di età mesolitica, “Archeologia dell’Emilia Romagna” , in c.s.

8 In attesa di una più ampia trattazione si veda per ora quanto accennato in J. Ortalli, Archeologia topografica: la ricostruzione dell’ambiente e dell’insediamento antico nell’esperienza di Casalecchio di Reno, in XLIII “CARB” (Corso di Cultura sull’Arte Ravennate e Bizantina) (Ravenna, 22-26 marzo 1997) 1997, p. 573; e più recentemente in: C. Cavallari – P. Pancaldi – N. Raggi, La “Meridiana” nel tempo, cit.

9 Per le segnalazioni relative a questo periodo nel territorio di Casalecchio si veda: G. Steffé , Rinvenimenti dell’eneolitico e del bronzo antico a Casalecchio di Reno (BO), “Preistoria Alpina”, 20, 1984, pp. 147-154

10 C. Cavallari – P. Pancaldi – N. Raggi, La “Meridiana” nel tempo, cit.

11 Ibid.

12 C. Peyre, Habitat et nécropole proto-felsiniens à Casalecchio di Reno (Bologne), in: L’habitat et la nécropole à l’age du Fer en Europe occidentale et centrale, (Atti Conv. Paris 1972 a cura di P. M. Duval – V. Kruta), Paris 1975, pp. 3-12; L. Kruta Poppi – P. Von Eles, Il territorio bolognese, tombe aristocratiche dalla valle del Reno, in : La Formazione della Città in Emilia Romagna, II (Cat. a cura di G. Bermond Montanari), Bologna 1987, pp. 95 ss.

13 S. Tovoli, Il confluente di Casalecchio. Profilo demografico di un settore del “comprensorio” bolognese in età preromana, “Studi Etruschi” XL (1972), pp. 341-56.

14 Gli scavi nell’area a ridosso del cimitero di Casalecchio furono condotti tra il 1961 e il 1970 dall’École Française de Rome (C. Peyre, Casalecchio di Reno, “Mélanges de L’École Française de Rome”, 79 (1967), 1, pp. 400-2, fig. 25; Id. L’habitat etrusque de Casalecchio di Reno, in: “Studi sulla città antica” (Atti Conv. St. sulla città etrusca e italica preromana), Bologna 1970, pp. 253-61; Id., Habitat et nécropole proto-felsiniens… cit.; F.H. Pairault, L’Habitat archaïque de Casalecchio di Reno près de Bologne: structure planimétrique et technique de construction, “Mélanges de L’École Française de Rome”, 84 (1972), 1, pp. 145 ss., tav. 1.

15 Sulla rete di canali e infrastrutture legate alla sistemazione del territorio nell’area della Zona “A” di Casalecchio, cfr. J. Ortalli, Bonifiche e regolamentazioni idriche nella pianura emiliana tra l’età del ferro e la tarda antichità, in: Interventi di bonifica agraria nell’Italia romana, “Atlante tematico di topografia antica”, 4 (1995), pp.69-71; Id., Evoluzione idrografica e insediamento antico dagli scavi di Casalecchio di Reno, in: Uomo acqua e paesaggio (Atti dell’incontro di studio sul tema Irregimentazione delle acque e trasformazione del paesaggio antico, S. Maria Capua Vetere, 22-23 novembre 1996), “Atlante tematico di topografia antica”, II suppl., 1997, pp. 351-4; Id., Archeologia topografica cit., pp. 576-77.

16 Su queste tombe si può trovare qualche preliminare notizia in: J. Ortalli, Archeologia topografica, cit., p. 580 e in: C. Cavallari - P. Pancaldi - N. Raggi, La “Meridiana” nel tempo, cit.