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CA’ FORTUZZI

l’oratorio di una famiglia

di Francesco Fabbriani

La religiosità di un tempo aveva manifestazioni ben diverse delle attuali: la Messa domenicale era un appuntamento che, al di là del valore religioso, assume anche un carattere di socializzazione per l’intera comunità costretta per tutta la settimana a un isolamento per lunghi periodi e a volte questo isolamento non superava i confini del fondo agricolo coltivato.

Assumevano a quel tempo una certa importanza le piccole cappelle di cui era costellato il territorio parrocchiale, che permettevano di dare un carattere religiosa anche a ricorrenze di tipo famigliare e consentivano il culto rivolto a Santi invocati quali protettori contro calamità naturali o malattie. Gli oratori erano fatti edificare dalle famiglie possidenti della comunità ( forse in ricordo dello “juspatronato” di un tempo) che si prendevano anche cura del loro mantenimento. Ogni villa o abitazione di prestigio aveva una sua cappella di famiglia. A Sasso Marconi sono ancora molti gli oratori giunti ai nostri giorni, anche in buono stato, perché custoditi con cura.

Una recente pubblicazione di Silvia D’Altri (Guida alle chiese e agli oratori, Sasso Marconi e dintorni, Costa editore) raccoglie una documentazione di gran parte degli edifici religiosi, fra cui anche le piccole cappelle, che sono in numero considerevole, anche se di molti non si conosce più l’esistenza, perché confusi tra gli altri edifici o nascosti al passaggio veicolare.

Per di più si è persa l’abitudine di celebrarvi funzioni aperte al pubblico. Fra queste piccole e graziose cappelline vi è quella della “presentazione della Vergine, Sant’Antonio e San Francesco”, che fa parte del complesso di Ca’ Fortuzzi, ora proprietà Busi, in via Lagune, a Mongardino.

Si tratta di un piccolo edificio appoggiato all’abitazione principale, la cui datazione si può far risalire sicuramente a prima della metà del settecento, in quanto già il Calindri, nel suo celebre “Resoconto sulle Parrocchie della Diocesi di Bologna”, lo menziona, anche se con un’altra intitolazione: “Oratorio di Santa Maria della Salute”.

Come ipotizza Augusto Martelli nel suo libro su Mongardino, probabilmente la denominazione dell’oratorio fu mutata tra il 1782 ed il 1844, data in cui esiste testimonianza dell’attuale denominazione. La sua facciata, che si può scorgere dalla strada, è quanto mai semplice: ha una porta rettangolare, sovrastata da una piccola nicchia che ospita una immagine sacra: una formella con l’effigie della Madonna con il Bambino. Sul fianco ha una finestra ovale chiusa da una grata in ferro.

L’oratorio è stato recentemente restaurato a cura della famiglia Busi ed ha avuto il privilegio di ricevere la visita dell’arcivescovo di Palermo, sua eminenza il Cardinale Pappalardo, che vi ha celebrato una funzione religiosa.