fbpx

faceb   icona Youtube

cookie informativi

I cookie sono piccoli file produtti dal server del sito visitato che vengono scaricati e memorizzati nel disco rigido del computer dell'utente tramite il browser quando lo si visita. I cookie possono essere utilizzati per raccogliere e memorizzare i dati utente durante la navigazione per offrire servizi come il login al sito, una condivisione su social network ecc.. Possono essere essere di natura duratura e rimanere nel pc dell'utente anche dopo la chiusura della sessione dell'utente o svanire dopo la chiusura di essa. I cookie possono del sito che si visita (locali) o di terze parti.

Ci sono diversi tipi di cookie:

  • Cookie tecnici che facilitano la navigazione degli utenti e l'utilizzo delle varie opzioni o servizi offerti dal web, come identificare la sessione, consentire l'accesso a determinate aree, facilitano gli ordini, gli acquisti, la compilazione di moduli, la registrazione, sicurezza, facilitando funzionalità (come ad esempio la visione di video ecc...),
  • Cookie di profilazione che consentono agli amministratori di tracciare le attività degli utenti e di mandar loro pubblicità mirata,
  • cookie di terzi parti che consentono l'integrazione del sito con servizi come i Social Network (cookie sociali) per permetterne la condivisione, cookie flash per la visione di video ecc...

Quindi, quando si accede al nostro sito web, nel rispetto della Direttiva UE 2009/136/CE e del provvedimento 229 dell'8 maggio 2014 del garante della privacy, l'utente ci autorizza all'utilizzo dei Cookie. Tutto questo è per migliorare i nostri servizi. Usiamo Google Analytics per raccogliere informazioni statistiche anonime come il numero di visitatori del nostro sito. I cookie aggiunto da Google Analytics sono disciplinate dalle norme sulla privacy di Google Analytics. Se volete potete disabilitare i cookie di Google Analytics.

Tuttavia, si ricorda che è possibile abilitare, disabilitare, limitare l'utilizzo e cancellare automaticamente i cookies seguendo le istruzioni del tuo browser.

SCONFINANDO ...

Un’escursione sui sentieri medievali di Luminasio

di Brillantino Furlan

Sul sacrato della chiesa di Luminasio, una quarantina di persone circondano Paolo Michelini che spiega come si è formato il suolo sul quale posiamo i piedi. E’ un bel mattino domenicale, i raggi del sole fanno luccicare le grandi foglie cordato-ovate dal lungo picciolo della bellissima Paulownia Imperialis, un albero di origine cinese ma coltivato soprattutto in Giappone. E’ carico di frutti, capsule deiscenti contenenti molti piccoli semi alati. Mi ricordo quando ho visto questa pianta fiorita in primavera con i suoi fiori rosa riuniti in pannocchie. Lo sguardo spazia sul sacrato, un piccolo parco di platani, oleandri, nespoli. C’è pure il bagolaro o spaccasassi (Celtis Australis) con i suoi frutti che sono piccole bacche violacee dolciastre. Una volta servivano per fare delle marmellate, ma ora sono solo buone per gli uccelli.

Ci incamminiamo lungo un filare di cipressi dell’Arizona, pianta originaria dai monti dell’Arizona e del Nuovo Messico settentrionale. Un po’ più avanti incontriamo anche un filare secolare di pioppo bianco. Saliamo verso il borgo Cà dei Zanetti. Alla nostra destra vediamo un muro a secco fatto con blocchi grandi come macigni. Sembra di vedere le costruzioni degli antichi Maya nelle lontane Americhe. Furtivo, un bellissimo scoiattolo, dal mezzo della strada, ci sta osservando, poi senza paura si arrampica sul primo albero che trova.

A Cà dei Zanetti, l’architetto Pederzani e sua moglie ci accolgono con grande gentilezza, ci fanno visitare il borgo restaurato, i segni dei maestri comacini e anche l’interno delle stanze. Tutti rimaniamo meravigliati nel vedere delle cose del passato che pensavamo fossero andate perdute per sempre.

Passiamo davanti ad un albero di giuggiole, sono pochi i frutti appesi, drupe di colore rosso cupo, qualche curioso ne assaggia, sono dolci; sarà bello poi nel futuro ricordare questo sapore poiché alberi di questo tipo sono rari nel nostro territorio. C’è anche un albero ormai quasi estinto: un melo chiamato “lazarein”. Alla fine del giro nel borgo, i signori Pederzani ci fanno assaggiare la marmellata di cotogno fatta da loro. Sapori del passato, rari nel presente e svaniti nel futuro. Il sole inizia a scaldare. Ci avviamo su una mulattiera medievale che assomiglia ad un muro a secco orizzontale. Questo acciottolato una volta portava in Toscana.

Il profumo intenso dell’elicriso ci avvolge. Rametti di biancospino, carichi di drupe dal bel colore rosso corallo, sembrano invitarci ad assaggiare i frutti. Incontriamo un arbusto di Colutea arborescens. I suoi frutti vescicolosi e rigonfi scoppiano se schiacciati fra le dita. Una volta venivano usati negli infusi come purgativo.

Il sentiero continua tra varie specie di quercia che sembrano tutte uguali: La farnia (quercus robur) ha le ghiande con un lungo peduncolo, per questo viene chiamata anche quercus pedunculata; la roverella (quercus pubescens) si riconosce dalla pagina inferiore della foglia ricoperta di una peluria biancastra. Gli alberi carichi di grappoli di frutti biancastri che vediamo lungo il cammino sono di Sorbus domestica.

Dopo un po’ abbandoniamo il sentiero e seguiamo un viottolo a forma di canale. Dicono che sono le motociclette “da cross” che creano questi canali e che poi l’acqua piovana fa il resto.

Arranchiamo per un’ora, poi, quasi alla fine della salita incontriamo cinque o sei centauri che gentilmente, prima di scendere rombando, aspettano il sorpasso fatto da noi pedoni. È da notare che giravano su quella mulattiera nonostante che questo “sport”, in quelle strade, sia severamente vietato dal comune.

Per nostra fortuna, ieri sono passati i volontari della Protezione Civile ad allargare la pista. Le facce degli escursionisti sono rosse per la fatica, ma i sorrisi ritornano quando ci incamminiamo in direzione di Frascarolo. Oltrepassiamo Pallodio, un borgo appena ristrutturato, poi Ca’ Bianca, ben tenuta con un bel pergolato carico di grappoli d’uva. Attraverso il bosco dobbiamo camminare in fila indiana poiché il sentiero è stretto.

All’improvviso ci troviamo a Frascarolo. Anche questo borgo è stato ristrutturato ed ora è abitato. La signora Betty ci fa vedere il suo poggiolo da dove si domina tutta la valle, un bel panorama di boschi verde cupo. Una signora si siede sopra un sasso di forma allungata con la superficie segnata da linee ed incisioni: Qualcuno ridendo suggerisce che siano le scritture di tempi passati. Un’altra abitante di Frascarolo ci fa visitare la sua abitazione, dicendo che è nata lì e ha restaurato la casa in modo che non ci fosse nessun cambiamento. La signora Betty ci porta da bere.

Tutti si sdraiano sul prato, Paolo prende ancora l’occasione per parlare, spiegandoci la storia e le funzioni dei borghi, le lotte tra i conti di Panico e il Comune di Bologna, le condizioni di vita nel passato. Qui dove è accaduta la storia, i sassi ce ne parlano e rimane un ricordo più vivo.

Con questa escursione abbiamo sconfinato dal territorio del comune di Sasso Marconi. Ma è bello guardare anche oltre i confini, al di là della Rupe.