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(storia)

MICROVIABILITÀ E MANUTENZIONE DELLE STRADE DEL CONTADO BOLOGNESE NEL ‘700

di Giancarlo Dalle Donne

Introduzione

Se negli ultimi anni si sono moltiplicate le ricerche sulle principali vie di comunicazione appenniniche, e in modo particolare sulla Porrettana, è rimasto invece in ombra “il problema della microviabilità”, come ha recentemente segnalato Alfeo Giacomelli, sottolineando l’importanza per l’Appennino di questa “rete di comunicazioni capillari”1.

Una ricerca in questa direzione, che cercasse cioè di ricostruire la storia della viabilità all’interno delle comunità del contado bolognese, nel tentativo di mettere in luce il reticolato costituito da “strade, stradelli, sentieri”, si potrebbe avvalere di una fonte di una ricchezza straordinaria, dalla metà del ‘500 alla fine del ‘700: l’Archivio dell’Ufficio Acque e strade, conservato presso l’Archivio di Stato di Bologna.

Si trattava di un organo prevalentemente giudiziario, che dipendeva dall’Assunteria di Governo, al quale spettava la manutenzione delle strade, anche del contado, il rifacimento o la costruzione di ponti, la manutenzione dei condotti di scolo. Come scrive A.De Benedictis, “più importante dell’azione amministrativa, che sembra essere consistita prevalentemente nel far eseguire i comandi dell’Assunteria di governo relativi alle inghiarazioni e a verificare in ultima istanza la loro concreta attuazione, era certamente quella giudiziaria, data anche l’enorme quantità di contenzioso suscitata dalle norme relative e dalle eccezioni invocate o dalle trasgressioni perpetrate”2.

L’Archivio dell’Ufficio Acque e strade è suddiviso in due parti fondamentali: Atti (querele, cause civili, “inghiarazioni”, ecc.) e “Campioni delle strade”. Si tratta di due serie documentarie completamente diverse ma assolutamente complementari. Negli Atti (che consistono in ben 1466 tra registri e filze, per i quali manca purtroppo un inventario analitico) è raccolta tutta la documentazione riguardante le strade del contado bolognese: richieste, invocazioni, suppliche. Motivo principale dell’imponenza di questo archivio è da ricercarsi nell’ambiguità di fondo di leggi e regolamenti sulla manutenzione delle strade. A chi spettava manutenzione e “inghiarazione”? In realtà, al di là di ciò che prescriveva lo statuto comunale, ogni singola comunità seguiva le proprie consuetudini locali. All’interno della documentazione richiamata vengono ricercate continuamente situazioni di privilegio: ogni Massaro, ogni proprietario rivolge suppliche agli Ufficiali delle acque per svariati motivi, che solo uno studio sistematico di tale archivio potrebbe mettere compiutamente in luce. Una attenta lettura di questa documentazione potrebbe fare filtrare una enorme quantità di notizie analitiche e dettagliate sulle strade del contado bolognese.

I “Campioni delle strade” sono invece lo strumento concreto a disposizione degli Ufficiali delle acque che permette loro di conoscere lo stato delle strade di ogni singola comunità. Sono documenti prodotti localmente – e periodicamente aggiornati – dal Massaro e dagli Assunti, e contengono una descrizione delle “strade, stradelli e sentieri”. All’interno dell’Archivio dell’Ufficio sono conservati Campioni delle strade per gli anni 1665, 1716, 1770 e 1774-75.3

Le comunità appartenenti all’attuale comune di Sasso Marconi – per la formazione dei Campioni delle strade - furono ripartite in diversi “quartieri”: quartiere di Bazzano (del quale facevano parte Moglio, Mongardino, Montefrascone, Nugareto, Rasiglio, Scopeto, Tignano – ed è questa l’unica serie completa, relativa agli anni 1665, 1716, 1770, 1774), quartiere di Roncastaldo (Ancognano, Badolo, Batteddizzo, Pieve del Pino, Vizzano – presente solo per gli anni 1665 e 1774), e quartiere di Vergato (Pontecchio, Praduro e Sasso, Castel del Vescovo, Jano, Lagune, Monte Chiaro – solo per il 1774).

Su un totale di diciassette comunità, solo una, quella di pianura, è corredata di mappa.

Si può inoltre osservare che solo per le comunità del “quartiere di Bazzano” sono disponibili i campioni relativi a tutti gli anni, dal 1665 al 1774-75: l’analisi e la comparazione dovrà perciò prendere in considerazione in modo particolare questi luoghi. Ma non è questo lo scopo di questa breve introduzione al documento qui di seguito riportato – che si limita a sottolineare l’importanza dell’archivio di cui si è detto, e a cercare di fare emergere la particolarità della “riforma” dei Campioni delle strade del1774-75.

Pubblichiamo di seguito il Campione delle strade di Mongardino del 1775, per mostrare in concreto questo tipo di documento. La realtà locale viene descritta dettagliatamente: viene indicato lo stato delle strade, il nome delle case, il nome dei proprietari confinanti, e tutta una serie di notizie che aiutano a conoscere la vita locale nelle sue diverse articolazioni. Questi documenti, soprattutto se letti parallelamente agli “Atti” dell’Archivio dell’Ufficio Acque e strade e ai brogliardi del Catasto Boncompagni – materiale rintracciabile presso l’Archivio di Stato di Bologna – potrebbero permette una ricostruzione minuziosa della società locale negli ultimi decenni del ‘700.

Perché a distanza di pochi anni si sentì la necessità di “riformare” i Campioni del 1770?

Nella documentazione prodotta dall’Ufficio acque e strade, in modo particolare nel fascicolo “Affare della formazione de’ nuovi Campioni delle strade”4, si ammette che nel 1770 furono commessi “molti errori, omissioni, o disordine”, fu fatta “tal confusione che in molti di loro mancano diverse strade di quelle che dovrebbero esservi descritte”; ma dalla lettura di tali atti emerge con estrema chiarezza lo stretto intreccio tra fini conoscitivi, di esatta descrizione del territorio nelle sue articolazioni, e fini fiscali, intendendo cioè chiarire con esattezza a chi spettasse la manutenzione di “strade, stradelli, sentieri, ponti, chiuse e scoli”.

E’ un aspro dibattito, in corso proprio in quegli anni, in modo particolare in riferimento alle comunità di montagna. Il “sindaco” chiarisce bene la sua posizione, in contrasto con quella degli Ufficiali delle acque – e questo “scontro fra diverse magistrature che agivano negli stessi campi giurisdizionali è una caratteristica consueta nelle società di antico regime”5 – trovando conferma nello statuto comunale, “acciocchè non siano indebitamente gravati gli Possessori dei Predi adiacenti alle strade con una spesa che riesce utile a tutti, e che perciò deve tra tutti dividersi”. Insomma, secondo il “sindaco”, la manutenzione delle strade spetta all’intera comunità: “il pubblico ne profitta, l’uso pubblico le danneggia, il Pubblico dunque le mantenga, senza che debbano soffrirne il peso gli soli Predi adiacenti”6.

Questa posizione aveva trovato peraltro conferma nel senatoconsulto del 1774, che ribadiva l’obbligo per le comunità della manutenzione delle strade; ma, successivamente, una supplica dei Massari delle comunità di montagna per una deroga, venne accolta nel 1776.

In questo clima di incertezza, la riforma dei Campioni delle strade del 1774-75 intendeva mettere dei punti fermi: per la prima volta non ci si occupò solo della descrizione delle strade – e per la prima volta comparvero, anche se limitatamente alla pianura, le mappe – ma anche di indicare “a chi spettava la manutenzione”:

(Nei Campioni precedenti il 1774) furono sgravati molti particolari dalla manutenzione di ponti o chiaviche loro spettanti, addossandola indebitamente a chi non apparteneva: onde dovendo gli suddetti ampioni servir di norma alla conservazione delle pubbliche strade e dar una regola invariabile all’amministrazione della Giustizia, sì per ovviare le usurpazioni di terreni destinati all’uso pubblico, come per distribuire con equità què pesi, che riguardano la loro conservazione, più tosto hanno prodotto quantità di contrasti e di litigi, e segno che il Tribunale delle Acque su la scorta di essi non sa, né può con questo fondamento procedere alla dovuta Giudicatura. (…) che tutti gli erronei campioni del 1770 siano riformati, sussidiando ognuno dei Campioni con una mappa (…) affinchè all’occorrenza di qualunque dubbio possa comprendersi a un colpo d’occhio lo stato della questione, e restino le cose talmente in chiaro che non rimanga in avvenire né apparenza, né luogo a contrasto alcuno (…) acciò tutto sia fatto realmente e sicuramente, e non incontri mai in alcun tempo avvenire più controversia, né opposizione alcuna dalle Comunità e da Possidenti nelle medesime”7.

Era in corso in quegli anni, come viene anche confermato dalla documentazione qui presentata, la tendenza da parte di molti proprietari terrieri a sottrarsi – adducendo veri o presunti privilegi – all’obbligo dell’inghiarazione e della manutenzione delle strade8.

Il processo in corso, di privatizzazione e “chiusura” delle campagne – linea di tendenza generalizzata per l’intera agricoltura europea, che avrà effetti dirompenti sulle condizioni di vita dei ceti più poveri – passerà anche attraverso l’ “usurpazione di terreni destinati all’uso pubblico” e ai ripetuti tentativi di “chiusura delle strade”. Se la chiusura di strade e sentieri veniva richiesta dai proprietari terrieri motivandola con l’effetto immediato dell’aumento di superficie coltivabile, di fatto, impedendo l’accesso ai fondi ai ceti più poveri, ci si muoveva in direzione di una sempre più decisa privatizzazione dell’agricoltura: nella documentazione rintracciata si cita la “frequenza di ricorrenti, che si sono presentati con loro suppliche, implorando la facoltà di procedere alla chiusura delle strade e vicoli”. Questo fenomeno, ampiamente documentato all’interno dell’Archivio più volte citato9 ci sembra potere essere indicato – con le debite proporzioni - come l’equivalente delle “enclosures” , o recinzioni, che già da tempo interessavano le campagne inglesi e che tanta importanza avranno nelle origini della “rivoluzione industriale”. Di grande interesse sarebbe perciò una ricerca la quale, circoscrivendo un ambito territoriale preciso, ne illustri le caratteristiche e ne mostri l’ampiezza, soprattutto in relazione alla progressiva eliminazione sistematica di quell’economia di sussistenza, organizzata ai margini dei fondi della grande o media proprietà terriera, che garantiva la vita dei ceti popolari.

L’avere affidato per la prima volta ad un perito, e della levatura di Gian Giacomo Dotti10, l’elaborazione del materiale prodotto localmente dal Massaro e dagli Assunti, avrebbe dovuto garantire la qualità della riforma dei Campioni delle strade del 1774-75.

In che cosa consisteva, in realtà, il lavoro del Dotti? Un documento, riguardante la “mercede da assegnarsi all’architetto Dotti”, ci racconta le “fatiche da esso fatte in delucidare e appurare vari fatti sopra le contraddizioni insorte, le giornate consunte in campagna, le mappe e relazioni formate e da formarsi”11. Spettava a lui, inoltre, sentire Massari e Assunti, indicare a chi spettasse la manutenzione: ciò sembra essere stato fatto non tanto in base a leggi e regolamenti, ma piuttosto seguendo usi e consuetudini locali.

Dunque, per la prima volta nei Campioni delle strade vengono prodotte mappe, se pure limitatamente alle comunità di pianura. Le raffigurazioni cartografiche presenti nei Campioni delle strade del 1774-75 possono essere collocate nella fase intermedia tra le mappe del ‘500-‘600, dalle quali “si evince soprattutto la volontà dei disegnatori di osservare e conservare alcuni canoni estetici finalizzati a una piacevolezza visiva” e quelle del catasto Boncompagni (intorno al 1780, affidate a periti agrimensori), le quali “non hanno più alcuna pretesa di piacevolezza decorativa (…); di estrema precisione è per contro il disegno cartografico delle strade, dei corsi d’acqua, dei vari appezzamenti dei singoli campi”12.

NOTE

1.La segnalazione di A.Giacomelli è riportata da P.Foschi in AA.VV., La viabilità appenninica dall’età antica ad oggi, Porretta, 1998, p. 5. Ci si riferisce, a titolo di esempio, a: R.ZAGNONI, Il primo progetto della strada di Porretta nel 1792, in “Il Carrobbio”, XII, 1986, pp. 352-363; P.FOSCHI, La via del Sasso per Pistoia. Nuove ricerche per una strada antica, in ”Il Carrobbio”, XVII, 1991, pp. 152-162; AA.VV., La viabilità appenninica…, cit., Più in generale cfr. Vie di comunicazione e potere, “Quaderni storici”, n. 61, aprile 1986.

2.A.DE BENEDICTIS, Patrizi e comunità. Il governo del contado bolognese nel ‘700, Bologna, 1984, p. 48.

3.ARCHIVIO DI STATO DI BOLOGNA (A.S.B.), Ufficio Acque e strade. Atti (secc. XVI – XVIII); Campioni delle strade.

4.A.S.B., Assunteria di Governo, Recapiti1735-1779.

5.A.DE BENEDICTIS, op.cit., p. 222.

6.A.S.B., Assunteria di Governo, Recapiti 1735-1779, fascicolo “Sentimento del Sindico sopra la manutenzione delle strade di montagna – 1773”.

7.A.S.B., Assunteria di Governo, Recapiti 1735-1779, fascicolo “Affari della formazione de’ nuovi Campioni delle strade per l ‘Uffizio delle acque”.

8.A.DE BENEDICTIS, op.cit., p. 221. E’ ben noto il “regime di privilegi che l’aristocrazia terriera, dominante nella città, si era costituita mediante un’esenzione molto larga delle terre dai carichi fiscali” (L.DAL PANE, Lo Stato pontificio e il movimento riformatore del settecento, Milano, 1959, p. 191).

9.A.S.B., Ufficio Acque e strade. Atti.

10.Giovanni Giacomo Dotti nacque a Bologna nel 1724. Figlio dell’architetto Carlo Francesco Dotti, dopo la morte del padre, nel 1759, ne ereditò gli incarichi, divenendo architetto del Senato. Il suo nome è spesso legato alla costruzione o alla sistemazione di strade e alla definizione di confini; suo il progetto del 1792 di una strada per Pistoia tutta in quota..

Tra le opere di architettura di G.G.Dotti possiamo ricordare: il compimento dei portici e della basilica di S.Luca, la ricostruzione di Porta Maggiore, il portico d’ingresso della Chiesa della Certosa, le volte del Salone di Palazzo Re Enzo, la pavimentazione delle strade cittadine.

Suoi scritti: Squarci d’annotazioni…, e Sentimenti di pochi principianti d’architettura… (1777). Traggo le notizie da : Dizionario biografico degli italiani, vol. 41, Roma, 1992 (voce scritta da A.Buschow Oechslin) e da Dizionario dei bolognesi, Bologna, 1989-1990; per il suo progetto di Porrettana cfr. R.ZAGNONI, Il primo progetto…, cit.

Cfr. inoltre Campioni delle strade, sentieri, ponti, chiaviche, pubblici condotti, fossati e scoli, delle Comunità del Contado bolognese, formati dall’a.1716 al 1795, in B.C.A.B. (Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio Bologna), Manoscritti Gozzadini, 37-45. Si tratta di 9 volumi manoscritti del secolo XVIII, formati da fascicoli di anni, dimensioni e scritture diverse, rilegati assieme e in ordine alfabetico. Con tutta probabilità – informa una annotazione all’interno dell’inventario – provengono dallo studio di Gian Giacomo Dotti: furono acquistati da Giuseppe Guidicini nel dicembre 1817.

Più in generale, sulla figura del perito agrimensore, cfr.E. ARIOTI, I periti e la montagna, in “Il Carrobbio”, a. XVI, 1990, in particolare p. 38 e sgg.

11.A.S.B., Assunteria di Governo, Recapiti 1735-1779, fascicolo “Affare della formazione…” cit.

12.F.VARIGNANA, L’area emiliano-romagnola, in Storia d’Italia. Vol. 6. Atlante, Torino, 1976, p. 570 e p. 576. Cfr. inoltre M. FANTI, Una cartografia cinquecentesca delle pievi del territorio bolognese, in “Il Carrobbio”, a. XVI, 1990.

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