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(storia)

IL PROGETTO DI RIORDINO DELL’ARCHIVIO COMUNALE DI SASSO MARCONI

di Letizia Bongiovanni

Mi sembra opportuno presentare il progetto redatto dal Servizio Archivistico Metropolitano della Provincia di Bologna per il riordino e l’inventariazione dell’Archivio Storico Comunale di Sasso Marconi come il punto di arrivo di un felice percorso che ha ricevuto un impulso decisivo dall’impegno del Gruppo di ricerca storica “PROGETTO DIECI RIGHE” e ha visto la collaborazione efficace e concreta di diverse istituzioni: il Comune di Sasso Marconi, la Provincia di Bologna e la Soprintendenza Archivistica per l’Emilia Romagna.

Se volessimo ripercorrere brevemente le tappe di questo percorso, potremmo dire, che, senza dubbio, esso ha avuto inizio, all’incirca un anno fa, grazie alla nascita del Gruppo “PROGETTO DIECI RIGHE” e all’interesse dimostrato da quest’ultimo nei confronti della memoria storica comunale. I contatti intercorsi fra l’Associazione e la Provincia fecero maturare l’idea che potesse rivelarsi utile inviare, presso l’archivio storico comunale di Sasso Marconi, un archivista neodiplomato presso la Scuola annessa all’Archivio di Stato di Bologna. Ne seguì, pertanto, sulla scorta della convenzione in essere tra Provincia, Archivio di Stato e Soprintendenza Archivistica, un tirocinio quadrimestrale svolto con estrema competenza e abnegazione dal Dottor Aurelio Cevolotto.

Al Dottor Cevolotto va il merito di avere condotto le prime operazioni di riordino separando la documentazione appartenente all’archivio storico da quella appartenente all’archivio di deposito, corredando il primo di un inventario topografico ed operando sul secondo notevoli operazioni di scarto. Queste ultime sono state condotte consultando costantemente i tecnici della Soprintendenza Archivistica.

Alla Soprintendenza va, senza dubbio, riconosciuto il merito di aver saputo ulteriormente indirizzare l’attenzione dell’Amministrazione Comunale di Sasso Marconi verso il proprio archivio, invitandola a compiere operazioni di riordino, inventariazione e scarto più approfondite e complete.

L’Amministrazione Comunale, per parte sua, non è stata insensibile alle richieste ed ai suggerimenti esterni, ma, al contrario, comprendendone l’importanza ed il valore culturale, si è resa disponibile ad investire notevoli risorse nella realizzazione di un complessivo progetto di recupero dell’archivio.

Quali sono, in concreto, gli obiettivi del progetto? Potrebbero essere sintetizzati in poche parole: si intende portare a compimento un intervento di riordino e di inventariazione analitica e informatizzata dell’archivio storico, procedendo al contempo nelle operazioni di riordino, selezione e scarto già avviate per quanto concerne la documentazione appartenente al deposito.

Vorrei brevemente soffermarmi sugli aspetti relativi al riordino e all’inventariazione, per spiegare, sia pure in maniera sintetica, il contenuto scientifico degli interventi che verranno intrapresi e per meglio definire i vantaggi che essi offriranno a chi gestirà e a chi consulterà l’archivio, una volta che il progetto sia giunto ad una sua definitiva realizzazione.

Credo sia opportuno, per quanto concerne il riordino, riportare le parole di Paola Carucci: “l’ordinamento (o riordinamento) che si esegue negli archivi di conservazione è il complesso delle operazioni necessarie per dare un’organizzazione sistematica alle unità archivistiche che compongono ciascun archivio, sulla base di un principio teorico1. Il principio teorico ispiratore dell’ordinamento è il metodo storico. Esso consiste “nel riordinare l’archivio ricostituendone l’organizzazione originaria nella quale si riflette (non automaticamente bensì in forme molto varie) il rapporto tra funzioni svolte dall’ente e documenti prodotti i quali risultano collegati tra loro da un vincolo di necessità, costituitosi fin dall’epoca in cui i documenti venivano posti in essere. Questo metodo comporta pertanto lo studio delle competenze e dell’organizzazione degli uffici di un ente, dell’iter burocratico che seguivano le pratiche, delle disposizioni normative che regolavano le materie che rientravano nelle competenze dell’ente, dell’ordinamento politico istituzionale nel quale operava l’ente”2.

Il riordino dell’archivio consente di procedere alla redazione dell’inventario, ovvero dello strumento che descrive le unità archivistiche e che permette, pertanto di eseguire ricerche storiche con una certa agilità e con una certa garanzia di esaustività. In particolare, nel caso di Sasso Marconi, è stata prevista un’inventariazione analitica, fondata sullo standard adottato a livello internazionale per la descrizione archivistica3.Per ognuna delle serie archivistiche individuate si avrà, nell’inventario, oltre agli estremi cronologici lungo i quali la serie si estende ed oltre all’individuazione della sua consistenza, una breve introduzione destinata a descrivere il contenuto della serie, a rilevare le eventuali particolarità riscontrate e a motivare conseguentemente le scelte compiute in sede di inventariazione. L’introduzione generale alla serie è seguita dalla descrizione della documentazione contenuta in ogni singola busta appartenente all’archivio.

Grazie al diffondersi delle tecnologie informatiche anche in ambito archivistico, l’inventario può inoltre essere informatizzato, ovvero, grazie ad un apposito software, esso può rappresentare una banca dati, destinata ad agevolare le ricerche, nonché ad offrire una maggiore garanzia di completezza ed esaustività.

Non mi soffermo oltre sull’importanza e sul contenuto scientifico degli interventi che avranno inizio tra breve. Vorrei, invece, spendere qualche parola sulle ditte di professionisti che sono in grado di portare a termine con estrema competenza interventi così delicati e tali da presupporre, da un lato, una notevole preparazione scientifica e, dall’altro, una lunga esperienza “sul campo” specifico degli archivi nonché, per finire, la capacità di rapportarsi allo strumento informatico ed ai molteplici software elaborati, in questi anni, per il supporto alle operazioni di inventariazione.

Riporto, a questo proposito, e per contrasto, le parole di Roberto Grassi. “E’ presente, nel cosiddetto senso comune, una immagine dell’archivista non propriamente esaltante. Si tratta di un funzionario giallognolo, curvo e occhialuto, che si aggira nei depositi bui ripetendo mansioni frustranti.”4. Le ditte che ormai da diversi anni operano in campo archivistico contribuiscono, a mio avviso, in modo significativo a rovesciare questa immagine (ancora troppo radicata, a dire il vero) e si qualificano come figure nuove “culturalmente solide, professionalmente versatili, tecnologicamente evolute.” 5.

Dunque, grazie alla presenza di queste ditte di archivisti - professionisti estremamente specializzati, si avrà, anche a Sasso Marconi, la garanzia che i complessi interventi che ho cercato, sia pure sommariamente, di delineare sopra, vengano realizzati con competenza ed efficacia.

Ma tutto questo è sufficiente? Per avere un archivio storico riordinato ed inventariato con tutti i crismi, sì, è sufficiente; ma non è abbastanza, purtroppo per avere un archivio vivo, valorizzato, promosso, conosciuto, fruito.

Per questo motivo, nel progetto presentato dal Servizio Archivistico Metropolitano all’Amministrazione Comunale di Sasso Marconi, si è cercato di individuare qualche strada che porti ad una piena valorizzazione dell’archivio. Purtroppo non esiste una ricetta preconfezionata per attirare il pubblico verso l’archivio. Esistono tante possibili strade: un’adeguata pubblicizzazione dell’avvenuto riordino, e della conseguente maggiore fruibilità della documentazione; il coinvolgimento delle classi scolastiche in laboratori didattici, volti ad illustrare l’importanza dell’archivio anche tramite elementari percorsi di ricerca; il collegamento con il mondo della ricerca storica e quindi con l’Università degli Studi di Bologna, l’allestimento di mostre e la compartecipazione ad altri eventi culturali. Le strade possono forse essere ancora più numerose e varie, ma occorrono, per raggiungere l’obiettivo voluto, competenza e buona volontà, condite, perché no, da una certa dose di fantasia.

La Provincia, comunque, intende collaborare con il Comune anche in questa seconda e forse più delicata fase: il Servizio Archivistico Metropolitano, infatti, cura la pubblicazione di una collana destinata a raccogliere gli inventari degli archivi storici comunali del territorio bolognese. Grazie a questa iniziativa, la descrizione delle carte storiche non rimane racchiusa nell’archivio stesso, ma assurge alla dignità di pubblicazione vera e propria distribuita alle biblioteche comunali del territorio provinciale e a tutti i più importanti istituti culturali.

La banca dati contenente la descrizione inventariale potrà inoltre entrare a far parte del Sistema Informativo dei Beni Archivistici (S.I.B.AR:), un progetto che, sebbene presentato dal S.A.M. nell’ambito delle numerose iniziative che si riconducono all’evento “Bologna città europea della cultura per l’anno 2000”, continuerà a svilupparsi negli anni a venire, mirando a raccogliere in una sorta di atlante multimediale delle fonti per la ricerca storica locale, le descrizioni inventariali informatizzate degli archivi storici comunali dell’area bolognese rendendole consultabili via Internet dall’utente remoto.

(Servizio Archivistico Metropolitano della Provincia di Bologna)

Note

1 Paola Crucci, Le fonti archivistiche: ordinamento e conservazione, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1983, p. 218.

2 Ibidem, p. 219.

3 Mi riferisco all’Internationa Standard for Archivial Description (ISAD- G), per il quale rimando a La traduzione italiana delle ISAD (G), in “Rassegna degli Archivi di Stato”, LV72-3, mag./dic. 1995

4 Roberto Grassi, Archivi storici e lavoro per progetti, Archilab, 2000, p. 75.

5 Ibidem.

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