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(storia)

AL TERMINE DELLO "STAGE" PRESSO L'ARCHIVIO COMUNALE DI SASSO.

di Aurelio M. Cevolotto

 

Nel precedente numero di "al Sâs" il sottoscritto aveva presentato ai lettori le "prime risultanze del proprio "stage" archivistico, coordinato dalla Provincia di Bologna e finalizzato ad avviare un riordino dell'Archivio (Storico)1 Comunale di Sasso Marconi. Avevo allora cercato di illustrare il significato ed i metodi del mio lavoro, di mettere in rilievo i problemi affrontati e le soluzioni cercate, tentando altresì di formulare alcune ipotesi di ricerca storica che potevano venirmi suggerite dal contatto diretto con il materiale documentario2. Adesso, a distanza di tempo ed a "stage" ultimato, mi sembra di rispondere ad un debito contratto con la pazienza dei lettori dando loro conto in queste pagine dei risultati finali della mia esperienza.

Come accennato lo "stage" si è concluso dopo quattro mesi (abbondanti) di lavoro nell'aprile di quest'anno con la redazione di un "inventario topografico" e di una "proposta di scarto", fatica, quest'ultima, non compresa, a dire il vero, tra gli obbiettivi originari del mio incarico, ma rivelatasi ben presto indispensabile alle esigenze stesse del riordinamento. Nella "proposta di scarto", di fatto, sono state individuate ben 81 tipologie documentarie (corrispondenti, grosso modo, ad altrettante "serie" archivistiche)3 non più necessarie allo svolgimento dell'attività amministrativa e, al tempo stesso, non destinate, per mancanza di un autentico interesse storico, alla conservazione permanente4. Si tratta, come si può intuire, di una massa cartacea di tutto rispetto, tale da raggiungere a conti fatti le4 tonnellate (kg. 3920.3, salvo errori), che non solo è stata elencata appunto con la "proposta di scarto" in vista di una sua futura eliminazione, da sottoporre all'approvazione dal competente organo di vigilanza (la Soprintendenza archivistica che, per altro, ha già accettato in via ufficiosa la "proposta"), ma che è stata in qualche maniera sistemata, inscatolata e ordinata

(o meglio, ad onor del vero, semplicemente accatastata) in modo da rimanere distinta dal restante materiale. In tal modo, grazie anche alla preziosa collaborazione (leggasi volontario e indefesso "facchinaggio") di alcuni associati del gruppo "Progetto 10 righe", si sono rese fisicamente accessibili le scaffalature dove è stata quindi ordinata la documentazione "storica" e, più in generale, si è riuscito a dare un aspetto più decoroso e "archivistico" al locale del cosiddetto, "archivio vecchio"5. Analogamente (cioè con lo stesso lavoro di "facchinaggio" di cui sopra) si è liberato dell'ulteriore spazio anche “nell'archivio nuovo” (che contiene ora solo materiale non d'interesse storico) tramite la diretta e, se si vuole, "brutale" rimozione di una svariata congerie di oggetti e pubblicazioni assolutamente non di pertinenza archivistica. Da tutto ciò mi sembra risulti chiara la funzione, in un certo senso, prioritaria delle operazioni di "scarto" (intese in senso lato) ai fini di un complessivo riordinamento archivistico. Anzitutto, come si è detto, tali operazioni hanno, difatti, permesso di trovare una collocazione fisicamente separata dal resto dell'archivio per la documentazione di carattere storico, premessa prima ed indispensabile all'istituzione di un vero e proprio Archivio Storico Comunale. Parallelamente, come è facile comprendere e come la stessa amministrazione comunale non ha mancato di rilevare, si è così venuto anche incontro alle esigenze pratiche ed organizzative dell' "apparato" burocratico del Comune che è il più diretto interessato ad una corretta ed "economica" gestione del materiale non destinato alla conservazione permanente. Ancor di più, da questo punto di vista, il lavoro di "scarto" ha reso evidenti le strettissime interconnessioni esistenti tra tutto l'insieme del patrimonio archivistico comunale (storico, di "deposito" ed anche "corrente", conservato, quest'ultimo, ancora presso gli uffici produttori), fornendo quindi degli elementi utili ad una riconsiderazione globale della realtà archivistica del Comune di Sasso. Senza addentrarmi in questioni che riguardano prettamente l'amministrazione municipale posso, per altro, assicurare i lettori che è in corso la progettazione da parte del Comune, con l'attiva partecipazione della Provincia, di un completo ed esaustivo riordinamento dell'archivio di Sasso.

Il secondo o meglio concettualmente il primo risultato dello "stage" è stato, come accennato, la redazione di un "inventario topografico dell'Archivio storico comunale di Sasso Marconi", inventario depositato, con tale titolo, presso la segreteria generale del Comune e presso gli uffici culturali della provincia di Bologna. Va' precisato che, in attesa di un riordinamento complessivo e di un'inventariazione analitica delle singole unità archivistiche, tale strumento inventariale deve essere considerato del tutto provvisorio ed imperfetto (anche se lo scrivente deve confessare la presunzione, o almeno la speranza, di aver redatto una guida utile agli studiosi ed ai futuri ordinatori, sostituendo e migliorando i due precedenti inventari, non topografici, disponibili). Concretamente il nuovo inventario consta di 16 pagine di stampa computerizzata divise, per il materiale archivistico, in cinque colonne indicanti il numero progressivo delle serie, la loro denominazione, gli estremi cronologici, la consistenza (in numero di unità archivistiche - buste o faldoni, registri, volumi, mazzi di carte legate con semplice spago, fascicoli sciolti - e in metri lineari) e infine la loro collocazione sugli scaffali. Quest'ultimo dato, che spiega la denominazione dell'inventario, permette anche di comprendere come la sua stesura abbia richiesto, preliminarmente, un lavoro di ordinamento fisico delle serie, non sempre facile e non tanto per ragioni "brutalmente" materiali e logistiche. Di fatti, in un archivio non riordinato, dare una collocazione ed una successione sulle scaffalature alle singole serie comporta anche delle scelte interpretative sulla struttura dell'archivio (scelte, per altro, passibili di revisione e modifica dopo un'inventariazione analitica). Nel caso di Sasso, esistendo un inventario approntato dalla stessa amministrazione comunale nel 1961, ho ritenuto di seguire la scansione lì indicata sulla carta (non si trattava infatti, come già detto, di un inventario topografico, anche se, a ulteriore conferma della sua validità, la struttura ivi delineata era ancora in parte ravvisabile sugli scaffali quali si presentavano, disordine a parte, all'inizio dello "stage"). Esistevano tuttavia anche delle serie "storiche" non riportate nell'inventario del '61. Per il loro ordinamento e collocazione ho scelto di utilizzare la divisione e l'articolazione delle "materie" di competenza comunale (e quindi implicitamente delle serie documentarie ad esse afferenti) quali sono formalizzate nel vigente titolario6, conformemente del resto alla logica stessa del primo inventario redatto dal Comune.

A conclusione di questo lungo, e pesante, excursus "tecnico-autobiografico" (e rinviando per gli amanti di ulteriori dettagli allo stesso inventario) vorrei solo fare osservare come anche solo dallo strumento da me redatto emerga con chiarezza la ricchezza e il significato, storico ed archivistico, dell'archivio di Sasso. A differenza, infatti, che in altri comuni di minori dimensioni, dove a lungo si è protratta l'onnicomprensività del "carteggio amministrativo", a Sasso perfino diversa documentazione risalente all'età pontificia è andata via, via a formare delle serie archivistiche distinte ed autonome, a testimonianza di un'attività comunale che si è venuta, abbastanza presto nel tempo, complicando e specializzando7. In particolare, accanto alla serie deliberative e contabili, si ritrovano, a Sasso, importanti nuclei documentari afferenti a quei veri e propri uffici a sè stanti che sono l'Ufficio Tecnico e l'Ufficio Anagrafe - Stato Civile. Nel primo caso la documentazione rimonta, per i lavori pubblici, addirittura al 1858 (sia pure relativamente ad una sola pratica isolata) e per le concessioni edilizie al 1923 (con una continuità abbastanza regolare nel corso degli anni). Per ciò che riguarda l'Anagrafe e lo Stato Civile (a parte i registri di nascita - morte - matrimonio conservati presso l'ufficio stesso in copie vistate nel 1962) si posseggono, tra l'altro, degli "Elenchi dei nati maschi desunti dai registri battesimali" (anteriori, con quasi assoluta certezza, ai primi registri di stato civile) in tre volumi relativi ai nati dal 1839 al 1865. Notevoli per la relativa antichità delle prime registrazioni sono anche le serie "macabre" dei "Permessi di seppellimento" (dal 1923) e dei "Certificati necroscopici" (dal 1908). A parte i due uffici citati in precedenza, si può notare come anche l'Ufficio Sanitario abbia una serie separata di atti e carteggi dal 1943 e come la documentazione relativa all'agricoltura formi delle serie separate dallo stesso anno, mentre le "licenze di commercio cessate" risalgono fino al 1923. Tre, poi, sono gli archivi aggregati, prodotti da enti diversi dal Comune e non più attivi: l'archivio dell'Ente Comunale di Assistenza (dal 1937, ma con le tre buste relative alla "Congregazione di carità ed opere pie annesse" si risale fino al 1796 - con un documento, tuttavia, conservato in copia del 1870 - ed al 1798), quello dell'Ufficio di Conciliazione (con registri degli atti eseguiti dal messo dal 1914) e del Patronato scolastico (con "atti vari" dal 1946).

Le ultime tre pagine dell'inventario topografico sono dedicate a un materiale di carattere particolare e non strettamente archivistico: le raccolte di pubblicazioni ufficiali. Sono le leggi e i decreti emanati dalle varie compagini statali delle quali ha fatto parte il comune di Praduro e Sasso, poi Sasso Bolognese, poi Sasso Marconi: la Repubblica italiana e il Regno d'Italia napoleonici, lo Stato Pontificio, il Regno d'Italia e la Repubblica italiana unitari. Le collezioni sono purtroppo lacunose anche per l'attuale raccolta delle leggi e decreti della Repubblica, ma rimane egualmente indubbia la loro utilità come sussidi alla ricerca storica ed archivistica, specie, direi, per quanto riguarda la "Raccolta delle leggi e disposizioni di pubblica amministrazione dello Stato Pontificio", raccolta pressoché completa (manca un solo volume) e con l'ulteriore il vantaggio di avere i primi sette volumi redatti in forma sistematica e retrospettiva.

Mi piace, infine, ricordare come lo "stage" archivistico dello scrivente abbia consentito di svolgere alcune iniziative didattiche per la valorizzazione del patrimonio archivistico posseduto dal Comune di Sasso: un seminario agli studenti della Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica annessa all'Archivio di Stato di Bologna e un incontro - lezione con le classi quarta e quinta elementare della frazione di Fontana. Il che testimonia, mi pare, come gli archivi non siano soltanto polvere, muffa e lavoro talvolta ingrato di "facchinaggio", ma anche e soprattutto depositi della nostra memoria, pronti, se interrogati, a stimolare interessi, ricerche, e prese di coscienza culturali ed, anche, mi sia concesso, civili.

NOTE.

1 Il termine "Storico" è stato messo tra parentesi ad indicare che, a tutt'oggi, devono essere ancora compiute le procedure, archivistiche e burocratiche, richieste per l'istituzione di un vero e proprio Archivio Storico.

2 Cfr. A. CEVOLOTTO, L'Archivio Storico Comunale di Sasso Marconi. Prime risultanze di uno "stage", in AL SAS, n. I, 2000, pp. 113-118

3 La corrispondenza tra "serie" archivistiche e "voci" della proposta di scarto non è, di fatti, sempre rigorosa, in quanto la "proposta di scarto" ha la finalità pratica di censire il materiale superfluo e non un intento storico-archivistico di ricostruire la struttura e l'articolazione dell'archivio.

4 E' appena il caso di ricordare come il tema dello "scarto", cioè della individuazione del materiale archivistico privo di interesse storico ed amministrativo, sia quanto mai complesso e difficile da riassumere in una formula definitoria omnicomprensiva. A titolo di chiarimento si può dire, tuttavia, che diventa in genere oggetto di scarto (dopo un numero di anni variabile a seconda della natura dei documenti e dei vincoli giuridico-amministrativi che ne fissano la validità e l' utilizzo nel tempo) tutto il materiale di carattere preparatorio e di natura intrinsecamente transitoria, le semplici copie o comunque quella documentazione destinata a predisporne dell'altra e che, pertanto, viene ad essere sostituita, come valore archivistico, dai documenti "definitivi" conservati nello stesso o in altri archivi.

5 Attualmente in questo locale si conservano, con una collocazione separata, in applicazione della legge archivistica, tutte le serie che formano l'Archivio storico e, ancora in disordine, alcune serie “dall'archivio di deposito” (post-1965).

6 Come è noto il titolario è stato predisposto, a partire dall'età napoleonica e con successive modifiche fino alla circolare Astengo del 1 marzo 1897, per ordinare la corrispondenza spedita e ricevuta dai Comuni che forma la serie del cosiddetto "carteggio amministrativo". E' stato però uso costante di molti comuni utilizzare ugualmente il modello del titolario per disporre, nella loro scansione e successione negli inventari e sugli scaffali, anche le serie archivistiche formatesi al di fuori del "carteggio". Su questo cfr. A. ANTONIELLA, L'archivio comunale post-unitario. Contributo all'ordinamento degli archivi dei comuni, Firenze, Giunta Regionale Toscana - La Nuova Italia, 1979.

7 Le serie distinte dal carteggio amministrativo che contengono i documenti più antichi sono quelle dei "Mandati" (dal 1815), delle "Delibere di consiglio" (dal 1817), delle "Stampe " (29 buste di "bandi, editti, notificazioni avvisi...di varie magistrature centrali e periferiche dello Stato Pontificio", dal 1817. Tali "stampe" venivano protocollate, quindi consegnate al cursore municipale per la pubblicazione e l'affissione alla "tabella" ed infine ritirate ed archiviate, come si desume da varie note manoscritte apposte al loro verso.) e il carteggio relativo ai "Conti Consuntivi" (dall'anno di esercizio 1817). Discorso a parte, come noto, andrebbe fatto per la busta "Istrumenti privati" con, attualmente, 45 atti notarili dal 1542 al 1782. Ben inteso il fatto che delle serie archivistiche contengano documenti a partire da una certa data non significa automaticamente che esse si siano venute a costituire proprio da quella data (i documenti possono essere stati estratti dal "carteggio" ed ordinati a parte in un momento successivo), né tantomeno che a partire da quella stessa data si sia formato un ufficio a sé stante incaricato di produrre i documenti in questione.

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