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Molti Italiani vivono all’estero e tra questi anche molti sassesi 

Se qualcuno di loro che legge questo blog è interessato a visualizzare gli ultimi numeri della nostra rivista “alsàs” puo scriverci e gli manderemo il link alla versione on-line, oppure puo richiedere la versione cartacea

La Redazione

 


 

Favola di Rodari con le illustrazioni a cui facevo riferimento per la copertina della rivista n. 41,Il disegno che proponevo è la fig 2 di seguito la didascalia

campne r

Gianni Rodari

C’era una volta una guerra, una grande e terribile guerra, che faceva morire molti soldati
da una parte e dall’altra. Noi stavamo di qua e i nostri nemici stavano di là, e ci sparavano
addosso giorno e notte, ma la guerra era tanto lunga che a un certo punto ci venne a
mancare il bronzo per i cannoni, non avevamo più ferro per le baionette, eccetera.
Il nostro comandante, lo Stragenerale Bombone Sparone Pestafracassone, ordinò di tirar
giù tutte le campane dai campanili e di fonderle tutte insieme per fabbricare un
grossissimo cannone: uno solo, ma grosso abbastanza da vincere tutta la guerra con un
sol colpo.
A sollevare quel cannone ci vollero centomila grù; per trasportarlo al fronte ci vollero
novantasette treni. Lo Stragenerale si fregava le mani per la contentezza e diceva:
“Quando il mio cannone sparerà i nemici scapperanno fin sulla luna”.
Ecco il gran momento. Il cannonissimo era puntato sui nemici. Noi ci eravamo riempiti le
orecchie di ovatta, perché il frastuono poteva romperci i timpani e la tromba di Eustachio.
Lo Stragenerale Bombone Sparone Pestafracassone ordinò: “Fuoco!”
Un artigliere premette un pulsante. E d’improvviso, da un capo all’altro del fronte, si udì un
gigantesco scampanio: “Din! Don! Dan!”
Noi ci levammo l’ovatta dalle orecchie per sentir meglio.
“Din! Don! Dan!”, tuonava il cannonissimo. E centomila echi ripetevano per monti e per
valli:
“Din! Don! Dan!”
“Fuoco!” gridò lo Stragenerale per la seconda volta: “Fuoco, perbacco!”
L’artigliere premette nuovamente il pulsante e di nuovo un festoso concerto di campane si
diffuse di trincea in trincea. Pareva che suonassero insieme tutte le campane della nostra
patria. Lo Stragenerale si strappava i capelli per la rabbia e continuò a strapparseli fin che
gliene rimase uno solo.
Poi ci fu un momento di silenzio. Ed ecco che dall’altra parte del fronte, come per un
segnale, rispose un allegro, assordante: “Din! Don! Dan!”
Perchè dovete sapere che anche il comandate dei nemici, il Mortesciallo Von Bombonen
Sparonen Pestrafrakasson, aveva avuto l’idea di fabbricare un cannonissimo con le
campane del suo paese!
“Din! Dan! “ tuonava adesso il nostro cannone.
“Don! “ rispondeva quello dei nemici. E i soldati dei due eserciti balzavano dalle trincee, si
correvano incontro, ballavano e gridavano: “Le campane, le campane! E’ festa! E’
scoppiata la pace!”.
Lo Stragenerale e il Mortesciallo salirono sulle loro automobili e corsero lontano, e
consumarono tutta la benzina, ma il suono delle campane li inseguiva ancora.

                      

x1 1689DSCN5314Questo è un post di esempio del blog.

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