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Villa Melara
2061 Rossi Gianluca architettura

(cultura)

LA VILLA MELARA

e il suo borgo rurale

di Luca Rossi

A circa quindici chilometri a sud di Bologna, lungo la strada statale Porrettana, in località Pontecchio Marconi, nei pressi della chiesa parrocchiale, si trova la cinquecentesca ed elegante Villa Melara.

Il complesso architettonico di Villa Melara è costituito dall’edifico residenziale, da quattro fabbricati di servizio: la stalla-fienile, la rimessa, la serra ed il magazzino-granaio, e dall’area verde circostante che comprende l’ampio parco secolare in fronte alla villa.

L’edifico, costruito nella sua conformazione attuale alla fine del XVI° secolo per volontà della famiglia senatoria Orsi, è costituito da una fabbrica sviluppata su pianta rettangolare non regolare a tre livelli, ampliata, dall’accorpamento di una piccola porzione immobiliare sul lato nord, verso la fine del settecento, destinata ad accogliere la famiglia contadina che gestiva direttamente il podere che circonda la villa.

La facciata principale risulta trattata semplicemente ad intonaco e presenta tre ordini di aperture architravate con ingresso centrale arcato ed un balconcino superiore con porta finestra. Tutto il prospetto orientale è impreziosito da un coronamento a cornicione a gola, unghiato in corrispondenza delle finestre del terzo livello adibito a sottotetto, abitato fino a qualche decina di anni fa dalla famiglia del ‘caporale’ che gestiva i fondi dei proprietari soprintendendo alle famiglie degli agricoltori.

La villa è ubicata in modo originale a ridosso di un ripido rilievo collinare: tale aspetto permette di accedere ai diversi livelli della villa direttamente dal giardino; così se dal fronte occidentale si accede direttamente al terzo livello, i prospetti nord e sud presentano due giardini a terrazza intermedi che accedono al piano nobile dell’edificio.

L’impianto distributivo della villa si sviluppa sulla tradizionale loggia seicentesca passante attraverso l’edificio e ripetuta al piano superiore.

Nel caso della villa Melara la loggia termina con una nicchia che ospita una statua raffigurante la dea Venere, non potendosi realizzare la consueta apertura nel prospetto opposto all’ingresso essendo, come si è detto in precedenza, lo stesso addossato alla collina.

La loggia che disimpegna le stanze distribuite sui lati, è decorata da pitture murali con partiture regolari nel fascione superiore, che raffigurano paesaggi limitrofi dei poderi della proprietà, mentre il soffitto ligneo è decorato con i cartigli della famiglia degli Orsi.

Probabilmente le pitture sono state eseguite in epoche diverse, ma tutte restaurate con cura e diligenza all’inizio del novecento. In sito sulla parete sud risulta una porzione delle pitture nelle fattezze originarie, come si presentavano prima dell’intervento di restauro.

Risultano ancora di notevole interesse, al piano terra, la doppia sala per la musica con soffitti lignei dipinti, la sala da pranzo, sempre con il solaio ligneo e il pavimento a listoni, e la cucina, che conserva un superbo camino in muratura con forno annesso e l’originario pavimento originale in cotto.

Dall’ambiente cucina, una porta conduce in una ghiacciaia e poi alle cantine che si insinuano dentro la roccia della collina e hanno garantito per secoli fresco e umidità ideali per conservare sia i cibi che i grandi tini con il vino.

Da una cantina si accedeva ad un cunicolo ora murato che nelle epoche passate ha garantito rifugio e possibile fuga in caso di necessità.

La villa, infatti, è stata durante la seconda guerra mondiale quartiere generale delle forze tedesche che, ritirandosi, hanno miracolosamente lasciato intatta la struttura della villa, spogliandola, però, di gran parte degli arredi interni originali.

Un’elegante scala a doppia rampa, ripavimentata verso la fine dell’ottocento, conduce al piano nobile che presenta lo stesso impianto distributivo con la loggia centrale, a volta a botte ribassata, e che si affaccia sul parco mediante un elegante balconcino con balaustra metallica.

Tra le sale del piano nobile spicca la stanza detta “della battaglia”.

Detta sala risulta impreziosita da uno splendido soffitto ligneo cassettonato con riquadri con soggetti allegorici, eseguiti all’inizio del seicento, fra cui spicca il fregio sottostante, che raffigura la celebre battaglia di Famagosta, porto dell’isola di Cipro difesa dai veneziani guidati da Marcantonio Bragadin contro i turchi (1569-1571).

Nei riquadri si possono osservare vari episodi tra i quali: ‘il bombardamento della città’, l’episodio ‘con Oronta fanciulla di Cipro’, ‘le donne ostaggi del Sultano’, ‘le donne che fanno saltare le polveri della nave’, ‘la distruzione’, ‘i superstiti’.

Il racconto è basato sul poema Oronta di Cipro di Girolamo Preti, poeta bolognese morto nel 1626 nel golfo di Lione e sepolto poi a Barcellona. Tali dipinti, insoliti per la cultura bolognese che solitamente tratta questi temi in modo più generico, sono giustificati dai rapporti di stretta parentela tra il poeta e la famiglia Orsi.

Con molta probabilità i dipinti furono commissionati da Luigi Maria Orsi figlio di Alessandro, capitano delle galere dell’Ordine di Malta (poi Balì dell’Ordine stesso) che comandò una delle quattro compagnie di fanteria bolognese, aggregate, insieme ad altre truppe inviate dal Papa Clemente VIII, all’esercito di Rodolfo II che, nel 1595, aveva assediato la città ungherese di Sigonia tenuta con forza dai turchi.

Gli affreschi, che debbono risalire ai primi del seicento, furono restaurati dallo Zucchini nel 1927 come indicato nel fregio della parete ovest.

Molte notizie storiche erano contenute in appunti manoscritti dello stesso Zucchini, conservati nell’archivio privato dei proprietari, ora purtroppo quasi interamente andato perduto a seguito di un furto avvenuto circa quindici anni fa.

Il secondo piano era adibito ad alloggio per la servitù: molto belle sono le capriate lignee in parte a vista che sostengono la copertura a tre falde con manto in coppi. All’interno delle camere sono ancora presenti superbe stufe in cotto lavorato a mano, che fungevano da elementi radianti a legna per riscaldare i grandi volumi degli interni nei rigidi climi invernali.

Come tutti gli edifici di un certo rilievo anche villa Melara era dotata di fabbricati accessori, quali stalle, fienili e case coloniche che servivano allo svolgimento di tutte le attività necessarie a garantire il fabbisogno continuo della famiglia proprietaria e residente.

E’ opportuno precisare che per la datazione cronologica della quasi totalità degli interventi che hanno portato il borgo di villa Melara allo stato attuale, non ci si è potuti basare su documenti probatori, in quanto i documenti rubati in tempi recenti non sono ovviamente più fruibili. Al pari, ricerche svolte all’archivio di Stato di Bologna ed alla Biblioteca dell’Archiginnasio, hanno fornito qualche utile notizie circa la genesi architettonica del borgo.

Dalla consultazione delle mappe del Catasto Boncompagni, redatte dai periti L. Fantini e G. Cantoni attorno agli anni ‘80 del 1700, è emersa la sola presenza della villa Melara; la rappresentazione grafica della villa è puramente indicativa, essendo questa disegnata in una sorta di prospettiva che ne fa spiccare la mole sul territorio rurale di Pontecchio.

Non essendoci alcuna traccia dei fabbricati si pensa a due ipotesi:

non erano ancora stati costruiti;

non vennero rappresentati per dare maggior risalto alla villa.

Si noti però che, curiosamente, su questa mappa è possibile vedere alcuni fabbricati rurali minori, mentre una fabbrica imponente come quella del vicino Palazzo Ghisilieri ha ricevuto solo una citazione planimetrica.

In seguito si è potuto verificare che sulle mappe del Catasto Gregoriano, datate 1811-1814, nel Foglio 8 del territorio di Pontecchio, siano censiti, oltre alla villa anche i fabbricati “Stalla” e “Rimessa” con il subalterno 160. Alla data 10 agosto 1885 non risultano ancora censiti i fabbricati “Serra” e “Deposito granaglie”, ed essendo le mappe del Catasto Gregoriano aggiornate fino al 1919 e non trovandosi più frazionamenti relativi alle proprietà di villa Melara è verosimile pensare che questi due fabbricati furono costruiti solo dopo tale data, ma, anteriormente agli anni 1923-1925 data nella quale risultano censiti tutti e quattro gli edifici accessori del borgo.

Tale ipotesi è suffragata anche dalle tipologie architettoniche e costruttive dei diversi edifici: infatti mentre la Stalla e la Rimessa risultano con strutture voltate in laterizio, la Serra e il Deposito si presentavano prima dell’intervento di recupero, avventuto nel 1995, con strutture chiaramente moderne e recenti.

La Rimessa per le carrozze era, ed è tuttora, unita alla adiacente stalla per cavalli allo scopo di consentire il passaggio degli animali da assicurare alle vetture senza dover uscire dall’edificio. Il solaio sia del locale stalla sia di quello ad uso rimessa era a volta a crociera. Oggi è rimasto intatto solo quello del locale stalla, in quanto quello della rimessa fu demolito per sopraelevare il locale a circa sei metri, per permettere l’ingresso di veicoli agricoli carichi di fieno, e analogamente l’ingresso di grandi piante da portare a ricovero coperto durante l’inverno.

Infatti l’originale apertura doveva risultare simmetrica rispetto all’esistente dipinto trompe l’oeil raffigurante una porta di analoghe fattezze e dimensioni, entrambe affacciate sulla villa Melara e quindi tenute a rispettarne il decoro.

Al primo piano di questo edificio, era stata data la destinazione di fienile, e vi si accedeva tramite una scala a pioli, anche se è più probabile si trattasse di un granaio, visto che dalla planimetria catastale non risultano esservi finestre. Le aperture ora esistenti sono dunque imputabili ai lavori di adeguamento per scopi abitativi a cui l’edificio è andato soggetto negli anni successivi al 1939.

La Stalla non ha mai cambiato di destinazione d’uso, e quindi passibile di accatastamento, pertanto non risultano atti che ne attestino la configurazione primitiva. Sicuramente l’edificio risulta ampliato verso nord, come risulta facilmente leggibile dall’eccentricità del tetto, per accogliere la legnaia, la porcilaia ed il pollaio. Il nucleo originario doveva infatti essere quello adiacente alla villa e consisteva nella stalla al piano terreno ed il fienile al primo piano.

La parte posteriore ed il fianco sud dell’edificio sono interrati, così da consentire l’accesso al fienile, dal retro, ad ovest, senza l’ausilio di scale interne e contemporaneamente celare parzialmente la mole del medesimo alla vista della villa.

La stalla è voltata con volte a vela poggianti su bei capitelli di colonne circolari e rappresenta uno degli esempi più pregevoli della nostra zona relativamente all’architettura rurale minore che solitamente contraddistingue questi edifici. Il piano primo si presentava completamente aperto a casella, infatti all’interno sono ancora visibili i capitelli ammorsati nelle murature di tamponamento posteriori che ne hanno definitivamente nascosto l’intera struttura interna. Il fronte più rimaneggiato risulta quello a nord dove diverse ‘cicatrici’ architettoniche sono tuttora visibili essendo questo edificio ancora da recuperare e pertanto si presenta con la sua veste originaria mostrando tutte le proprie vetustà e partiture architettoniche dell’epoca.

La Serra era una tipologia edilizia spesso presente accanto ad edifici di prestigio quali villa Melara: se ne può ammirare una simile nella vicina villa Amelia. L’esposizione ai raggi solari, gioca un ruolo fondamentale nella costruzione e nell’orientamento di questo edificio. Dovendo fungere da ricovero invernale per le piante ornamentali della villa, agrumi, oleandri ed altre essenze di pregio, necessitava del più alto apporto di raggi solari, necessari a mantenere al suo interno la temperatura ottimale.

Da qui la necessità di un orientamento nord-sud con un lato vetrato a sud e gli altri ciechi; inoltre la distanza del prospiciente edificio Rimessa fu calcolata in maniera che anche al solstizio di inverno questi non proiettasse mai la propria ombra sulla Serra. L’assetto originario prevedeva l’apertura del primo piano che fungeva da fienile. All’interno si possono ancora vedere i capitelli dei pilastri che scandivano la facciata in tre campate e che sono rimasti occultati dal successivo tamponamento di tutto il livello superiore, processo avvenuto in precedenza anche alla Stalla.

Circa venticinque anni fa, al lato nord, fu addossato l’attuale fienile col fronte aperto e scandito da tre campate, su modello della facciata sud.

La copertura risultava in laterocemento con travetti in c.a.p. mentre i pilastri sono in muratura: nell’intervento di recupero si è sostituita tale copertura con una più idonea in legno. La inesistente ammorsatura fra i due elementi fienile e serra e l’uso di materiali per la costruzione del primo, permettono la datazione di questa “superfetazione” che mette in risalto come la tradizione costruttiva sia stata deliberatamente sacrificata in nome della più mera speculazione.

Tale superfetazione prende probabilmente il posto di una precedente tettoia o di un altro fienile come testimoniano alcune vistose stuccature sulla parete nord del nucleo originario, dove trovavano alloggio le travi della precedente copertura. Anche la rimessa sul lato est, sicuramente coeva al fienile, o di poco posteriore, può essere imputabile alla necessità di ricoverare macchine o attrezzi agricoli di ridotte dimensioni.

Il Deposito di granaglie è sicuramente il più recente ed è l’unico dei quattro a non aver subito modifiche essenziali. Questo edificio completamente realizzato in muratura a faccia a vista, perse la sua omogeneità a seguito di gravi lesioni strutturali che indussero ad un frettoloso rifacimento con mattoni differenti sia per consistenza sia per cromia. Questa operazione portò anche al rifacimento del coperto ed alla sostituzione della struttura lignea con un solaio in laterocemento, mentre il semplice quanto grazioso solaio intermedio risulta originale e costituito da belle travi in legno e tavelline in cotto, che costituivano al tempo stesso la pavimentazione del piano superiore utilizzata come deposito di granaglie. Il posizionamento della scala in muratura lungo la parete, esposta a nord, è un pregevole accorgimento distributivo che ben colloca questo edificio nella filosofia ecologica dei fabbricati rurali.

Tutti i fabbricati si trovano all’interno di una vasta area verde di notevole interesse ambientale, caratterizzata in gran parte dal parco secolare che circonda la villa e si estende ad est verso l’accesso principale. Un vialetto rettilineo in ghiaia preceduto da un elegante ingresso con cancello e pilastri in muratura, attraversa il parco, conducendo alla villa, passando attraverso un’ampia corona di piante di alto fusto quali cedri, cipressi, tuie e tassi, il tutto ingentilito da siepi e aiuole. Un alto filare di querce (fino a poco tempo fa anche di pini) e il fosso Gianmartino costeggiano la via Melara definendo i confini nord ed est dell’area descritta.

 

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