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Una passeggiata da Mongardino a Rasiglio: osserviamo l’ambiente che ci circonda
8096 Ventura Roberta natura: botanica

Via Chiu’

Una strada, due volatili, due poeti, tante storie e tanta storia

Seconda parte: la strada comunale dell’Oca

di Luigi Ropa Esposti

Via Chiù, ovvero l’assiolo

Nella prima parte, pubblicata sulla rivista “al sâs” n. 6 (pag. 117) del secondo semestre 2002, si è spiegata l’origine del nome “Chiù”, ovvero che trattasi di un nome onomatopeico (che produce per imitazione un suono), in quanto chiù…. chiù è il verso che emette l’assiolo (Otus scops) detto anche chiù, un piccolo rapace notturno, un tempo assai diffuso nelle nostre zone ed ora pressoché scomparso. Nella prima parte si sono inoltre trattati gli aspetti relativi all’assiolo ed alle superstizioni e miti legati ai rapaci notturni. In questa seconda parte tratteremo invece, nello specifico, della strada e di quel poco che sappiamo della sua storia, ovvero di ciò che è legato ad essa.

L’Oca

Via Chiù è una denominazione oramai consolidata per gli abitanti di Pontecchio Marconi. Tuttavia la denominazione della strada in via Chiù, è relativamente recente in quanto risale al dopoguerra, così come la targa viaria blu affissa tuttora sul fabbricato all’incrocio con la Porrettana. Fino ad allora “Chiù” era la denominazione che veniva data alla località, e non alla strada, e cioè delle case e negozi posti sulla Porrettana all’incrocio con la strada. Prima di allora la denominazione della via era: “strada comunale dell’Oca”.

E “l’Oca” è anche il toponimo (nome del luogo) delle abitazioni poste nella via, alcune centinaia di metri dopo il bivio con la Porrettana. Sull’origine del toponimo “Oca” possiamo proporre un paio di ipotesi. La più semplice è quella legata all’eventuale presenza di un rumoroso pennuto presso l’aia dell’antica abitazione e che da lì gli abitanti abbiamo preso l’abitudine di chiamare la casa “l’Oca”. Un’ipotesi più colta è invece quella fatta da Renzo Franceschini sull’origine del toponimo “Oca” nell’omonima località nel Comune di Monte San Pietro (1): nel medioevo si usava definire “pars locata” una frazione di terreni affittati per distinguerla dalle altre, la “pars dominicana” gestita direttamente dal feudatario locale o dal vescovo, e la “pars massaricia” di pertinenza dell’intera comunità. Da “locata” potrebbe quindi derivare la denominazione “l’Oca”. Tale seconda ipotesi sarebbe suffragata dalla presenza nelle adiacenze dei toponimi “Loco” e “Loghetto”, probabilmente con la medesima origine.

Il ponte ed il rio di Casio

Correndo velocemente nel rettilineo della Porrettana che, dopo la Stella, ci conduce sino a Colle Ameno e poi a Pontecchio, pochi si accorgono di attraversare un ponte: è il ponte di Casio sul rio omonimo. Il ponte è situato all’incrocio della Porrettana con via Chiù ed il rio scorre parallelamente alla via Chiù, per quasi tutta la sua lunghezza, sino a che sfocia nel Reno.

Il ponte ci è stato “offuscato” negli anni sessanta in occasione della demolizione delle case dei Borghetti e della variante alla statale Porrettana, in cui venne “addrizzata”, togliendo una semicurva tra i Borghetti e via Chiù ed eliminando un ramo, tuttora esistente, che passava di fronte alle case del Chiù.

Al di sotto dell’attuale ponte è ancora visibile il vecchio ponte in sasso con arco ogivale di antica origine. Lo troviamo citato, assieme al Rio, negli estimi del 1475 come “rium del Ponte da Caxi” (2), per poi ritrovarlo, in non buone condizioni, citato nel 1620: “Nel comune di Pontecchio si trova sulla strada pubblica un ponte chiamato “Ponte di Casio” il quale è rovinato dalla banda verso ponente, ogni giorno continua in detta ruina, e hora non si può passare più che un carro. Il Massaro di Pontecchio, del cavalaro del acque continuamente vien querelato, nel officio, fa perciò istanza che sia accomodato atteso che la spesa va in crescendo, e se non se li provede seguirà maggior disordine. Adesso la spesa saria di lire 300 e se si lascia, importarla poi la spesa lire 4.000 circa. Supplica perciò detto Massaro le sig. VV. ill. me a commettere quanto prima la provvisione di acomodare detto ponte così per beneficio publico, come privato (giugno 1620 letto in Senato)” (3).

Il vecchio ponte, dopo esser stato - si suppone - riparato, ha continuato a fare il suo dovere nei secoli successivi ed è rimasto tale sino alla sua “ricopertura” del dopoguerra. In una cartolina postale dei primi decenni del ‘900 era ancora ben visibile con le sue spalle in muratura e con le case del “Chiù” e della “Fornace”. E’ possibile, anche se improbabile, che il Ponte di Casio sia il “Ponticulus” da cui deriverebbe il nome della località di Pontecchio. Improbabile perché non si trattava di un “ponticello” ma di un ponte, per i tempi, di tutto rispetto, ma l’ipotesi non si può scartare.

Il Rio di Casio nasce dalle colline di Pontecchio, tra Montechiaro e Mezzana, presso la località “Trentola”, attraversa poi la Porrettana, sotto il ponte di Casio, scorre incavato, come in un canyon, parallelamente alla via Chiù, passa sotto i ponti della ferrovia e dell’autostrada, per poi sfociare poco dopo nel Reno. Nelle carte topografiche e catastali attuali viene erroneamente denominato rio d’Acasio, in una sorta di inversione con l’articolo, analogamente come col toponimo “l’Oca” di cui si è detto. In merito all’origine del toponimo si può supporre che sia derivato dal fatto che le terre in antico fossero appartenute alla famiglia nobile dei Casio.

Attualmente lasciato alla natura dagli uomini, in passato il rio era invece utilizzato dalle genti locali per vari usi. Sotto la casa della “Fornace” vi erano un lavatoio ed una sorgente, così come altre sorgenti vi sgorgavano, e vi sgorgano, più verso la foce. L’abate Serafino Calindri, nel 1782 circa, nel suo Dizionario Corografico, ecc. della montagna e collina bolognese, ed in particolare del territorio di Pontecchio, così ne descriveva una: “Due son le acque leggerissime di questo territorio, che gode buona aria, cioè una sorgente nel rio di Bazano, ed un'altra nel Ponte Casi vicino a Colle Ameno” (4).

La strada comunale dell’Oca

Andiamo ora a descrivere qual era il percorso della strada comunale dell’Oca, aiutati da alcuni vecchi stradari. La troviamo indicata per esteso in una mappa del 1775 (5) e poi nella coeva mappa del Catasto Boncompagni del 1784 (6). Riportiamo ora per esteso la descrizione del suo sviluppo e le località toccate, dagli stradari del Comune di Praduro e Sasso del 1866 e del 1928.

  • Comune di Praduro e Sasso, elenco delle strade comunali, territorio di Pontecchio, 1866, strada dell’Oca.

- dal punto dove ha capo: dalla strada Provinciale di Porretta al Ponte di Casio presso la casa Chiù in Pontecchio.

- dell’andamento di essa,dei luoghi per cui passa, case, borgate, torrenti, rii: piana in parte discende in terreno solido passa dai luoghi Oca, Loghetto Dareno, Loco Dareno, Cà Bianca e Barca.

- dei luoghi dove termina : nella strada comunale delle Longare n. 11 nel punto della voltata di questa alla Bettola del Palazzo Rossi.

lunghezza metri 1239 – larghezza metri 3,500 ……classificata tra le comunali perché mette ad un borgo, e comunica questo e la Parrocchia d’oltre Reno colla strada Provinciale di Porretta e col capo luogo del Comune ……. (7)

  • Comune di Praduro e Sasso, elenco delle strade comunali, territorio di Pontecchio, 1928, strada dell’Oca di Pontecchio.

    • - Dal punto dove ha capo: dalla provinciale di Porretta vicino al Chiù ed al Ponte di Acasio, altimetria 118.

- Villaggi e località principali che attraversa: in direzione di levante sulla sinistra del Rio d’Acasio in lieve discesa quasi rettilinea lascia a sinistra la Fornace del Chiù al voc. l’Oca; quindi in maggior discesa oltrepassa a sinistra il voc. Reno, a destra il Loghetto da Reno, attraversa la ferrovia lasciando a destra il Casello n. 15, ed a sinistra il Luogo da Reno. In rettilineo quasi piano oltrepassa a destra l’uscita dei campi del Loghetto e giunta sulla sponda sinistra del fiume Reno gira a nord-est in quasi rettilineo piano e lascia a destra la Cà Bianca, l’uscita e la casa ove trovasi la Barca usata per attraversare il fiume Reno di fronte a Vizzano, servendo di mezzo di comunicazione tra gli abitanti al di là delle due sponde del Reno, quindi diretta a nord giunge di fronte alla curva alla prima casa del Palazzo Rossi detto la Bettola civico n. 37 in via delle Longare.

- Punto dove termina: di fronte alla via delle Longare al Palazzo Rossi, altimetria 90. Lunghezza metri 1237, larghezza metri 5.

Opere : Due grossi muri di sostegno sopra la sponda sinistra del Rio detto d’Acasio e di fronte all’Oca elevati e ben costruiti. Un tombino al distacco della provinciale. Un tombino alla curva sopra Reno (8).

Fra i due stradari, oltre alla più accurata descrizione in quello del 1928, possiamo rilevare alcune importanti differenze. La prima è che nel secondo, del 1928, compare la ferrovia Bologna-Porretta ed impiantato il casello. In realtà la ferrovia Porrettana venne inaugurata nel 1863, quindi prima dello stradario del 1866, ma incomprensibilmente lo stradario non la cita. La seconda è che nello stradario del 1928 troviamo corrotto il nome del rio di Casio in rio d’Acasio.

Un’altra importante annotazione da fare è relativa al motivo dell’importanza della strada, e di conseguenza della sua classificazione tra le strade comunali. La via dell’Oca non solo raggiungeva Palazzo Rossi (che si poteva raggiungere anche da via Longare, attuale via Vizzano, nel tratto tra la Porrettana e Palazzo Rossi) ma serviva da collegamento con Vizzano mediante la barca, ovvero incontrava il punto di traghettamento con l’opposta sponda del Reno, ove vi era un continuo passaggio di persone e di merci.

Dobbiamo ricordare che sino a non molto tempo fa’, in zona, gli unici punti in cui era possibile attraversare il Reno erano: a Casalecchio, a Vizzano-Oca ed a Sasso, dapprima sotto Villa Putte, al Ponte Albano, poi alla Barca presso il fosso del Diavolo. Giova anche ricordare che il Reno di allora non era come il Reno di oggi; possedeva una portata maggiore ed era utilizzato a scopo navigabile per il trasporto di merci per fluitazione (le merci viaggiavano su zattere, le quali erano trainate da bestie da soma su piste ai lati del fiume ) (9).

Ma dei barcaioli o “passatori” avremo modo di parlare nella terza parte quando tratteremo della località della “Barca”. La strada comunale dell’Oca, ora via Chiù, ha subìto una variazione del tracciato nel 1960 circa, in occasione della costruzione della nuova Autostrada del Sole, consistente in una deviazione verso Sasso del tracciato – con conseguente discesa e risalita – per consentire il passaggio sotto al nuovo ponte dell’autostrada. In conseguenza di tale variazione le località Loco da Reno, Loghetto da Reno ed il casello ferroviario sono rimaste tagliate fuori dalla normale circolazione e sono raggiungibili dai due rami morti della vecchia strada. Tranne questa variazione la strada mantiene tutt’oggi il medesimo tracciato di sempre.

Note

  1. R. FRANCESCHINI, Da Monte San Giovanni a Croce delle Pradole, in “al sas” n. 6, 2° semestre 2002, pag. 68.

  2. Archivio di Stato di Bologna (ASB), Ufficio del contado, Estimi del contado, anni dal 1411 al 1775.

  3. ASB, Assunteria di Governo delle Comunità, notizie attinenti le comunità, 1582-1796.

  4. SERAFINO CALINDRI, Dizionario corografico, georgico, orittologico, storico, ecc. ecc. dell’Italia, volume III montagna e collina del territorio bolognese, 1782.

  5. ASB, Campione di Acque e Strade, comune di Pontecchio, 1775.

  6. ASB, Catasto Boncompagni, comune di Pontecchio, 1784.

  7. Archivio Storico Comune di Sasso Marconi (ASCSM), Elenco delle strade comunali, 1866.

  8. ASCSM, Elenco delle strade comunali, 1928.

  9. A.GIACOMELLI, Ambienti naturali e società umane lungo il corso del Reno, 1997; P.CHIERICI, Storia di un paese senza storia, in “Casalecchio notizie”, n.4, 2003

DIDASCALIE

N.B. Mettere all’inizio, in piccolo, la foto della tabella viaria come nella prima parte ( n. 6) senza dida

Fig. 1 – Cartolina postale dei primi decenni del ‘900. Sono visibili il vecchio ponte ad arco sul rio di Casio e la Porrettana prima delle modifiche apportate negli anni ’60. A sinistra la casa della “Fornace” con dietro il “Chiù”; sulla destra il villino Rosalba (collezione Fanti, proprietà Comune di Sasso Marconi)

Fig. 2 – Il “Chiù” oggi. Al centro vi è ancora la casa della “Fornace” col negozio di alimentari. Il vecchio ponte non è più visibile, ricoperto dal nuovo tracciato della Porrettana, e la strada non passa più davanti al “Chiù” (foto Luigi Ropa Esposti)

Fig. 3 – Particolare della mappa del Campione di Acque e Strade del Comune di Pontecchio del 1775 in cui è rappresentata la strada comunale dell’Oca (Archivio di Stato di Bologna)

Fig. 4 - Carta topografica con evidenziato l’attuale tracciato di via Chiù e, in tratteggio, il tracciato originario dimesso dopo la costruzione dell’autostrada (elaborazione Luigi Ropa Esposti su base C.T.R.)