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Il pino silvestre. Arcaica presenza nel Contrafforte Pliocenico
3127 Minerbi Bruno natura

UN'ARCAICA PRESENZA VEGETALE NEL CONTRAFFORTE PLIOCENICO DI SASSO:

Il Pino silvestre ( Pinus silvestris )

di BRUNO MINERBI

Non molti saranno a conoscenza che in un piccolo areale nel settore sudorientale della collina di Sasso Marconi, e precisamente sui primi contrafforti settentrionali del “Monte del Frate" (anticamente “Monte Collecchio”), in frazione Badolo, è tuttora in vegetazione un modesto gruppo di Pini silvestri, di origine naturale, cioè nati spontaneamente da seme, esemplari superstiti di più estese formazioni, che in epoca glaciale colonizzavano anche la media e bassa collina emiliana, discese verso sud per effetto di una continentalizzazione dei più importanti parametri climatici, in particolare di quelli termici.

Queste particolarissime formazioni di conifere “microterme” trovarono appunto nella bassa collina emiliana, soprattutto nei distretti di Reggio E. e Parma, una singolare diffusione nell'anatermico postglaciale per effetto di un adattamento a situazioni geoclimatiche stazionali di assoluta eccezionalità.

Gli esemplari presenti nel territorio citato differiscono da quelli di Reggio e Parma per portamenti migliori, più eretti e meno rastremati, conseguenza di pedologie più evolute e di più stabili rapporti d’associazione con le altre specie.

La singolarità del Pino silvestre nella collina emiliana si identifica nella fascia altimetrica di insediamento, tra i 300 ed i 600 metri, e nella tipologia prevalente dell'imbasarnento geologico, caratterizzato da argille scagliose del Secondario o da stratificazioni calcareo-marnose e marnoso-argillose dell'Eocene.

Detta geologia non si ripete nel distretto di Badolo, caratterizzato come è ben noto dalle formazioni arenacee del contrafforte pliocenico.

Le caratteristiche morfologiche che questo Pino presenta nelle stazioni di insediamento, per tanti versi diverse da quelle medie del tipo alpino e medio europeo, giustificano l'ipotesi di una varietà o razza climatica tipica dell'Appennino basale emiliano.

Il fusto è generalmente molto rastremato e ramoso, con corteccia grossa e squamosa. Gli aghi sono più corti, difficilmente superando i 3 cm.; la chioma, nei distretti più consistenti di Reggio E. e Parma, ben presto assume conformazione tabulare, per precoce atrofia della freccia apicale. In sostanza si tratta di piante di non gradevole aspetto, ma tanto utili per la colonizzazione dei terreni argillosi.

Le presenze sul Monte del Frate hanno, come già si è detto, portamento più equilibrato per quanto concerne la chioma, il fusto è più slanciato e la ramificazione più gentile, mentre la morfologia degli aghi e degli strobili è assimilabile alle caratteristiche più tipiche della razza emiliana.

Tali scostamenti dalla tipologia media sono attribuibili in gran parte alla pedologia più evoluta, più ricca di elementi nutritivi ed alla concorrenza spaziale con la ricca vegetazione clirnax del Quercetum mixtum.

In buona sostanza il tipo "badoliano” è più vicino a quello di Monte Gibbio, nel modenese, certamente il più evoluto e più bello, pur differendo per minori altezze e portamenti più rastremati.

Un immaginario “transect” che parta dall'epicentro dell'area diffusionale del Pino, cioè la bassa collina di Reggio Emilia e Parma, e che si sviluppi verso quelle periferiche a minor presenza, evidenzierebbe anche altri due aspetti collegati e cioè suoli argillosi decapitati per fenomeni erosivi ed altri più evoluti per presenza di sottorizzonti ed con strutture vegetazionali sempre più complesse e ricche di elementi costitutivi. Nel caso del Monte del Frate il pino si associa alla roverella, al carpino, all’ontano ed in talune rnicrostazioni anche al castagno, quindi ad un bosco a struttura composita, che ne ostacola la diffusione in quanto crea condizioni di concorrenza trofica limitanti.

In queste associazioni il Pino silvestre tende ad occupare il piano dominante, tale essendo la sua naturale tendenza, per raggiungere il quale la competizione è asperrima in tutte le precedenti fasi di sviluppo.

I progressivi miglioramenti della struttura e della feracità dei suoli ha come conseguenza un progressivo affermarsi delle associazioni forestali più stabili, ancorché non ancora climax, ed in parallelo un costante allontanamento ed espulsione del Pino silvestre dalla compagine boschiva.

Ne consegue che tale specie, in queste particolari stazioni, è destinata a sparire, né è opportuno, a parere di chi scrive, fare interventi conservativi.

L'evoluzione naturale ha le sue regole e le sue leggi.

Il naturalista, l'ecologo, il selvicoltore debbono prendere atto di tutto ciò e lasciare alla natura di esprimersi al meglio, secondo il suo genio evolutivo.

Questa nota ha avuto come obiettivo il solo scopo di dare informazione di una presenza vegetale atipica nelle compagini boschive del nostro territorio e poiché si tratta di una nobile conifera più consona agli ambienti alpini che a quelli appenninici, rappresentarne la peculiarità scientifica e paesaggistíca.

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