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IL SECOLO DELLE CROCI

(1900 – 2000)

di Dario Zanini

Se io mi rappresento il mondo

come una montagna, sempre

in cima ci vedo la Croce”.

(Umberto Saba)

Ha destato un certo interesse (con qualche coda polemica) la notizia di una spedizione che, a Pasqua del 2001, ha portato, 40 partecipanti, compreso Mike Bongiorno, a raggiungere il Polo Nord per piantarvi una croce alta due metri donata e benedetta dal Papa Giovanni Paolo II. La spedizione si è svolta sulle orme di quella del Duca degli Abruzzi, del 1900, alla quale doveva partecipare anche quel noto scalatore che fu don Achille Ratti, futuro papa Pio XI.

La spedizione di Mike Bongiorno dovrebbe ripetersi nel prossimo Natale per raggiungere il Polo Sud. Allora apparirà chiaro il significato di queste imprese: racchiudere alle due estremità il globo terrestre sotto il segno cristiano della redenzione come auspicio di speranza per il futuro.

Alla Croce i credenti hanno sempre offerto un culto particolare, proprio perché è il segno della nostra redenzione.

Un memorabile omaggio di portata storica a Cristo Redentore fu pensato e proposto dal nostro conte Giovanni Acquaderni cento anni fa nel passaggio fra il secolo XIX e il XX. Fra le varie iniziative destinate a quello scopo, Acquaderni aveva suggerito di collocare in ogni chiesa d’Italia una placca di bronzo con la croce, disegnata da E. Collamarini e realizzata dai fratelli Bettini del Sasso, e di innalzare sulle principali vette montagnose d’Italia 19 croci monumentali o statue del Redentore o tempietti votivi in memoria dei 19 secoli della Redenzione.

Il papa Leone XII approvò quelle solenni manifestazioni quasi a coronamento delle feste del giubileo del 1900, e consacrò il nuovo secolo al S. Cuore, rallegrandosi col card. Svampa, di Bologna, perché “dal centro della sua diocesi fosse partita la grandiosa idea”.

Proprio a Bologna si diede inizio alla costruzione del grandioso tempio votivo del S. Cuore, progettato da E. Collamarini, mentre partiva, sono parole del papa, la “gara mondiale di memori omaggi al Redentore”. I luoghi dove collocare i 19 monumenti furono scelti in questo ordine, come si legge nel Bollettino internazionale fondato dal nostro Acquaderni:

1 in Piemonte, il Monviso, ai confini con la Francia,

2 il Mombarone, ai confini con la Svizzera.

3 In Lombardia, il Monte Guglielmo, sul Lago d’Iseo.

4 Nel Veneto, il Monte Matajur (mt. 1641) sull’allora confine con l’Austria, ora con la Slovenia.

5 In Liguria, il monte Saccarello.

6 In Emilia e Romagna, il Monte Cimone e

7 il Corno alle Scale.

8 In Toscana, il Monte Amiata.

9 In Umbria e Marche, i Monti Sibillini e

10 il Monte Catria.

11 In Abruzzo, il Gran Sasso e

12 la Maiella.

13 Nel Lazio, il Monte Cimino e

14 il Guadagnolo.

15 In Campania, il Monte Altino sul golfo di Gaeta.

16 In Puglia, Martina Franca.

17 In Calabria, Montalto sull’Aspromonte.

18 In Sicilia, il Monte San Giuliano.

19 In Sardegna, il Monte Ortobene.

A questi 19 monumenti se ne aggiunse subito un altro, il 20°, in onore del papa, sul Monte Capreo, vicino a Carpineto, suo paese natale.

L’iniziativa del conte Giovanni Acquaderni ebbe un successo di adesioni incredibile, che oggi non sarebbe ripetibile: oltre i 20 monumenti indicati dal comitato promotore, molti altri, di proporzioni solenni o modeste, ne sorsero un po’ dovunque, per l’impegno di comitati locali o di privati. Così possiamo ricordare i monumenti eretti sul Rocciamelone, sul Dente del Gigante, sul Cervino, sul Resegone, sul Monte Carpegna, sul Monte Faggiola.

Per restare nell’ambito del nostro territorio si possono segnalare i ricordi, in parte scomparsi, su Monte Venere, Lagune, Montechiaro, Monte S. Barbara, Monte Sole, Tolè, Cedrecchia, Castel dell’Alpi, Monte Oggioli, Ca’ del Costa, Madonna dei Boschi, Gragnano, Scanello, S. Benedetto del Querceto, Monte La Tose, Maserno.

Tutti volevano partecipare al grande omaggio a Cristo Redentore, anche chi non aveva a disposizione una grande vetta e doveva accontentarsi di quanto poteva trovare a portata di mano, come a Mirabello Ferrarese, dove su una pianura piatta come un tagliere, fu eretto un campanile alto m. 56,37, o come a Sasso Marconi, dove il campanile della chiesa, costruito negli anni precedenti, fu dedicato al Redentore, come si legge nell'iscrizione scolpita in una lapide racchiusa entro una bella cornice d'arenaria posta alla base del campanile stesso, sopra la porta d'ingresso: “Jesu Christo/ Redemptori/ ineunte saeculo XX”.