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I fatti di Palazzo d’Accursio*

di Rino Nanni

Il 21 novembre 1920 era la data stabilita per l’insediamento del Consiglio Comunale di Bologna che avrebbe eletto Sindaco il ferroviere Gnudi. Dei 60 consiglieri 48 erano socialisti e 12 rappresentavano la minoranza costituita da una coalizione di ex combattenti e liberali, esclusi i popolari che erano scesi in campo con lista propria.

Scrive Giuffrida: “Ora i fascisti consideravano come una manifestazione sopraffattrice anche l’esposizione della bandiera rossa, desiderando troncare una consuetudine non recente di organizzazioni ed amministrazioni socialiste della regione Emiliana, di issare cioè nelle loro ricorrenze, la bandiera rossa del partito anche su edifici pubblici.”

Dopo la nomina a grande maggioranza, del sindaco Enio Gnudi, furono scambiate dichiarazioni cortesi fra il sindaco e la minoranza. Nel frattempo la piazza si era gremita di cittadini per celebrare la vittoria. Qualche consigliere, temendo possibili disordini, consigliò il sindaco, mentre ancora parlava il capo della minoranza, prof. Albini di presentarsi al balcone per salutare ed invitare la folla a sciogliersi. Era stato concordato di non issare la bandiera socialista, ma di affiancarla al sindaco mentre si affacciava al balcone.

Ancora Giuffrida: “Vigilavano, aggruppati ed organizzati i fascisti. Essi anzi avevano imposto che la bandiera rossa, issata sulla Torre degli Asinelli, venisse tolta.”

Ma mentre Gnudi era al balcone, fu sentito prima un colpo di revolver e poi molti altri colpi di arma da fuoco. Poi furono lanciate bombe sulla folla. Spari avvennero anche nell’aula che ferirono a morte il consigliere Giulio Giordani, invalido di guerra. Dieci furono i morti fra i cittadini. Qualcuno sostenne che le bombe erano state lanciate dalle finestre del comune e che diverse armi fossero presenti nell’aula. Si creò uno stato di grave esasperazione. Giuffrida: “Subito i consiglieri di parte socialista, avevano compreso la necessità morale di rassegnare le proprie dimissioni, in quanto l’aula non poteva più essere teatro di feconde discussioni.”

I fascisti non furono presenti in quelle elezioni. Ma già come afferma il relatore di minoranza Della Seta: “E’ del 19 novembre il manifesto del fascio bolognese di combattimento, che invece di essere affisso stampato, perché la Questura non appose il visto, fu affisso dattilografato. Diceva il testo: “Domenica le donne e tutti coloro che amano la pace e la tranquillità restino in casa e se vogliono meritare dalla patria espongano dalle loro finestre il tricolore italico. Per le strade di Bologna Domenica, debbono trovarsi solo fascisti e bolscevichi. Sarà la prova, la grande prova in nome d’Italia”. Il prefetto aggiunge che : “Quando ci sono manifestazioni di fascisti, vengono a Bologna fascisti di altre città e viceversa.” Agli atti dell’inchiesta c’è copia di un telegramma urgente: “Fascio Modenese di combattimento, via Mondadore, Modena: Rafforzeremo nostre relazioni. Venite telegrafandoci ora arrivo. Saluti. Arpinati.”

Scrive il prefetto nella sua relazione del 12 gennaio 1921: “Continuando nelle trattative, coadiuvato dal Questore che aveva interessato i maestri Pini e Martelli…riuscii finalmente, alla vigilia della cerimonia, ad ottenere che il partito socialista rinunziasse ad esporre, nel giorno dell’insediamento, la bandiera…restava però stabilito che qui sarebbero convenuti i rappresentanti delle leghe della provincia con vessilli e fanfare…che il sindaco si sarebbe presentato al balcone..e poi tutto sarebbe stato ritirato.Cosi i socialisti fecero.” E il questore in una circolare del 20 novembre avvertiva: “…i dirigenti dei fascisti e dei nazionalisti, conosciuto tale programma, hanno dichiarato che non faranno opposizioni e che si asterranno anche di intervenire nell’aula consiliare”. Perché dunque nacque il conflitto, se i socialisti rispettarono l’accordo?

In precedenza, il 18 dicembre 1920, all’uscita dal tribunale erano stati aggrediti gli on. Bentini e Niccolai e tutta la Camera aveva deplorato gli atti di violenza.

LE LOTTE AGRARIE

La relazione di maggioranza si sofferma sul clima aspro che si era andato determinando per il prevalere della corrente “massimalista” del partito socialista e cita una serie di fatti a cui brevemente accenniamo. “Il partito socialista si era mantenuto nella legalità, indirizzando la sua opera alla conquista dei pubblici poteri e al miglioramento delle condizioni economiche e morali dei lavoratori specialmente nell’agricoltura. Ma negli ultimi tempi il prevalere delle tendenze massimalistiche aveva accentuato i caratteri e i metodi della lotta. Particolarmente tendeva a consolidare il monopolio della mano d’opera. Si diffusero i “boicottaggi”. Si imponevano le “taglie” come penalità. Si era stabilito il calmiere dell’uva, 10 lire per ogni castellata che andavano alla camera del lavoro diretta da Bucco. Non si voleva trattare con l’organizzazione dei proprietari, ma individualmente con i singoli .”

Finalmente il 25 ottobre venne sottoscritta la convenzione, conosciuta come il patto Paglia-Calda, dal nome il primo quale rappresentante degli agricoltori, e Calda per la federazione lavoratori della terra. Nel frattempo andarono crescendo le violenze fasciste: .davanti ad una trattoria un gruppo di nazionalisti impegnò un conflitto con socialisti. Furono esplosi molti colpi di rivoltella e fu ucciso un uomo che i socialisti dicono di parte loro. Il 16 ottobre fu bruciata una edicola ove trovò la morte un anarchico. In gennaio furono sparati diversi colpi contro il treno per Bazzano e vi furono due feriti. Una parte della reazione antisocialista è costituita da interessi borghesi, che per molto tempo erano stati compressi. L’amministrazione socialista di Bologna aveva cercato di svolgere in materia annonaria e di alloggi un’azione molto determinata ed energica a favore dei consumatori. Aveva avuto molto coraggio e non aveva misurato il numero degli interessi che via via ledeva, che però non venivano dimenticati.”

La relazione di maggioranza riconosceva che: “Molti cittadini autorevoli, anche di parte conservatrice, hanno riconosciuto che in generale la classe dei proprietari bolognesi, per il suo spirito conservatore, per la sua grettezza, per la sua incapacità di intendere problemi sociali, si era dimostrata poco sensibile alle sofferenze veramente grandi dei lavoratori della terra. L’azione economica e politica dei lavoratori ha portato quindi ad un miglioramento della loro condizione senza peggioramento di quelle dei proprietari, e ciò a causa dell’incremento delle produzioni, che per certi aspetti si può collegare con le conseguenze delle lotte agrarie. Giova inoltre ricordare che l’on. Zanardi, già sindaco della città, dichiarò che mai la camera del lavoro aveva usurpato i poteri del municipio.”

Nella relazione di minoranza si dice che: “L’alleanza pace, libertà, lavoro, sorta come blocco elettorale liberale democratico alla vigilia delle elezioni amministrative, si trasformò poi in alleanza permanente e costituì un secondo tentativo di associazioni e cittadini nonché di partiti insofferenti alla potestà civica socialista e desiderosa di abbatterla. A creare uno stato d’animo antisocialista contribuirono gli interessi lesi di bottegai, commercianti, padroni di casa, oltre alla classe agraria. Tutta l’azione svolta, pur sul piano della legalità, dall’amministrazione Zanardi: “lo sviluppo della cooperazione, l’ente autonomo dei consumi, crearono rancori ed ire contro il partito dominante”. Il Questore Poli afferma che i fascisti hanno forti mezzi finanziari e appartengono quasi tutti alla classe borghese. Il presidente della Camera di Commercio Franchi: “Io e altri amici concorriamo con qualche offerta a favore dei fasci di combattimento”…L’on. Milani, del PPI: “ Ho sentito dire che moltissime persone di ogni ceto han fatto offerte di danaro al fascismo.” L’on. Ferri: “Credo che vi siano dei pagati e chi paga siano specialmente gli agrari, gli industriali…” Il sen. Tanari: “E’ verissimo per quanto mi consta che vi siano dei cittadini che manifestarono il loro consenso al movimento fascista, anche con contributi finanziari. ”L’avv. Cesare Bedeschi, segretario della congregazione di carità di Bologna: “…non può essere possibile che la parte reazionaria, costituita prevalentemente da una borghesia agraria gretta, antiquata, non aperta ai tempi nuovi, e soprattutto avida di tornare indietro, riprenda la prevalenza, perché le​_​_ classi operaie non lo consentirebbero, in quanto che esse sanno e ricordano che i notevoli vantaggi economici e sociali conseguiti sono dovuti all’opera dei socialisti…”

Note dagli allegati

Avv. Scota Nino Bixio: “L’atteggiamento dei fascisti il 21 novembre fu esagerato. Il fatto del Casermone anche esso ebbe una grande ripercussione in città ed alimentò il fascismo, fu però compiuto da elementi estranei al partito socialista. Fra gli agrari ve ne sono dei conservatori che vedono nel fascismo il mezzo per pagare meno tasse.”

Giulio Zanardi-presidente della provincia: “…la questione della bandiera rossa non era che un pretesto. I fascisti volevano turbare l’nsediamento del consiglio comunale. Ad acutizzare la propaganda massimalista contribuirono Bucco e i suoi sostenitori. Bucco non aveva capito né il socialismo né il massimalismo. Sono stato contrario alla inclusione dei riformisti nelle liste dei candidati.”

Malvezzi Nerio-senatore: “Negli inevitabili conflitti fra i vari partiti l’autorità dello stato si fece sentire ben poco e questo diede ragione ai socialisti di insorgere con tutta forza, ed ai fascisti di costituirsi poi per opporre la forza alla forza. Io penso che il partito socialista abbia un grande avvenire e che sia utilissimo per l’Italia che esso prenda l’andamento di un partito di governo.”

Cappa Paolo- deputato: “Indubbiamente il movimento economico delle organizzazioni socialiste ha contribuito notevolmente al miglioramento delle condizioni delle masse lavoratrici, senza una eccessiva pressione sulle condizioni delle classi proprietarie.”

Delegazione liberale: “Dai risultati delle elezioni politiche risultò rafforzata la frazione massimalista. Capolista riuscì l’on. Bombacci, il quale, parlando nella piazza Vittorio Emanuele ad esaltazione della vittoria, affermò imminente la rivoluzione: disse trattarsi di questione di giorni ed incitò tutti gli aderenti al partito socialista alla più energica azione per raggiungere la meta.”

(Bombacci, prima segretario del partito socialista, poi aderente al PCI da cui venne espulso nel 1927, diventerà un alto gerarca del regime e sarà fucilato dai partigiani a Dongo e esposto a Milano assieme a Mussolini).

​_Delegazione pace, libertà e lavoro: “L’alleanza rappresentò il blocco dei partiti liberali, radicali, combattente, socialista riformista della unione socialista italiana, ed in genere di tutti coloro che nelle recenti elezioni amministrative non facevano parte del partito socialista ufficiale e di quello popolare.”

Delegazione del partito popolare: “ Il PPI costituì le proprie sezioni a Bologna nel 1919 e dobbiamo riconoscere che l’iniziale svolgimento ebbe luogo senza alcun disturbo. La lotta e le aggressioni del partito socialista cominciarono durante il nostro intervento a sostegno delle organizzazioni economiche”.

Delegazione del fascio guidata da Leandro Arpinati: “Pervennero a noi lettere anonime da cui emergono le intenzioni di quel 21 novembre. Avevamo avuto anche delle confidenze da affiliati alla camera del lavoro (di cui rifiutano di fare i nomi). Per questo volevamo pubblicare il manifesto che la Questura ci vietò. I nostri soci devono accettare il concetto di Patria. Ci siamo prodigati a favore dei commercianti. Sono i soci a versare contributi, con i quali abbiamo anche comprato un camion. Non abbiamo chiamato a raccolta i fascisti. L’autorità pubblica ci ha contrariati, ci ha negato anche i porto d’armi. Col progredire del fascismo si è accentuata la tendenza di sinistra, che fu espressa nell’ordine del giorno Grandi. La borghesia certo sfrutta il nostro movimento nel suo interesse. Non abbiamo compiuto violenze, ma le abbiamo subite. Sentiamo il bisogno di difenderci. Sono gli stessi operai a non volere le leghe rosse. I fascisti si recarono alla società bolognese di elettricità. ma solo per invitare ad esporre la bandiera. All’ente autonomo comunale andammo perché c’erano merci avariate.”

Prof. Zerbini-cattedra agricoltura: “Il progresso tecnico e l’incremento della produzione sono sstate notevolissime. Sono migliorate le condizioni dei lavoratori. Gli agrari della provincia sono restii alle innovazioni.”

Francesco Zanardi: “Ho lasciato la carica di sindaco, perché candidato politico, proposto dall’on. Bentini, nella lista socialista della frazione riformista. Tentai di intervenire ma ero tenuto in sospetto perché riformista. Il principio di non aderire e non sabotare la guerra, trasformò il consiglio comunale in un comitato di assistenza civile”.

On. Bucco-segretario della Camera del lavoro: “Gli agrari non sono stimolati da altro sentimento che quello di una gretta ricchezza. Assieme a bottegai, padroni di casa, piccoli commercianti, hanno iniziato l’assalto alle organizzazioni, prima con piccoli episodi, poi con sempre maggiore violenza. Non ho visto responsabilità del partito socialista, ma di individui che agendo fuori da ogni disciplina, hanno creato quella difficile situazione. Circa le castellate d’uva noi svolgevamo un servizio, indicato dove prenderla e trasportarla. Le 10 lire pagavano il servizio.”

On. Bombacci Nicola: “Il movimento degli arditi era contro le agitazioni dei contadini. I fatti del 21 novembre sono stati preparati e provocati dai fascisti ed è evidente che anche la parte socialista si preparasse a reagire.”

Missiroli Mario- direttore Resto del Carlino: “Il nostro proletariato agricolo non vuole emigrare e domanda alla terra sulla quale vive i mezzi della sussistenza. Per quanto scarso sia il numero delle giornate lavorative il bracciante, l’avventizio, che costituisce il grosso, deve trarre da esse il modo di vivere durante l’intera annata. Di qui la necessità di istituire i turni di lavoro, di abolire lo scambio d’opere, la resistenza all’introduzione delle macchine e gli alti salari. Proprietari, affittuari, mezzadri ridussero al minimo il consumo della mano d’opera. Questi rimedi furono peggio del male. Fu quello il periodo d’oro del riformismo, il socialismo non poté resistere alla tentazione di farsi protettore degli interessi medi e proletari. Il massimalismo è la critica dell’azione riformista. Non è un mistero per nessuno che uomini della competenza di Mazzoni, di Nullo Baldini, di Turati, non esitarono a deplorare sistemi irragionevoli, intransigenze senza scuse. E’ accaduto quello che, per forza di cose doveva accadere, e cioè la repentina, fulminea solidarietà di tutta la borghesia in blocco. Cosi vediamo la democrazia alleata all’agraria per il fatto che è venuta a trovarsi sulla stessa piattaforma. La dittatura di Bucco stupiva gli stessi massimalisti intellettuali. La lotta che va svolgendosi non è fra borghesia e proletariato. Che cosa si intende fare di questa piccola borghesia che ha interessi conservatori? Che pensano i partiti? Per ora dormono.

(Abbiamo riportato solo alcune frasi estrapolate da una lunga fila di pagine, sia dalle relazioni che, ancor più dagli allegati, parte dei quali sono veri e propri interrogatori con domande e risposte. Il nostro spazio non ci consentiva di più. Va solo annotato che, come quasi tutte le inchieste parlamentari, anche questa è rimasta un semplice documento d’archivio. Senza nessuna conclusione.)

*Appunti sparsi tratti dalla relazione conclusiva della Commissione Parlamentare d’inchiesta sui fatti di Palazzo D’Accursio, presentata il 31 gennaio 1921 (atti Parlamentari-legislatura XXV, sessione 1919-1921, doc. XXI, relatore di maggioranza Giuffrida, relatore di minoranza Della Seta, più allegati).